Il PCPA chiede di agire per porre fine all’Apartheid in Palestina

Beirut-PIC. La nuova “Basic Law” del 2018, che considera Israele come “lo Stato-nazione del popolo ebraico”, è il documento costituzionale più pericoloso nella storia dell’occupazione della Palestina, un documento pieno di razzismo, ostilità e progetti di espansionismo. La legge è basata sull’ideologia razzista sionista. Considerando il testo e le clausole della legge, Israele ha implicitamente dichiarato se stesso come uno Stato Apartheid. Il documento, inoltre, incoraggia gli insediamenti illegali dentro tutto il territorio palestinese, perché di “importanza nazionale”. La legge nega l’esistenza del popolo palestinese, infrangendo il loro diritto inalienabile, incluso il diritto al ritorno di tutti i rifugiati palestinesi in accordo con la risoluzione ONU 194.

Il PCPA sottolinea le gravi conseguenze di questa legge e la spudorata discriminazione contro il popolo palestinese, specialmente nei territori invasi da Israele nella Nakba del 1948,  un evento che serve a ricordare le pratiche da Apartheid iniziate fin dalla nascita dello Stato israeliano. Esse sono state incoraggiate dall’impunità di cui Israele ha goduto finora, portando a questi atti senza precedenti che richiedono di essere esaminate seriamente dalla comunità internazionale sotto ogni livello. L’occupazione della Palestina da parte delle forze militare, avvenuta a più riprese, e lo spostamento di palestinesi, sono state una conseguenza diretta della politica di pulizia etnica iniziata con la Nakba nel 1948 e la successiva implementazione di politiche di oppressione, segregazione, discriminazione razziale e privazione della popolazione indigena, incluso il divieto di tornare presso le proprie dimore negli ultimi 71 anni. Queste politiche oppressive si sono consolidate ulteriormente con l’approvazione del progetto di legge sullo Stato-nazione (2018), che sancisce ulteriormente il carattere razzista dello Stato, delle sue istituzioni, regole e pratiche, nel stesso momento in cui l’Apartheid si diffonde sul suo territorio. Ciò include lo sradicamento e lo spostamento forzato dei palestinesi, avvenuto davanti a tutto il mondo, nelle aree palestinesi contrassegnate per l’espansione degli insediamenti illegali a Gerusalemme e in Cisgiordania e per la costruzione del muro, insieme alle strade riservate solo ai coloni razzisti. Atti severi ed illegali che hanno bisogno di una valida risposta dalla comunità internazionale e di mettere fine agli accordi di mutua cooperazione e a quelli bilaterali e multilaterali sulla sicurezza, stretti con Israele.

Il PCPA invita all’adesione al BDS contro Israele, che occupa la terra dei palestinesi confiscandola e costringe i palestinesi a vivere in enclavi isolate o in veri bantustan, all’interno della loro terra natia. Li circonda, inoltre, con muri, barriere, insediamenti e torri di controllo, rafforzati da politiche criminali sistematiche, incluse le punizioni collettive, uccisioni extragiudiziali, abusi, umiliazioni e detenzioni senza processi, per gli adulti così come per i bambini. L’assedio di Gaza sta per compiere 21 anni, facendo dell’enclave una vera e propria prigione a cielo aperto. Il rispetto per i principi di diritti umani e giustizia richiedono azioni e non parole di condanna.

La campagna BDS ha già messo sotto pressione Israele, che a sua volta ha criminalizzato il movimento e lo ha etichettato come antisemita, nonostante si tratti di una campagna pacifica che vuole spingere Israele a mettere fine alle sue attività criminali. Aderire ai principi dei diritti inalienabili, della giustizia e delle alleanze internazionali richiede l’adesione al BDS e l’imposizione di sanzioni deterrenti, nonché il ritiro degli investimenti da questo stato razzista. Non vi è niente che possa giustificare investimenti in Israele.

Il PCPA chiede alle Nazioni Unite di rispettare le sue responsabilità su questo tema, in accordo con la sua Carta e di ritornare all’adozione della risoluzione 3379 del 1975 che dichiarava il Sionismo come “una forma di razzismo e di discriminazione razziale”. L’Assemblea Generale dell’ONU annullò questa risoluzione nel 1991, incoraggiando Israele ad aumentare le sue mire espansionistiche e politiche razziste. Questo ha avuto il suo culmine nell’approvazione della legge sullo Stato-nazione del 2018 che definisce Israele quale Stato esclusivo per gli ebrei di tutti il mondo. Ciò contraddice i principi della democrazia, lo Stato di diritto, i concetti di uguaglianza, i diritti del popolo e persino gli obblighi internazionali. Al contrario, consolida il carattere razzista dello Stato e delle sue istituzioni, leggi e pratiche.

Il PCPA, inoltre, fa appello a tutti gli Stati membri dell’ONU per sostenere l’implementazione della risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, emesso il 23 dicembre 2016, che si oppone agli insediamenti considerandoli illegali e chiede di rimuoverli. Qualsiasi ritardo si traduce nell’incoraggiamento ad Israele di continuare con la sua politica di rapida espansione territoriale, incoraggiata dalla legge sullo Stato-nazione.

La Conferenza invita il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale dell’ONU ad adottare una risoluzione che criminalizzi l’Apartheid di Israele e che imponga sanzioni su di esso. Sanzioni simili dovrebbero essere applicate su qualsiasi Stato o istituzione pubblica o privata che coopera con Israele, il suo esercito e i suoi insediamenti illegali, o che aiuta a portare avanti l’occupazione, l’aggressione e l’Apartheid attraverso il supporto finanziario, politico, militare e tecnico. La Conferenza richiama tutti i firmatari della Convenzione Internazionale sull’Abolizione di Ogni Forma di Discriminazione Razziale (1965) e della Convenzione Internazionale sulla Soppressione e Punizione del Crimine dell’Apartheid (1973) ad ottemperare ai loro obblighi e ad adottare misure specifiche per porre fine all’Apartheid israeliano. La Conferenza pone attenzione sulla responsabilità specifica della Lega Araba, dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, dell’Unione Africana, del Movimento dei Paesi Non Allineati e di tutti gli altri organismi internazionali con accordi bilaterali e forme di cooperazione tra i loro Stati membri e Israele, affinché pongano fine a questi accordi con effetto immediato. Inoltre, si appella all’Unione Europea, all’Organizzazione degli Stati Americani, all’Unione degli Stati Sudamericani, all’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico e ai Paesi BRICS, per attenersi alla loro responsabilità morale di rispettare il diritto alla libertà, i diritti umani e principi democratici che Israele viola sistematicamente e quindi non dovrebbe essere trattato come un normale Stato.

Il PCPA ringrazia la crescente solidarietà e lo stato di allerta dei popoli di tutto il mondo e la loro conoscenza e vitalità della loro coscienza, espressa attraverso network, movimenti, iniziative di carattere nazionale, regionale e internazionale per supportare il popolo palestinese che affronta un’occupazione lunga decenni sotto un regime di Apartheid, inclusa l’adesione al movimento BDS e altre iniziative solidali. Inoltre chiede di incrementare e sviluppare gli sforzi nei campi più svariati così da essere al passo con le crescenti sfide affrontate dal popolo palestinese.

La Conferenza richiama alla formazione di una coalizione globale contro il crimine dell’Apartheid e contro tutte le violazioni dei diritti umani, messe in atto da un organismo occupante, Israele contro il popolo palestinese. Questa idea dovrebbe basarsi sulle lezioni imparate dalla lotta all’Apartheid in Sudafrica. Il PCPA sollecita gli esperti in materie legali e in diritti umani a sviluppare una cornice e delle azioni per poter condannare Israele come Stato e i suoi leader come singoli individui per i crimini commessi contro i palestinesi, inclusi crimini di guerra, in relazione ai sistemi penali internazionali come la Corte Penale Internazionale, per ritenerli responsabili di crimini contro l’umanità.

La Conferenza afferma che i palestinesi che risiedono in Palestina e all’estero continueranno a perseguire con fermezza la giusta battaglia per restaurare i loro diritti inalienabili, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione, come dimostrato dall’ininterrotta Marcia per il Ritorno e dalla resistenza palestinese contro i tentativi di essere sradicati dalla loro terra natia, come accade per le comunità della Cisgiordania situate a Khan al-Ahmar e a Um Al-Araqib nel Negev. È assolutamente necessario da parte delle persone e dei governi di tutto il mondo supportare la lotta e la determinazione dei palestinesi allo scopo di riottenere il loro diritto alla libertà, al principio di auto-determinazione e al ritorno dei rifugiati palestinesi nelle proprie case, ponendo fine ad un’ingiustificata sofferenza dei palestinesi, sia in Palestina che nel resto del mondo. La questione palestinese resta per tutto il mondo un esempio fondamentale di battaglia per la giustizia, per i diritti umani e per la libertà.

Traduzione per InfoPal di Martina D.F.

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