Perché #MyPalestinianSitty è di moda? I Palestinesi condividono le storie delle loro nonne resistenti in solidarietà con Rashida Tlaib

The New Arab. (Da InvictaPalestina.org). I palestinesi di tutto il mondo condividono le storie delle loro nonne in solidarietà con Rashida Tlaib, che ha  rinunciato a visitare la nonna novantenne a causa  delle “tiranniche condizioni ” di Israele.

I palestinesi della Diaspora si sono rivolti ai social media per condividere le storie delle loro nonne in solidarietà con la “sitty” palestinese della deputata statunitense Rashida Tlaib.

Insieme alla collega deputata musulmana-americana Ilhan Omar, all’inizio di questa settimana a Tlaib è stato perentoriamente vietato  di entrare in Israele a capo di una delegazione congressuale che aveva in programma di visitare la Cisgiordania occupata.

Dopo che Tlaib ha presentato una richiesta per motivi umanitari per poter visitare  la nonna novantenne a Beit Ur al-Fouqa, un villaggio vicino a Ramallah, Israele si è detta disponibile a farla entrare purché non promuovesse alcun boicottaggio di Israele.

La deputata palestino-americana ha detto che, a seguito di queste “tiranniche condizioni”, non sarebbe andata a trovare sua nonna.

“Mia nonna Muftia Tlaib non vorrebbe che sua nipote fosse ‘messa a tacere’ e venisse’“trattata come una criminale’, ha detto la deputata in un tweet. “Ucciderebbe una parte di me”, ha spiegato.

In risposta, dozzine di palestinesi della diaspora e non hanno invaso Twitter presentando le loro nonne palestinesi, rendendo l’hashtag #MyPalestinianSitty un argomento di tendenza sul sito dei social media.

“Sitty” è una parola araba per  nonna.

Molte le storie condivise di anziane nonne decedute che avevano vissuto il momento più buio della storia palestinese – la “nakba” o “catastrofe” del 1948, quando la formazione dello Stato israeliano vide la pulizia etnica di centinaia di migliaia di palestinesi.

Diana Fakhouri # MyPalestinianSitty — la mia Teta Selma ed io, e la casa di Giaffa dove non ha mai avuto possibilità di tornare.

“#MyPalestinianSitty” era una superdonna “, ha detto domenica in un tweet l’attivista e giornalista di Gaza Omar Gharaib.” Durante la #Nakba  camminò a piedi scalzi con un bambino in braccio, trascinandone altri 3 dopo aver assistito al rapimento di suo marito e all’omicidio di suo fratello. Quasi non ce la fece e si  rifiutò di lasciare indietro un bambino”.

Un altro utente di Twitter ha descritto come la sua “migliore amica” sia fuggita dalla Palestina durante la “nakba”.

“Nacque  a Giaffa, in Palestina nel 1927. Fu costretta a fuggire nel 1948 e portò i suoi figli in Libano come rifugiati”, ha twittato. “È morta  lo scorso aprile. Presto andrò a Giaffa e per onorarla porterò sabbia sulla sua tomba.”

Un altro utente ha raccontato una storia simile: “#MyPalestinianSitty fuggì a piedi  in Giordania con la sua famiglia dopo la Nakba. Fino alla sua morte, avvenuta in esilio in Siria, continuò a sognare di tornare in patria “.

Ruba Odeh #MyPalestinianSitty  nacque  in una Palestina libera ,  visse la guerra e la povertà ed è morta sotto una brutale occupazione. Nonostante le sue lotte, era la persona più gentile e compassionevole che io abbia mai conosciuto. Una volta adulta, ho iniziato a realizzare davvero la forza e la resistenza che possedeva.

Altri hanno descritto come le loro nonne siano rimaste in Palestina, dove non sono stati in grado di andarle a trovare.

“I miei genitori  lasciarono la Palestina occupata prima che io nascessi, così da poter  far vivere liberi me e i miei fratelli. Entrambi le mie tatas (nonne) sono morte sotto l’occupazione israeliana prima che potessi conoscerle”, ha twittato l’attivista palestino-americana Huwaida Arraf.

Randa Abdel-Fattah, autrice australiana con  origini palestinesi ed egiziane, ha descritto come sua nonna le avesse fornito l’ispirazione: “#MyPalestinianSitty ha ispirato la nonna del mio romanzo … Non ha mai avuto modo di leggere il libro che le ho dedicato. Lei vive nella mia storia. È tutto per lei. ”

Elena:  Per le persone che mettono in dubbio la legittimità storica della Palestina, questa è la carta di identità della mia Tata (un’altra parola in arabo per nonna). #MyPalestinianSitty

Un altro utente di Twitter ha condiviso la storia di sua nonna, la prima donna cavallerizza di Hebron, e di sua madre.

“Da quando era ragazza mia madre non ha più potuto visitare la sua tomba e tutto ciò che sappiamo ora è che il cimitero è stato distrutto, bruciato e che sopra vi hanno costruito”, ha detto, aggiungendo che la sua famiglia crede che la tomba si trovi in ​​H2, la  parte di Hebron occupata da Israele. “Non è consentito l’ingresso”,

Rawan Arraf  #MyPalestinianSitty, come la mia prozia e come tutte le donne palestinesi, ci ha nutrito, ha distribuito cipolle per proteggerci dai gas lacrimogeni  durante le proteste, ha rivendicato ogni bambino come proprio strappandolo dalle mani dei soldati israeliani ed è sopravvissuto al rilascio di tutti i suoi figli torturati e imprigionati durante l’Intifada.

Altri hanno condiviso storie delle loro nonne fuggite dalla Palestina durante la “naksa” o la guerra del 1967.

 

“#MyPalestinianSitty  fuggì in Giordania nel 1967, a piedi, con 8 dei suoi figli. Sebbene non sia mai riuscita a tornare in Palestina, ha portato la sua gente e la sua cultura ovunque andasse”, ha detto Ramy Daoud, combattente palestinese-americano in un tweet.

L’utente di Twitter Ali Tamimi ha aggiunto: “Fu costretta a lasciare la casa a Nabi Saleh, Ramallah intorno al 1972.

“È morta di Alzheimer 3 anni fa, lontano dalla sua terra natale, ma negli ultimi mesi della sua vita era solita pensare di essere tornata a casa, nella mai dimenticata  Palestina”, ha detto.

La deputata Omar ha affermato di essere stata “sopraffatta dalle emozioni” dopo aver visto il dilagare di #MyPalestinianSitty su Twitter e di “aver realizzato come stiamo finalmente umanizzando uno dei popoli più disumanizzati del mondo”.

Jehad Abusalim Vi presento #MyPalestinianSitty Fatma. Ha assistito alla  guerra del 48 , all’occupazione di Gaza del 56, alla rioccupazione di Gaza del 67, all’ invasione del Libano del 78 e dell’82, alla 1a e 2a Intifada, a 3 grandi attacchi israeliani a Gaza e a 13 anni di blocco con 6 ore di elettricità a giorno. Eppure lei sorride ancora

La deputata somalo-americana non è stata la sola a sottolineare il valore dell’hashtag.

“Questo hashtag #MyPalestinianSitty per me rappresenta il mondo”, ha detto la studente Nooran Hamdan in un tweet. “I palestinesi sono umani … Le storie della nostra famiglia sono definite dalla loro sopravvivenza e dalla capacità di recupero. Non siamo noi a politicizzare le nostre nonne.”

“Riconoscere il nostro dolore, lottare per la giustizia e ricordare ciò che mia nonna ha vissuto è il modo in cui la onoro ogni singolo giorno. Come Rashida onora sua nonna”, ha aggiunto. “Se vedi tutto ciò  come un fatto  politico, questo è un  tuo problema.

Traduzione per InvictaPalestina.org di Grazia Parolari,

 

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