OCHA: 6 palestinesi uccisi, campagna di demolizione su larga scala in Cisgiordania

Gerusalemme-PIC. Nei giorni scorsi Israele ha intensificato le attività in due comunità palestinesi vicine tra loro sulle colline a est di Gerusalemme, entrambe a rischio di trasferimento forzato, secondo il rapporto umanitario dell’OCHA che copre il periodo dal 19 giugno al 4 luglio.

Al-Khan Al Ahmar – L’area di Abu Al Helu è stata dichiarata “zona militare chiusa” e sul luogo sono apparse macchinari pesanti. Il 4 luglio, ad Abu Nuwar, le autorità israeliane hanno demolito 19 strutture, tra cui 9 case, sfollando 51 persone, tra cui 33 bambini.

Secondo il rapporto dell’OCHA, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi, tra cui un bambino, e ferito altri 615, tra cui 23 bambini, durante le manifestazioni di massa svoltesi il 22 e il 29 giugno lungo il recinto perimetrale di Israele con Gaza nel contesto della “Grande Marcia del ritorno”.

Il bambino ucciso aveva 11 anni: è stato colpito alla testa con munizioni letali durante una manifestazione ad est di Khan Yunis, il 29 giugno. Questo porta a 19 il numero di bambini uccisi nella Striscia di Gaza, dall’inizio delle proteste, il 30 marzo, incluso uno il cui corpo è stato trattenuto dalle autorità israeliane.

Durante il periodo di riferimento, altri due palestinesi sono morti per le ferite riportate durante le manifestazioni delle settimane precedenti. Circa 222 delle persone ferite sono state curate in ospedale, tra le quali si contano 101 ferite da munizioni letali.

Le forze israeliane hanno sparato e ucciso altri due bambini palestinesi in due incidenti separati a Gaza, dopo che avevano violato, secondo quanto riferito, la recinzione israeliana e tentato di danneggiare le strutture militari. Gli incidenti si sono verificati il 28 giugno e il 2 luglio, ad est di Rafah, provocando anche il ferimento di tre palestinesi, tra cui due bambini.

In almeno 18 occasioni al di fuori delle manifestazioni di massa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco nelle aree ad accesso limitato (ARA) sia a terra che in mare a Gaza, provocando un incidente e costringendo i contadini e i pescatori a fuggire. In due occasioni, le forze israeliane sono entrate a Gaza e hanno effettuato operazioni di livellamento e scavo vicino al recinto perimetrale a est di Gaza e al-Qarara (Khan Yunis).

In Cisgiordania, 36 palestinesi, tra cui almeno sei bambini, sono stati feriti dalle forze israeliane durante le proteste e gli scontri. La maggior parte degli incidenti (16), tra cui quattro riguardanti bambini, sono stati segnalati durante gli scontri con le forze israeliane, in seguito all’ingresso di coloni israeliani in vari siti religiosi della Cisgiordania, provocando scontri con i palestinesi.

Sempre in Cisgiordania, le forze israeliane hanno condotto 137 operazioni di ricerca arrestando e detenendo 198 palestinesi, tra cui almeno 15 bambini. Il governatorato di Hebron è stato oggetto della maggior parte delle operazioni (30) e il governatorato di Gerusalemme della maggior parte degli arresti (49).

Adducendo come prova la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o costretto le persone a demolire 26 strutture di proprietà palestinese, provocando il dislocamento di dieci persone e compromettendo il sostentamento di oltre 160 persone.

Tutte le strutture prese di mira, eccetto una, erano ubicate a Gerusalemme Est, innalzando  il numero di strutture demolite in questa zona, dall’inizio del 2018 a 91, cifra leggermente superiore allo stesso periodo del 2017. Un’altra struttura è stata sequestrata nell’Area C, nella comunità di pastori di Umm Fagarah, nella Zona di Fuoco 918, a sud di Hebron (Massafer Yatta).

Inoltre, il 21 giugno scorso, un appartamento è stato demolito a titolo punitivo a Barta’a ash Sharqiya (Jenin), nella zona B, dislocando una famiglia di tre persone.

Le forze israeliane hanno dislocato per 14 ore 16 famiglie palestinesi dalla comunità di pastori di Humsa al-Bqai’a, nella parte settentrionale della Valle del Giordano, per far posto agli addestramenti militari.

Questa è la sesta volta negli ultimi due mesi che tale comunità, situata in un’area designata come “Zona di Fuoco”, è temporaneamente sfollata. Insieme alle demolizioni e alle restrizioni di accesso, questa pratica alimenta il carattere coercitivo presente all’interno della comunità, ponendola a rischio di trasferimento forzato.

Sono stati segnalati 13 attacchi da parte dei coloni israeliani durante il periodo, con la conseguenza che più di 500 alberi di proprietà palestinese sono stati vandalizzati o incendiati.

Dall’inizio del 2018, l’OCHA ha registrato lo sradicamento, l’incendio o il vandalismo di 4.175 alberi da parte di coloni israeliani, che rappresentano un aumento del 48 e del 404%, su media mensile, rispetto al 2017 e al 2016 rispettivamente.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

 

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