Organizzazione: deludente la conferenza di Roma per appoggio all’UNRWA

Beirut-PIC. La Conferenza Thabit per il Diritto al Ritorno, organizzata venerdì 16 marzo, ha dichiarato che “il brutale attacco da parte dell’amministrazione USA contro l’UNRWA ha come scopo quello di minare la stabilità dell’Agenzia nel supporto ai rifugiati palestinesi”.

L’Organizzazione ha riportato che i risultati della conferenza di Roma, svoltasi il 15 marzo, con la partecipazione di 90 paesi a supporto dell’UNRWA, sono stati deludenti dal momento che i fondi raccolti, ammontanti a circa 100 milioni di dollari, non sono sufficienti a far fronte al deficit di 446 milioni di dollari del budget dell’UNRWA.

Thabit ha aggiunto che il fallimento della conferenza di Roma per salvare l’UNRWA inciderà negativamente sulla vita dei rifugiati palestinesi nelle sue cinque aree operative e da tutti i punti di vista, soprattutto in Libano dove circa 483.000 rifugiati vivono dipendendo in tutto e per tutto sugli aiuti umanitari forniti dall’UNRWA.

L’UNRWA ha sempre sfruttato la sua crisi finanziaria per ridurre i servizi offerti ai rifugiati palestinesi, ha continuato Thabit, l’Agenzia ONU considererà il fallimento della comunità internazionale nel rispondere ai suoi appelli sul risanamento del suo deficit finanziario come via libera per tagliare più servizi inerenti alla sanità, istruzione, soccorso e lavoro.

Thabit ha sottolineato che alcuni dei paesi ospitanti, come il Libano, privano i rifugiati palestinesi dei loro diritti civili e umanitari.

L’Organizzazione ha condannato le affermazioni del ministro degli Esteri libanese Gibran Bassil, durante la conferenza di Roma, in cui ha richiesto la rimozione dai registri dell’UNRWA dei rifugiati palestinesi che lasciano il Libano o che acquisiscono un’altra nazionalità, sottolineando che queste osservazioni sarebbero un preludio alla liquidazione del problema dei rifugiati palestinesi.

Ha inoltre lanciato un appello alla comunità internazionale e alle nazioni arabe e musulmane affinché si assumano le loro responsabilità politiche, legali, umanitarie e morali verso la popolazione palestinese e per fare pressione sull’amministrazione USA affinché torni sui suoi passi riguardo la ingiusta decisione.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

 

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