Nel 2018 le forze israeliane hanno ucciso 290 Palestinesi

IMEMC. Nell’anno concluso da poco le forze israeliane hanno ucciso 290 Palestinesi, 55 dei quali minorenni: 254 si trovavano a Gaza ed i restanti in Cisgiordania, come riportato da una denuncia di B’Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani.

La relazione, pubblicata giovedì sul sito internet di B’Tselem, afferma che queste uccisioni sono “il naturale risultato della spudorata politica dell’aprire il fuoco, politica autorizzata dal governo e dagli alti comandi militari, ed appoggiata dal sistema giudiziario. Fino a quando Israele adotterà questa politica, nonostante i prevedibili risultati disastrosi, le vittime continueranno ad aumentare”.

Il rapporto afferma, inoltre, che le forze israeliane hanno ucciso 254 Palestinesi a Gaza, tra cui due donne e 47 minorenni, durante tutto il 2018. Tra le vittime, 154 non stavano prendendo parte alle cosiddette ostilità, mentre ne facevano parte 90, e per le altre 15 rimanenti, B’Tselem non è riuscita a chiarire se vi stessero partecipando oppure no.

A partire dalla fine di marzo 2018, i Palestinesi di Gaza hanno tenuto le proteste della Marcia del Ritorno lungo la recinzione di confine con Israele. Durante queste proteste, che continuano tuttora, le forze israeliane utilizzano diffusamente proiettili veri contro i dimostranti, in un modo che è sia illegale che immorale. Il risultato di questa politica dell’aprire il fuoco ha provocato la morte di 190 manifestanti, cioè del 65% di tutti i Palestinesi uccisi dalle forze israeliane durante il 2018. Tra queste vittime vi sono una donna e 34 minorenni, tre dei quali avevano undici anni ed uno aveva quattro anni. La maggior parte di loro era disarmata e non costituiva pericolo nei confronti di nessuno, riferisce il PNN.

Altri due Palestinesi, uno dei quali aveva 15 anni, sono stati uccisi durante le manifestazioni tenutesi prima dell’inizio della Marcia del Ritorno. Quattro Palestinesi – una donna all’ultimo mese di gravidanza, sua figlia piccola e due quattordicenni – sono stati uccisi in bombardamenti aerei compiuti contro la Striscia di Gaza.

Il resoconto aggiunge che, in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno ucciso 34 Palestinesi, tra cui 7 minorenni. Tredici vittime, tra cui cinque minori, sono state uccise durante le proteste e gli incidenti scoppiati per lancio di pietre, o subito dopo. Per quanto riguarda l’uccisione di un’altra persona, i militari hanno falsamente sostenuto che è stata uccisa durante il confronto avuto a causa del lancio di pietre: Muhammad Habali, un giovane mentalmente malato, è stato ucciso con un colpo alla testa, sparato da dietro, mentre si stava allontanando dai militari che lo hanno colpito e che si trovavano a circa 80 metri di distanza. L’indagine di B’Tselem, che contiene anche delle riprese video, provano che al momento degli spari, la zona era calma e Habali non stava mettendo in pericolo nessuno.

Undici Palestinesi, tra cui un diciassettenne, sono stati uccisi mentre aggredivano, o cercavano di aggredire, o presumibilmente stavano cercando di aggredire, le forze di sicurezza israeliane o dei civili –  investendoli con le auto, accoltellandoli, oppure soltanto a mani nude o sparando. Le forze israeliane hanno sparato ed ucciso altre tre Palestinesi – ‘Omar ‘Awaad, Hamdan ‘Ardah e Qassem Abbasi (17 anni) – perché, secondo loro, avevano cercato di compiere attacchi con automobili, affermazione smentita in tutti e tre i casi.

Questo costante e profondo disprezzo per la vita dei Palestinesi è ampiamente supportato dagli alti responsabili politici in campo militare, governativo e giudiziario. Di solito, nessuno viene ritenuto responsabile per quel che accade in questi casi ed il sistema giudiziario militare li copre e li protegge. Visto questo ampio supporto e data la mancanza di responsabilità per queste morti, tali incidenti continueranno.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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