La Giustizia secondo Israele: Piombo Fuso, la beffa oltre al danno. La denuncia del Pchr

Pchr. Stato attuale delle denunce penali e civili trasmesse alle autorità israeliane in rappresentanza delle vittime dell’Operazione Piombo Fuso.

Il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) rappresenta 1.046 singole vittime dell’Operazione Piombo Fuso, l’offensiva scatenata da Israele nella Striscia di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.

Denunce penali e civili per conto di ciascuna di queste vittime sono state presentate alle autorità israeliane; ad oggi, si sono ricevute risposte effettive soltanto in merito a 2 casi penali e a 2 casi civili.

Le denunce penali sono depositate al Procuratore generale militare di Israele. Esse consistono nella richiesta di aprire un’indagine penale e sono accompagnate da un corpo probatorio comprendente, tra l’altro, affidavit, referti medici, opinioni di esperti, mappe, riprese e materiale fotografico. Il PCHR ha sporto 490 denunce penali (rappresentanti tutte le 1.046 vittime). La maggior parte delle denunce sono state presentate entro il maggio 2009, con l’ultima denuncia presentata nel novembre 2009.

Le denunce civili sono depositate presso il ministero della Difesa israeliano. Consistono in richieste di risarcimento, e comprendono informazioni simili a quelle allegate alle denunce penali. Questo tipo di denuncia va sporto entro 60 giorni dall’episodio che ne è oggetto. Il PCHR ha presentato 1.046 denunce civili, di cui l’ultima nel marzo 2009. In assenza di una risposta soddisfacente, è possibile intentare una causa per illecito di fronte ad un tribunale israeliano entro due anni dall’episodio oggetto della denuncia. Il PCHR ha intentato 100 di queste cause (vedi sotto).

Significativamente, il PCHR sta ricevendo in questo periodo un certo numero di comunicazioni dai tribunali israeliani in merito a queste cause per illecito. I tribunali hanno cominciato ad imporre una cauzione giudiziaria di 20mila NIS (New Israel Shekels) per ricorrente. Perché la causa possa procedere, si deve prima pagare la cauzione. Il PCHR desidera evidenziare due fattori: primo, l’ammontare di queste cauzioni è abbondantemente al di là dei mezzi della stragrande maggioranza delle vittime nella Striscia di Gaza, costituendo così un ostacolo insormontabile alla giustizia; secondo, la cauzione viene imposta per ogni ricorrente, ciò che si traduce in una situazione nella quale più grave è la violazione (e quindi più grande il numero di ricorrenti), più importante l’ostacolo economico al conseguimento della giustizia.

Stato attuale delle denunce penali

In risposta alle 490 denunce penali sporte, il PCHR ha ricevuto risposte in merito a 21 casi.

Le comunicazioni ricevute ad oggi dall’ufficio del Procuratore generale militare israeliano possono essere suddivise come segue:

–       19 risposte informavano che la denuncia era stata ricevuta, che sarebbe stata presa in considerazione, e che il PCHR sarebbe stato informato dei risultati (risposta interlocutoria);

–       1 risposta informava che il caso era stato chiuso in quanto il testimone aveva timore di attraversare il varco di Erez per recarsi a testimoniare;

–       1 risposta informava che un soldato era stato messo sottoaccusa. [1]

Il PCHR fa notare che un certo numero di casi relativi a propri clienti è stato verosimilmente chiuso, come riferito, tra gli altri, dai mezzi di comunicazione israeliani. In ogni caso, il PCHR ha ricevuto notifica della chiusura di un caso soltanto, quello riferito nella risposta succitata.

Il PCHR desidera sottolineare l’esiguità delle risposte ricevute dall’ufficio del Procuratore Generale militare israeliano. Il PCHR non ha ricevuto alcuna risposta dalle autorità competenti israeliane in merito a 469 denunce penali (relative a 776 vittime). Inoltre, non ha ricevuto alcuna ulteriore risposta in merito alle 19 risposte interlocutorie summenzionate.

Stato attuale delle denunce civili

Il PCHR non ha ricevuto virtualmente alcuna risposta dall’Ufficio Risarcimenti del ministero della Difesa. Riguardo alle 1.046 richieste di risarcimento inoltrate, è stata ricevuta una risposta in merito a 26 richieste (17 risposte in totale) sono arrivate al 17 febbraio 2011 [così nel testo originale, n.d.T.] Assolutamente nessuna comunicazione – nemmeno accusante ricevuta delle denunce – è arrivata dalle autorità israeliane nella stragrande maggioranza dei casi. Il PCHR inoltra regolarmente alle autorità competenti lettere con richiesta di informazioni.

Le risposte giunte dal ministero della Difesa possono essere suddivise come segue:

–       4 risposte, in merito a 11 richieste di risarcimento, notificavano di aver ricevuto denunce da un altro avvocato, e chiedevano che la questione venisse risolta;

–       11 risposte interlocutorie, relative a 13  richieste di risarcimento, accusavano ricevuta della denuncia, annunciavano che essa sarebbe stata presa in considerazione, e che il PCHR sarebbe stato contattato in merito ai risultati;

–       1 risposta, relativa ad 1 richiesta di risarcimento, notificava che il caso era stato inoltrato dal PCHR ad un tribunale civile israeliano;

–       1 risposta,  relativa ad 1 richiesta di risarcimento, notificava che il risarcimento era stato rifiutato, sulla base del fatto che l’evento all’origine della richiesta consisteva in un’operazione militare.

Tra il giugno 2010 e il gennaio 2011 il PCHR ha inoltrato 100 cause per illecito di fronte ai tribunali israeliani, in merito agli interessi di circa 600 vittime. A causa della totale chiusura da parte di Israele, per gli avvocati del PCHR è impossibile rappresentare i propri clienti nel sistema giudiziario israeliano. Di conseguenza, questi casi vengono trattati per conto del PCHR da un avvocato con sede in Israele. Si sottolinea che numerose richieste da parte di questo avvocato di accedere a Gaza per incontrare i clienti sono state rifiutate, con evidenti implicazioni rispetto alla possibilità di una rappresentanza efficace. In questi casi, le tasse processuali sono state pagate.

Il PCHR sta attualmente ricevendo notifiche da parte del tribunale, riguardo una cauzione imposta dal tribunale stesso che viene decisa dal giudice caso per caso. Questa cauzione deve essere pagata anticipatamente perché la causa possa procedere. Solitamente, questa somma costituisce un ostacolo insormontabile per le vittime palestinesi, e porta alla cancellazione del caso. In relazione ai casi del PCHR per l’Operazione Piombo Fuso, la cauzione viene normalmente fissata in 20mila NIS per ricorrente. Questo sfocia in una situazione in cui, più ampie sono le proporzioni della violazione, più grande è l’ostacolo economico frapposto all’ottenimento della giustizia. Per esempio, 22 membri della famiglia Abdul Dayem sono stati uccisi o feriti (5 morti, 17 feriti), e sono state sporte denunce per loro conto. Il tribunale ha fissato la cauzione a 440mila NIS (22 x 20.000). Nel caso della famiglia Samouni, sono state intentate cause di risarcimento per conto di 62 vittime (27 morti e 35 feriti). Il tribunale ha fissato la cauzione a 1.240.000 NIS (62 x 20.000).

A causa delle limitate risorse, il PCHR non ha potuto intentare cause per illecito per conto di tutti i propri clienti; approssimativamente 400 vittime, per le quali il PCHR aveva intentato una causa per danni, sono stati consultati e hanno ricevuto una consulenza, dove possibile, per ottenere i servizi di un avvocato privato al fine di intentare una causa di risarcimento di fronte al tribunale civile prima della prescrizione. Comunque, si sottolinea che il PCHR ha presentato un’istanza contro la validità della legge di prescrizione di fronte alla Corte suprema di giustizia israeliana, per conto di tutte le 1.046 vittime, e che il PCHR continua a rappresentarle tutte in merito alle richieste di risarcimento iniziali inoltrate all’Ufficiale per i Risarcimenti, e in merito alle separate denunce penali presentate al Procuratore generale militare.

Il PCHR mette in evidenza di non aver ricevuto virtualmente nessuna comunicazione dalle autorità israeliane competenti, e che i dettagli riguardanti i casi specifici non sono stati resi disponibili. In totale, su 1.046 richieste di risarcimento presentate, il PCHR ha ricevuto risposta in merito a 26 richieste.

Conclusioni

Nessuna autentica indagine penale è stata condotta in merito alle presunte violazioni del diritto internazionale commesse nel contesto dell’Operazione Piombo Fuso.

Questa conclusione si basa sia sull’esperienza maturata rappresentando i clienti, sia sull’analisi legale dei sistemi di investigazione di tutte le parti in causa, sia sui risultati ottenuti ad oggi. Il PCHR ritiene che, nell’interesse della giustizia, si debba ora ricorrere ai meccanismi della giustizia penale internazionale, e invita il Consiglio di Sicurezza, operante ai sensi del Capitolo VII dello Statuto dell’ONU, a riferire la situazione in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati alla Corte Penale Internazionale, in conformità con l’Articolo 13(b) dello Statuto di Roma.


[1]     Questo rinvio a giudizio riguarda il furto di una carta di credito, per il quale un soldato è stato condannato e ha scontato sette mesi e mezzo di prigione. Il PCHR sottolinea che questa è l’unica incarcerazione seguita all’Operazione Piombo Fuso.

Traduzione per InfoPal a cura di Anna Eleuteri

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