ONU: continua a peggiorare l’economia palestinese colpita dalla crisi

palestine_olivetrees_cGinevra-Afp. L’economia palestinese già vacillante si è contratta ulteriormente nel 2013 e nel 2014 anche senza tener conto della distruzione causata dal recente conflitto con Israele, ha dichiarato mercoledì un’agenzia di sviluppo dell’Onu.

La crescita economica è crollata dall’11 per cento nel 2010 e nel 2011 all’1,5 per cento dello scorso anno, ed è destinata a ridursi ulteriormente, secondo quanto è stato riferito alla Conferenza sul commercio e lo sviluppo delle Nazioni Unite.

“Il deterioramento dell’economia palestinese, in gran parte radicato nel suo status di territorio occupato, ha portato ad una crescita debole, una posizione finanziaria precaria, una dipendenza forzata dall’economia israeliana, a una disoccupazione di massa, a una povertà più ampia e profonda e una maggiore insicurezza alimentare”, ha dichiarato l’UNCTAD.

L’agenzia, che presenta studi regolari sull’economia palestinese, ha sottolineato che la sua ultima edizione non ha preso in considerazione l’impatto del recente conflitto di Gaza.

Ma il coordinatore dell’UNCTAD per i territori palestinesi, Mahmoud Elkhafif, ha detto ai giornalisti che 4 miliardi di dollari sono una “stima molto prudente” per il costo della ricostruzione di Gaza.

Secondo l’ONU, le operazioni militari israeliane a Gaza hanno distrutto o danneggiato 40 mila case, 141 scuole, 29 ospedali, decine di fabbriche e vaste distese di terreni agricoli in un territorio densamente popolato.

La disoccupazione è alle stelle: al 36 per cento a Gaza e al 22 per cento in Cisgiordania, e una famiglia su quattro fatica a sfamarsi , ha affermato Elkhafif.

L’UNCTAD ha spiegato che l’economia di Gaza era in uno “stato di collasso totale” anche prima del conflitto dell’estate.

Ha biasimato il blocco di sette anni sul territorio e le precedenti guerre israeliane del novembre 2012 e del dicembre 2008.

“Le esportazioni di Gaza sono quasi completamente vietate, le importazioni sono fortemente limitate, e la maggior parte dei beni umanitari di base sono sospesi da anni”, ha detto.

“L’economia locale di Gaza è stata ulteriormente soffocata dalle restrizioni per il trasferimento di denaro, tra cui dollari e dinari giordani, che hanno arrestato lo sviluppo del settore bancario”, ha aggiunto.

L’UNCTAD ha avvisato sulle “gravi conseguenze” se l’economia palestinese non sarà riportata in sesto velocemente.

Gli aiuti internazionali da soli non bastano, ha spiegato, chiedendo “attività di sviluppo rinnovate attraverso investimenti in settori produttivi e infrastrutture cruciali in modo che la base produttiva sia ricostruita”.

Ma una ripresa duratura dell’economia palestinese in generale sarà impossibile senza un continuo impegno internazionale per porre termine alle restrizioni di circolazione e di accesso in Cisgiordania, ha detto l’ UNCTAD.

Ha anche richiesto il “totale sollevamento del blocco di Gaza, che sta soffocando l’economia locale di Gaza e sta isolando 1,8 milioni di persone dal resto del mondo”.

L’UNCTAD ha avvisato dell’attuale “de-sviluppo” dell’economia palestinese, acuito dalle  ricorrenti campagne militari.

Ha inoltre criticato il controllo totale di Israele “dell’Area C” ricca di risorse, che copre i due terzi per cento della Cisgiordania.

Israele ha imposto ai Palestinesi un divieto effettivo di costruire nel 70 per cento dell’Area C e impone limiti del 29 per cento, lasciando solo l’1 per cento per lo sviluppo palestinese, ha spiegato l’UNCTAD. 

“Le politiche israeliane nell’Area C e le costruzione in corso e l’espansione degli insediamenti illegali hanno modificato  il paesaggio della Cisgiordania in un arcipelago di isole disconnesse”.

Il numero di coloni in Cisgiordania ha superato i 360 mila nel 2012, rispetto agli 800 nel 1972, ha sottolineato la relazione.

Traduzione di Edy Meroli

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