Mufti palestinesi: “Le visite dei normalizzatori arabi ad Al-Aqsa sono equiparabili alle intrusioni dei coloni”

PIC. Il Consiglio Supremo per la Fatwa in Palestina ha condannato le visite effettuate da gruppi di “normalizzatori” insieme alle autorità di occupazione nei cortili della moschea di Al-Aqsa, così come le loro preghiere, sotto la protezione della polizia israeliana e accompagnati da funzionari del ministero degli Affari esteri israeliano.

Il 22 ottobre, in una dichiarazione alla stampa, il Consiglio, dopo l’88ª sessione guidata dal Gran Mufti di Gerusalemme, dalle Case palestinesi e dal presidente del Consiglio supremo della Fatwa, Sheikh Muhammad Hussein, ha affermato che tali visite di normalizzazione “non sono diverse dalle ripetute incursioni dei soldati israeliani e dei coloni, che profanano i sacri cortili della moschea di Al-Aqsa sotto la protezione dell’esercito di occupazione”.

Il Consiglio ha poi sottolineato che “la moschea di Al-Aqsa è riservata ai musulmani e che visitarla è concesso a coloro che vi si recano senza privare questo luogo della sua legittimità araba e islamica, e non attraverso la normalizzazione con le autorità di occupazione”. Ha messo in guardia contro “le pericolose conseguenze di queste visite ingannevoli e le loro ripercussioni negative sulla sicurezza della Moschea di Al-Aqsa e dei fedeli che difendono i suoi cortili”.

Nello stesso contesto, il Consiglio ha condannato “l’isolamento di Gerusalemme e della Moschea di Al-Aqsa, nonché il divieto di accesso per migliaia di fedeli”, spiegando che “le autorità di occupazione stanno sfruttando la pandemia da Coronavirus per svuotare la Moschea, per controllarla e facilitare l’incursione di coloni estremisti”. Esso ritiene l’occupazione “pienamente responsabile delle conseguenze di questo piano, che mira a danneggiare la moschea di Al-Aqsa e costruire al suo posto il cosiddetto tempio”.

D’altra parte, il Consiglio ha denunciato “la decisione delle autorità di occupazione di costruire migliaia di abitazioni destinate ai coloni nei Territori palestinesi nel tentativo di imporre una politica de facto, di ebraicizzazione delle terre palestinesi e svuotarle dei residenti palestinesi originari”. Ciò sarebbe parte di un progetto di “sostituzione” che prende di mira l’intero territorio palestinese, con l’obiettivo di disgregare le città palestinesi, inclusa la città di Gerusalemme, al fine di isolare i singoli nuclei sparsi nelle terre palestinesi per poi ebraicizzarli completamente.

Il Consiglio ha, al contempo, denunciato “la disponibilità di alcuni arabi e musulmani a investire nel progetto di colonizzazione, che mira a ebraicizzare gran parte dei quartieri di Gerusalemme, in particolare Wadi Al-Joz, Sheikh Jarrah e Al-Misrara, trasferendone vaste aree a un centro di investimento negli insediamenti nell’ambito di un progetto noto come ‘Silicon Valley'”.

Ha sottolineato che tale progetto non è altro che “l’attuazione dell’accordo del secolo sul campo e che esso si scontra con la determinazione dei palestinesi a proteggere i loro diritti legittimi e le loro terre”.

Per quanto riguarda i prigionieri, il Consiglio “ritiene le autorità di occupazione pienamente responsabili della vita di tutti i detenuti, vittime dei più orribili tipi di abuso, dell’oppressione e degli attentati alla loro libertà, in contraddizione con le leggi divine e internazionali”. Ha poi riferito il deterioramento dello stato di salute del prigioniero Maher Al-Akhras, in sciopero della fame da 88 giorni.

Il Consiglio Supremo per la Fatwa ha invitato “le organizzazioni internazionali per i diritti umani e le istituzioni mondiali per i diritti umani a intervenire rapidamente e immediatamente per liberarli e salvare le loro vite”, chiedendo di “affrontare l’ingiustizia dell’occupazione, che viola i diritti fondamentali dei detenuti, garantiti da leggi, decisioni e accordi internazionali”.

Traduzione per InfoPal di Giulia Deiana

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