Miko Peled a Torino: “Prima di liberare la Palestina bisogna liberare l’Occidente dal sionismo”

Di Mirca Leccese. Venerdì 11 ottobre, al Campus Einaudi di Torino, è intervenuto Miko Peled, pacifista israeliano.

L’aula era piena di giovani studenti, molti dei quali conoscevano la realtà palestinese e hanno fatto domande approfondite e pertinenti.

Peled si è tenuto su un livello divulgativo, perché il suo obiettivo era informare chi ancora non conosceva la realtà palestinese.

Ha fatto un interessante parallelo con il Sudafrica, affermando che, nonostante un tempo fosse sembrato impossibile, il Paese si è liberato dal regime di apartheid, e che così avverrà anche in Palestina, sempre utilizzando sempre lo stesso strumento: il boicottaggio internazionale. Pertanto si è detto ottimista, in quanto “dobbiamo credere che l’apartheid finirà anche in Palestina”.

Ha affrontato poi la situazione dei beduini palestinesi nel Negev, perseguitati; ha sottolineato la distinzione tra anti-sionismo e antisemitismo; ha dato consigli su come continuare la lotta a favore dei palestinesi: “La solidarietà non basta perché i palestinesi stanno morendo. Il BDS è l’unico modo per porre fine all’apartheid. E’ più facile in Palestina perché i palestinesi sono più istruiti dei sudafricani durante l’apartheid”.

Alla domanda sulle possibili relazioni di coesistenza tra palestinesi e israeliani post-apartheid, Peled ha ricordato i “processi di riconciliazione” intrapresi proprio in Sudafrica per la creazione di una società pacificata.

Ha concluso dicendo che “prima di liberare la Palestina bisogna liberare l’Occidente dal sionismo”.

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