Non coniugare la 'Shoah' con la 'Palestina'!

Non coniugare la "Shoah" con la "Palestina"!

Nel 1945 abbiamo perso la 2a Guerra Mondiale. E, da allora, abbiamo appreso dei nostri misfatti, tra i quali la "Shoah". Da allora non passa giorno senza che ci rammentino l’Olocausto e ci ammoniscano: "Mai più"! Solo che la terra gira. E, dal 1948, in Palestina è una continua mattanza. Con quattro guerre locali, una "pulizia etnica" a danno dei Palestinesi e una sequela continua di attentati ed "uccisioni mirate".

Succede, dunque, che il termine "Shoah" torna di dolorosa attualità. Il vice Ministro della Difesa israeliano, Matan Vilnai, ammonisce i Palestinesi: "se il lancio di razzi continuasse, vi sarebbe una Shoah peggiore di quella che conoscono" (1). Il Presidente palestinese, Abu Mazen, lo segue nel confronto: "quello che sta succedendo è peggio dell’Olocausto" (2). Mentre dall’ONU, più misurati, si accusa Israele di "reazione spropositata".

Tranquilli. A renderci obiettivamente gli avvenimenti provvede il "Corriere della Sera". Con articoli degli Italiani Ferrari e Frattini e con commenti degli Ebrei Benny Morris e Etgar Keret. Se ci aggiungete le notizie e i commenti del radiocronista Pezzana (anche lui italiano) non si può non concludere che l’informazione ci arriva obiettiva e corretta.

Resta il quesito di fondo: si può confrontare la "Shoah" ai macelli della Palestina? No, non si può. Perché nella vulgata della "Shoah" sono stati uccisi degli Ebrei, mentre in Palestina vengono uccisi dei Palestinesi, dei volgarissimi semiti. Quanto all’imperativo "mai più" esso va inteso correttamente: il "divieto di uccidere" riguarda noi Europei, non riguarda gli Israeliani.

Ciaoeuropa

  1. "Sotto le macerie una vittima comune: il negoziato di pace" in "Corriere della Sera" del 2 marzo 2008, pagina 2;
  2. "Attacco israeliano, inferno a Gaza: 60 morti" in "Corriere della Sera" del 2 marzo 2008, pagina 2.

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