MAGGIO – inizio della Nakba

A cura di Parlallelo Palestina.

Mi‘ar.

L’uomo che sedeva accanto al Vecchio, aveva sei anni quando cadde Mi‘ar. I bulldozer avevano raso al suolo il paese e gli abitanti erano fuggiti Verso Majd al-Kurum, Ramish, Alam al Shaab, o nella direzione opposta, attraverso sentieri tortuosi. I camion militari li prendevano e li buttavano a terra a Lajjun.

Nel mese di maggio di quell’anno, l’esercito era entrato nel paese e aveva espulso gli abitanti di Shaab, a parte qualche anziano e qualche donna. Gli espulsi hanno capito che, questa volta, la musica era diversa, che non si trattava di una lite tra paesi vicini e neanche del “giorno della demolizione delle case”, e sono tornati di nascosto a Shaab, passando per gli uliveti e i sentieri impervi del monte Arid.

Gli ulivi erano carichi. Uomini, donne e bambini siamo entrati a raccogliere le olive, a rubare nelle nostre proprieta! Nelle nostre terre! Un collaborazionista, arrivato in paese con la sua famiglia e le truppe dell’esercito, ci ha scoperto. Ci hanno raggiunto a Marj al-Ghuzlan, il “Prato delle Gazzelle”, e hanno cominciato a pestarci:

Signore, la prego…

Non ho detto altro. Avevo sei anni. Appena ho alzato le mani, un bastone ha martellato la mia schiena. Sentivo dolore dappertutto. Dopo ci hanno portato sull’aia, piena di orci colmi d’olio, e spinto nel pollaio, dove siamo stati torturati a lungo, prima di farci uscire. Eravamo in quindici, quindici bambini.

Hanno circondato il villaggio e ci hanno ordinato di abbandonarlo. Ce ne siamo andati, con le poche cose che eravamo riusciti a caricare sul dorso degli asini. Avevamo appena raggiunto la vetta della montagna, quando hanno aperto il fuoco. La gente si è nascosta tra gli alberi. Con noi marciavano anche mio cugino e il figlio dei nostri vicini. Mio padre gli ha raccomandato di fermarsi, ma i due ragazzi hanno proseguito. L’esercito li ha catturati all’ingresso del paese.

Mamma mia! Cosa non hanno fatto, senza alcuna pietà, a questi giovani nel fiore degli anni! La strada era piena di rovi, li hanno denudati, gettati a terra, obbligati a strisciare a pancia in giù, poi li hanno uccisi. Quando mi hanno sentito urlare “Li hanno ammazzati! Li hanno ammazzati!”, ci sono venuti addosso dall’altra parte, ci hanno legati, messi al muro e riempiti di botte. Con le mani in alto, piangevamo e gridavamo:

La prego, mister, la prego!

Abbiamo visto la morte con i nostri occhi. Vedevamo in ciascuno di loro quaranta uomini. E noi, cosa eravamo, noi?! Bambini di sei anni!

Gli anziani si erano messi a terra e le ragazze si imbrattavano il viso, perché avevano paura che le violentassero. Hanno incaprettato mio padre, sono uscito e ho cercato rifugio tra un gruppo di donne, una zia mi ha coperto col suo corpo, un soldato si è avvicinato di corsa e ha chiesto:

Dove, baby?

No baby mister.

Continuavano a seguirci, quando al tramonto siamo arrivati a Majd al-Kurum.

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Brano tratto da “Memoria” di Salman Natur – Edizioni Q.

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