Palestinesi chiedono all’ONU la pubblicazione di un database con aziende complici delle colonie israeliane

MEMO. I palestinesi sollecitano le Nazioni Unite a pubblicare un database delle imprese che fanno affari negli insediamenti illegali

In una dichiarazione congiunta rilasciata la settimana scorsa, le organizzazioni palestinesi hanno esortato le Nazioni Unite a pubblicare un database delle imprese che sostengono gli insediamenti illegali israeliani.

Secondo i firmatari, di cui fanno parte Al-Haq, il Centro per i Diritti Umani AlMezan, il Centro palestinese per i Diritti Umani (PCHR) e la DCI-Palestina (Defense for Children International), il database dovrebbe essere pubblicato nel mese di marzo, durante la 37° sessione del consiglio per i diritti umani di Ginevra.

Durante l’incontro, è prevista la presentazione di una relazione ai sensi della risoluzione 31/36 del Consiglio per i diritti umani da parte dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR). Secondo le ONG palestinesi, i dati della relazione “forniranno un importante strumento che permetterà di porre fine alla complicità delle imprese nei confronti della prolungata occupazione israeliana dei territori palestinesi”.

In tale contesto, i gruppi palestinesi fanno notare come “per oltre 50 anni, Israele ha posto la Cisgiordania sotto la propria occupazione, incluse Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, colonizzando abusivamente i territori della Palestina e traendone benefici da un punto di vista economico, grazie alle abbondanti risorse naturali offerte dal territorio.

Inoltre, “l’occupazione israeliana, con conseguente appropriazione e annessione delle terre palestinesi e delle risorse naturali, ha contribuito a far regredire l’economia palestinese, a frammentare e isolare le comunità, nonché a relegare i Territori Palestinesi Occupati (OPT) a una situazione di mercato vincolato”.

Mentre “Innumerevoli” risoluzioni ONU hanno fermamamente condannato le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, i gruppi palestinesi hanno sottolineato che “l’occupazione è diventata sempre più radicata grazie all’appoggio di imprese israeliane e internazionali”.

Secondo le ONG, l’opposizione di Israele alla stesura del database e “altre possibili pressioni” hanno causato un ritardo nella relazione, e ribadiscono dunque che”il database rappresenta un importante strumento che potrà essere utilizzato dagli stati e dagli organismi regionali per assicurare una coerente e trasparente attuazione delle politiche”.

I firmatari “lanciano un appello al Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, l’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU Zeid Ra’ad Al Hussein e a tutti gli stati membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, di assicurare la tempestiva pubblicazione e un aggiornamento annuale del database”.

Hanno inoltre “invitato tutti gli stati a utilizzare lo strumento per facilitare  l’attuazione delle misure ai sensi della Risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, impegnandosi sia a contrastare le imprese presenti nei territori sotto la loro giurisdizione che traggono profitto dagli insediamenti illegali israeliani, sia a vietare l’introduzione dei prodotti provenienti dagli insediamenti nei rispettivi mercati locali”.

Traduzione di Lorenzo D’Orazio

 

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