Gerusalemme, militari israeliani assaltano una scuola elementare: obiettivo, un bimbo palestinese

Al-Quds (Gerusalemme) – InfoPal. I soldati israeliani hannno invaso questa mattina una scuola elementare ad al-Quds (Gerusalemme) per arrestare un bambino palestinese sospettato di aver lanciato pietre contro i militari.

Nella scuola di Ra’s al-‘Amoud (Porta di Damasco), il direttore si dice sconcertato per l’assalto a un istituto pubblico e per l’aggressione ai danni del bambino che non ha ancora 11 anni.

Il responsabile ha raccontato di aver tentato di respingere i soldati, di impedire loro di entrare nella scuola: “Ho chiesto ai soldati chi stessero cercando con esattezza, ma non sapevano fornire dettagli. Hanno detto di cercare un bambino che indossava delle scarpe bianche e che poco prima aveva tirato pietre contro di loro”.

Sono numerosi gli episodi di questa natura: “Mio figlio ‘Omar dice di aver paura di andare a scuola, ed io con lui – dice un genitore -, quando gli ho chiesto il motivo, mi ha confessato di essere stato arrestato un giorno dagli israeliani, mentre tornava da scuola. E’ stato arrestato per alcune ore per poi essere lasciato andare insieme ad altri compagni di scuola”.

Non è l’unica storia di violazioni israeliane al Diritto all’Infanzia e allo studio: pochi giorni fa è accaduto in una scuola di Silwan, nella stessa zona di Gerusalemme, quando Salah Muhaisen, insegnante di 43 anni, è stato arrestato in un raid simile a quello di poche ore fa.
Nonostante i tentativi dell’amministrazione di sottrarlo ai soldati, il docente è stato condotto dagli israeliani nel centro di al-Muskubiyah dove è stato accusato di aver difeso i bambini.

Immediata la condanna di Defence for Children per un episodio che rivela una prassi israeliana quotidiana contro i bambini palestinesi.

“Gli arresti di minori palestinesi tra i 12 e i 17 anni vengono condotti nella notte. Essi vengono prelevati dalle loro case e l’illegalità delle fasi successive è una prassi consolidata; essi venono malmenati, bendati e portati via da casa senza permettere la presenza di un genitore, né di un avvocato”.

Negli ultimi quattro anni, l’organizzazione ha raccolto 311 casi di arresti. Il 90% dei minori sono sottoposti a duri interrogatori, l’accusa è sempre il lancio di pietre o l’essersi ribellati ai militari d’occupazione israeliani, mentre il percorso legale per la loro difesa è un labirinto.

Defence for Children, inoltre, accusa Israele di aver trasferito 2/3 dei minori palestinesi arrestati verso centri all’interno di Israele (Territori palestinesi occupati nel ’48, ndr), esplicita violazione all’art. 76* della Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra.

* art. 76: “Le persone protette imputate saranno detenute nel paese occupato e, se sono condannate, dovranno scontarvi la loro pena. Esse saranno possibilmente separate dagli altri detenuti e sottoposte a un regime alimentare e igienico sufficiente per mantenerle in buono stato di salute e corrispondente almeno al regime degli stabilimenti penitenziari del paese occupato. Esse riceveranno le cure mediche richieste dalle loro condizioni di salute. Esse saranno parimente autorizzate a ricevere l’aiuto spirituale che potessero chiedere. Le donne saranno alloggiate in locali separati e sottoposti alla sorveglianza immediata di donne. Sarà tenuto conto del regime speciale previsto per i minorenni. Le persone protette detenute avranno il diritto di ricevere la visita dei delegati della Potenza protettrice e del Comitato internazionale della Croce Rossa, conformemente alle disposizioni dell’Art. 143. Inoltre, esse avranno il diritto di ricevere almeno un collo di soccorso al mese”. (Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra, 1950. Sezione III Territori Occupati).

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