Per non dimenticare: 60 anni dopo.

Per non dimenticare: 60 anni dopo.

9 Aprile 1948, il massacro di Deir Yassin, la Marzabotto di Palestina.

 

         Sono passati solo pochi mesi da quando, il 29 novembre 1947, le Nazioni Unite hanno approvato, con la Risoluzione 181, il piano di suddivisione della Palestina storica, ancora sotto Mandato Britannico, tra una minoranza ebraica, fatta prevalentemente di immigrati, e la maggioranza autoctona araba.

Solo per Gerusalemme ed il suo circondario viene decisa l’attribuzione di un Mandato Internazionale.

 

Anticipando il momento in cui, a metà maggio, le truppe britanniche dovranno abbandonare il suolo della Palestina, le organizzazioni militari ebraiche dell’Haganah e del Palmach, come pure i gruppi terroristici ebraici dell’Irgun, del Lehi (di Menachem Begin) e la Banda Stern (di Yitzhak Shamir), cominciano fin dal 6 aprile 1948 ad attuare il Piano D (o Daleth), il cui fine è di realizzare, con la violenza ed il terrore, la “pulizia etnica” del territorio, eliminando o allontanando la popolazione originaria araba, in modo che quella terra divenga, alfine, “senza un popolo”, tale cioè da poter ospitare il “focolare nazionale” di un “popolo senza terra”.

 

Coerentemente con tali obiettivi, il 9 aprile 1948, alle prime ore dell’alba, tra le 2 e le 4, favorite dal buio della notte, le forze dell’Irgun e del Lehi, con il benestare ed il coordinamento dell’Haganah, attaccano il villaggio di Deir Yassin situato nella zona internazionale della periferia nord-occidentale di Gerusalemme.

 

Assenti gli uomini giovani e validi, nel villaggio circondato sono rimasti solo vecchi, donne e bambini.

 

Quello che ha  subito inizio a Deir Yassin è un’orgia di sangue, di violenze e di barbarie.

Coloro che si affacciano, ignari, alle porte vengono assassinati all’istante. Entro le case, dalle finestre e dalle porte, vengono lanciate bombe incendiarie.  Corpi di bambini, di vecchi innocenti e di donne, feriti o morenti, resteranno per ore a bruciare sui pavimenti sconvolti o sulla polvere della strada. Sui rastrellati si sfogherà poi la brutale ferocia degli aggressori. Verranno allineati in lunghe file per essere fucilati sul posto o per essere seviziati.

 

Dopo l’intervento delle truppe dell’Haganah per vincere la resistenza nella parte occidentale del villaggio, inizia la “pulizia etnica” definitiva. Gli assassini, senza distinzione di appartenenza o di sesso, si scagliano sui sopravvissuti, sui feriti, facendone scempio. Il secondo giorno dell’assalto è completamente dedicato a questo eccidio.

 

Ma’er Pa’el, militare di coordinamento dell’Haganah per Deir Yassin, ha dichiarato di aver visto donne ebree, di bell’aspetto,  con  coltelli in mano, lorde del sangue delle loro vittime, ebbre di gioia per aver fatto “pulizia”.

 

Coloro che cercano di fuggire dal villaggio accerchiato, vengono caricati su camion: gli uomini da una parte per essere fucilati in una cava, le donne e i bambini da un’altra, per essere portati su camion a Gerusalemme est, e le donne essere violentate.

 

Circa 250 palestinesi innocenti vennero massacrati con una ferocia indescrivibile.

 

Dopo aver raccolto informazioni da testimoni e da superstiti, la Delegazione Britannica a Gerusalemme, che pure non ha fatto alcunché per impedire l’eccidio, il 20 aprile 1948 , nella persona  di J. Fletcher-Cocke, comunica al Primo Segretario della Commissione delle Nazioni Unite per la Palestina, il dr. Ralph J. Bunche, che:

 

(2) “la morte di circa 250 arabi, uomini,donne e bambini, durante questo attacco è avvenuta in condizioni di estrema crudeltà”.

(3) “Donne e bambini sono stati denudati, allineati, fotografati e poi massacrati con armi automatiche, mentre i sopravvissuti sono stati sottoposti a incredibili e perfino maggiori bestialità”.

(4) “Coloro che sono stati fatti prigionieri hanno subito degradanti brutalità”.

(5) “Sebbene l’Haganah non sia stato in grado di impedire questo scempio, essa ha dato copertura ai terroristi responsabili di queste efferatezze”.

(7) “Il 13 aprile è apparso evidente che l’Haganah ha ottenuto il   possesso del villaggio dai terroristi e l’operazione è stata perciò sospesa”.

(8) “Il Governo della Palestina ha riferito che il 14 aprile non è ancora possibile accedere a Deir Yassin”.

(9) “ Un rappresentante della Croce Rossa Internazionale, [ il franco-svizzero Jacques de Reynier-n.d.t.]  che è entrato a Deir Yassin il giorno 11 aprile, ha detto di aver constatato che circa 150 corpi di arabi, uomini, donne e bambini, erano ammucchiati in una cava, mentre altri 50 corpi sono stati trovati vicino ad una fortificazione”.

 

In seguito, a proposito di Deir Yassin, il ministro dell’Agricoltura israeliano, Aharon Cizling, fu costretto ad ammettere che: “Adesso , anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa………Ovviamente dobbiamo nascondere questi fatti al pubblico……Ma devono essere indagati.” [fonte ONU: La Questione Palestinese: Joseph,Dov, “The Faithful City”, pag 71-72 . N.Y. Simon & Schuster,1960].

 

Nel 1969, il ministro degli esteri israeliano pubblicò un depliant in inglese nel quale si negava che il massacro di Deir Yassin fosse mai avvenuto.

 

Attualmente, al posto della Deir Yassin scomparsa, delle sue case e del cimitero distrutto, c’è un ospedale psichiatrico, il Kfar Shaul Psychiatric Hospital, e le costruzioni moderne di un insediamento ebraico.

 

Vicino al sito dove sono ancora accumulate le pietre delle rovine di Deir Yassin si trova il Memoriale dell’Olocausto, lo Yad Vashem, a cancellarne ancor più oltre che la vista, anche la memoria della tragedia palestinese.

 

Chi ricorda più, infatti, i martiri innocenti che furono massacrati tra quelle rocce?

 

 

mariano mingarelli

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