MINISTRI TECNICI DELLA STRISCIA: AIUTATECI A RICOSTRUIRE GAZA

Gaza City, domenica 1° febbraio

Angela Lano

L’edificio è nuovo e accogliente: ospita l’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti di Gaza. Mentre noi saliamo le scale che ci portano negli uffici dove si trovano due dei ministri tecnici del governo Hamas, incrociamo i 40 ingegneri giordani che, insieme a noi, hanno passato due giorni nella parte egiziana del valico di Rafah.
 Yousef el-Mansi, ministro dei Lavori pubblici e delle politiche abitative, e il ministro dei Trasporti, Osama el -Essawi, ci accolgono cordialmente. Il secondo parla un fluente italiano, frutto di anni di studi e residenza nel nostro paese.

Quali sono le vostre priorità dopo settimane di bombardamenti?

El-Mansi. Dopo 23 giorni di devastazione israeliana, sono molte le cose da fare. Noi siamo ancora sotto embargo, anche se, per ora, entrano gli alimenti. La Striscia di Gaza è stata molto danneggiata: strade, acquedotti, edifici. E’ come se un terremoto ci avesse investito, travolgendo tutto quanto e non risparmiando nulla. Israele ha utilizzato un arsenale maggiore di quello usato dalla Gran Bretagna durante tutta la seconda guerra mondiale.
Sono tre le tipologie di interventi di cui necessità la Striscia: 1- il sostegno e rifugio alle famiglie senza tetto. Ce ne sono ben 10 mila. La ricostruzione degli edifici è resa impossibile dalla mancanza di materiali edili. Stiamo usando i tendoni da campo per dare ospitalità alla gente rimasta senza casa, oppure offriamo un aiuto per affittare un appartamento. 2 – rimozione delle macerie. Anche in questo caso, non abbiamo i macchinari, le attrezzature adatte. Ciò di cui disponiamo non arriva al 10%. Se non si solleva l’assedio, non possiamo fare nulla. 3- la bonifica delle aree bombardate. Sotto le macerie degli edifici distrutti ci sono molte bombe ancora inesplose e frammenti di missili al fosforo. Ma anche per questo, al momento non disponiamo dell’attrezzatura necessaria. Di nuovo, ritorniamo alla questione di partenza: riaprire i valichi. L’assedio rende impossibile qualsiasi attività.

Che tipo di armi hanno usato?

El-Essawi
: Armi con uranio impoverito, missili al fosforo bianco, bombe a frammentazione, DIME. Tutte armi proibite a livello internazionale. Ci mancano gli strumenti per far analizzare i frammenti. Abbiamo chiesto a medici internazionali di venire a Gaza con attrezzature adatte. In questo modo possiamo denunciare Israele per crimini di guerra.

Dall’estero vi stanno arrivando aiuti umanitari?

El-Essawi
: Sì, le medicine e le derrate alimentari sono entrate, ma ferme ai valichi egiziano e israeliano ci sono 65 mila tonnellate di cibo sotto sequestro, che rischiano di andare a male. E’ fondamentale aprire i valichi.
Finora, abbiamo sentito tanti paesi promettere aiuti, ma si è trattato solo di parole.

Come verranno gestiti i capitali destinati alla ricostruzione della Striscia?

El-Mansi/el-Essawi
:  Se verranno dati alla leadership di Ramallah, guidata da Abu Mazen, qui non arriverà nulla. Lavorano per loro stessi, non per il popolo.

Durante la guerra, Israele aveva diviso la Striscia in tre parti, ora la comunicazione stradale tra le varie zone è tornata normale…

El-Essawi: Sì, Israele meditava di dividere la Striscia, ma non c'è riuscita. Appena abbiamo potuto, abbiamo eliminato le barriere tra una città e l’altra.
Il vero obiettivo dell’occupazione era di distruggere tutto il possibile, compresa la leadership di Hamas. Ma su questo hanno fallito completamente.

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