E’ ora che la comunità internazionale si mobiliti in difesa dei bambini palestinesi

MEMO. I soprusi israeliani nei confronti dei bambini palestinesi non sono una novità, ma sono piuttosto l’ennesimo esempio delle sue numerose violazioni del diritto umanitario internazionale. Mentre in passato Israele ha dovuto affrontare dure critiche a causa del maltrattamento dei bambini palestinesi, in particolar modo per quanto riguarda i minori che vengono arrestati e processati davanti ai tribunali militari, ora non si è invece avuta nessuna reazione concreta. 

Sembra però che qualcosa possa cambiare, ad iniziare proprio dagli Stati Uniti. La legge Promoting Human Rights by Ending Israel Military Detention of Palestinian Children (“Promuovere i diritti umani mettendo fine alla detenzione militare israeliana dei bambini palestinesi” n.d.t. ) richiede espressamente che il Segretario di Stato ogni anno certifichi che i fondi richiesti, o spesi nell’anno precedente, dagli Stati Uniti per fornire assistenza ad Israele “non vadano a sostenere la detenzione militare, gli interrogatori, gli abusi o i maltrattamenti dei bambini palestinesi, ma siano destinati per altri scopi”. La legislazione lascia però invariata l’assistenza finanziaria per la quale si è già impegnata con Israele fino ad oggi. 

Questa legge sottolinea che Israele ha ratificato la Convenzione per i Diritti del Bambino il 3 ottobre 1991, dove tra le altre cose si dichiara – (A) nell’articolo 37(a) – che “nessun bambino deve essere sottoposto a tortura o ad altro trattamento o punizione crudeli, inumani o degradanti”. Essa riporta che “nella Cisgiordania occupata da Israele vi sono due sistemi giuridici separati: la legge militare israeliana applicata ai Palestinesi e la legge civile israeliana applicata ai coloni”. 

Si osserva inoltre che l’esercito israeliano arresta ogni anno dai 500 ai 700 bambini palestinesi con un’età compresa tra 12 e 17 anni e li processa davanti ad un tribunale militare, un sistema che, come dice la legge, “è carente delle garanzie più basilari e fondamentali di un processo equo, e ciò in violazione di tutti gli standard internazionali”. 

Defence for Children International Palestine (DCIP) fa notare che “Israele ha il discutibile primato di essere l’unico paese al mondo che persegue sistematicamente un numero di bambini, che va dai 500 ai 700 all’anno, presso i tribunali militari che hanno un grosso deficit di diritti processuali equi e di protezione”. Riporta inoltre che in 590 casi documentati dal DCIP tra il 2012 e il 2016, il 72% dei bambini palestinesi detenuti hanno subito violenze fisiche ed il 66% abusi verbali ed umiliazioni. 

Secondo Khaled Quzmar, direttore generale del DCIP, “nonostante il continuo impegno assieme agli organismi dell’ONU e le ripetute richieste di rispettare il diritto internazionale, l’esercito israeliano e la polizia continuano con gli arresti notturni, la violenza fisica, la coercizione e le minacce contro i bambini palestinesi”. 

La recente introduzione del disegno di legge nel Congresso USA vuole impedire che i dollari americani vengano utilizzati per pagare le violazioni dei diritti umani contro i bambini palestinesi durante il periodo della loro detenzione da parte dei militari israeliani. Cerca di dar corpo, come minima salvaguardia, ad una richiesta degli USA di diritti basilari durante i processi e ad un divieto assoluto di tortura e maltrattamenti dei bambini palestinesi arrestati e perseguiti nel sistema giuridico militare israeliano. 

Nel 2012 l’Ufficio degli Esteri e del Commonwealth del Regno Unito ha commissionato uno studio a nove avvocati sul problema dei bambini palestinesi. Tra le varie conclusioni, si è rilevato che “Israele viola gli articoli 2 (discriminazione), 3 (benessere dei bambini), 37(b) (ricorso alla detenzione in età precoce), (c) (mancata separazione dagli adulti) e (d) (rapido accesso agli avvocati difensori), e 40 (utilizzo di catene) della Convenzione delle Nazioni Unite 111 sui Diritti del Bambino”. Conclude inoltre che, basandosi su quanto trovato, “Israele viola anche il divieto di trattamento crudele, inumano o degradante dell’articolo 37(a) della Convenzione. Il trasferimento dei prigionieri-bambini in Israele viola l’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra. La mancata traduzione dell’Ordinanza Militare 1676 dall’ebraico è una violazione dell’articolo 65 della Quarta Convenzione di Ginevra”.

Il rapporto suggeriva anche quattro raccomandazioni fondamentali e 40 raccomandazioni specifiche. L’enorme quantità di suggerimenti sottolinea una altrettanto enorme quantità di violazioni che dovrebbero essere risolte dalle autorità israeliane. Ma invece di lavorare per risolvere queste raccomandazioni suggerite nel rapporto del 2016, Israele si è rifiutata di cooperare con un team che intendeva effettuare un controllo per riesaminare in quale misura erano state seguite le raccomandazioni e in quale modo erano state effettuate le correzioni. Ciò ha causato l’annullamento della visita e l’Ufficio degli Esteri e del Commonwealth non è riuscito a convincere Israele a programmarne un’altra. 

Rispondendo ad una domanda rivoltagli dal presidente del Gruppo parlamentare britannico-palestinese costituito da tutti i partiti politici, il ministro degli Esteri Tobias Ellwood ha detto: “Ho espresso il mio forte disappunto per la mancanza di volontà di Israele ad ospitare questo incontro per controllare lo stato delle cose, col vice-ministro degli esteri Tzipi Hotovely, durante la mia visita in Israele il 18 febbraio scorso. Funzionari dell’ambasciata inglese a Tel Aviv, tra cui lo stesso ambasciatore, hanno anche fatto pressione al ministero degli affari esteri perché cooperi durante la visita, e continuerà a seguire la questione. Restiamo impegnati a lavorare con Israele per assicurare miglioramenti nelle pratiche compiute nei confronti dei bambini detenuti in Israele”. 

Il parlamento britannico ha recentemente preso in considerazione il problema dei bambini palestinesi ed il loro trattamento da parte delle autorità israeliane. Questo interessamento è stato inizialmente formulato attraverso uno strumento parlamentare chiamato Early Day Motion (EDM). L’EDM 563 è stato emanato il 20 novembre e dichiara che “questa Camera rileva con preoccupazione che centinaia di bambini palestinesi continuano ad essere arrestati, detenuti e processati nei tribunali militari israeliani, nonostante questa pratica sia diffusamente e sistematicamente in violazione del diritto internazionale e sia ampiamente condannata”. 

La mozione “osserva la disparità di trattamento tra i bambini israeliani e quelli palestinesi da parte delle autorità israeliane e chiede a quelle stesse autorità di tenere un comportamento coi bambini palestinesi che non sia peggiore rispetto a quello adottato con qualsiasi altro bambino israeliano”. 

L’EDM 563 evidenzia con preoccupazione “che le raccomandazioni del Rapporto 2013 dell’Unicef sui Bambini in Detenzione Militare Israeliana restano ampiamente inascoltate e anche le richieste presentate al governo perchè si impegni urgentemente con le autorità israeliane per porre fine alle diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani subite dai bambini palestinesi detenuti dai militari israeliani”. 

Nel momento in cui scriviamo, 65 membri del parlamento hanno sottoscritto la mozione (su un totale di 650). Questi comprendono il supporto da parte di singoli MP di tutti i partiti politici, in Inghilterra, Scozia e Galles. 

I recenti sviluppi nel Congresso americano e nel parlamento britannico, che cercano di portare alla luce gli abusi israeliani nei confronti dei diritti dei bambini palestinesi, sono stati visti con favore dai Palestinesi e dai suoi sostenitori. Ci sono voluti decenni perchè i diritti dei bambini ottenessero un minimo di attenzione. Se la proposta di legge degli USA verrà promulgata, sarà il segnale di un reale cambiamento nella politica in quanto condizionerà alcuni finanziamenti ad Israele al rispetto dei diritti umani, ed in particolar modo ai diritti dei bambini palestinesi. Se invece questa legge si arenerà, allora il messaggio ai bambini palestinesi sarà che l’America è disposta ad abbassare la guardia per loro rispetto ai bambini israeliani. Un EDM con un ottimo supporto nel parlamento britannico sottolineerà il problema e permetterà ai suoi sostenitori di cercare una reale azione del governo per mettere pressione ad Israele in modo che cambi il suo trattamento inaccettabile dei bambini palestinesi, sia moralmente che legalmente. 

E’ ora che i bambini palestinesi siano finalmente protetti dagli abusi dei loro occupanti. Israele si trova a proprio agio coi suoi abusi e cambierà soltanto quando la comunità internazionale agirà per aiutare i bambini. Per quanto riguarda Israele, uno stato senza una propria morale, quando si parla di Palestinesi dovrebbe almeno applicare la stessa legge e le stesse pratiche nei rapporti coi bambini palestinesi, così come le applica ai propri bambini.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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