Omicidio Arrigoni, intervista all’avvocato Pagani

L’avv. Gilberto Pagani è il legale nominato dalla famiglia del giornalista e pacifista italiano Vittorio Arrigoni, barbaramente ucciso un anno fa.

Il processo ai presunti assassini è iniziato a settembre scorso, con diverse udienze mensili, ma finora non ha portato alla chiusura del caso.

Avvocato Pagani, come sta andando il processo?

“All’udienza di ieri, a Gaza, erano presenti i tre imputati rimasti – uno è stato scarcerato, quello che aveva la posizione meno grave, cioè l’uomo nella cui casa sono stati trovati e dove c’è stato il conflitto a fuoco. Da allora è irreperibile. Gli altri tre, come già avvenuto all’udienza di settembre, continuano a ripetere che le confessioni sono state rilasciate sotto pressione e hanno rivendicato un ruolo minore. Affermano che non era loro intenzione uccidere Vittorio.

“Ogni volta si parla di ‘prossima udienza’ come ‘ultima’, ma invece si va avanti.

“Si tratta di un processo lento, con pochi sviluppi. Non si capisce dove vogliano andare a parare, ma soprattutto, non emerge alcuna spiegazione sia sulle motivazioni dell’omicidio sia sulla figura del giordano, ‘Abdel Rahman al-Breizat. Due aspetti molto legati. Sia il giordano sia altri elementi di spicco sono stati uccisi”.

Secondo lei, quale sarà la tempistica prevista per la fine del processo? 

“Sui tempi del processo non posso prevedere nulla. Non vedo il motivo di fare così tante udienze – una ventina… Non è consono a un processo per omicidio. Mi sembra ci sia molto lassismo. Immagino che i tre verranno condannati, altrimenti la Corte militare di Gaza smentirebbe le indagini delle forze di sicurezza. Non verrà comminata la pena di morte, perché la famiglia Arrigoni ha fatto esplicita richiesta in tal senso. Quello che posso aggiungere è che c’è poca trasparenza, dettata dal fatto che l’omicidio Arrigoni è un caso politico”.

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