Preoccupazione a Tel Aviv, ma Washington aumenta gli aiuti militari.

Preoccupazione a Tel Aviv, ma Washington aumenta gli aiuti militari
anche ad Israele

Bush vuole vendere nuove armi agli alleati mediorientali contro l’Iran

La proposta della Casa Bianca prevede la vendita di armi per 20 mld di
dollari ad Arabia Saudita e altri paesi arabi sunniti

Washington, 29 lug. – Il Presidente degli USA George W. Bush chiederà
al Congresso di approvare la vendita di armi per 20 miliardi di
dollari (circa 14,5 miliardi di euro) all’Arabia Saudita e ad altri
paesi sunniti suoi alleati. L’indiscrezione è stata pubblicata ieri
dal New York Times e dal Washington Post, secondo l’opinione dei quali
tale progetto elaborato dalla Casa Bianca risponderebbe all’intenzione
di contrastare politicamente e diplomaticamente l’Iran, paese sciita
in piena ascesa militare. Ma la scelta di armare ulteriormente i paesi
arabi del Golfo Persico crea nervosismo e imbarazzo in Israele e fra i
sostenitori dello stato ebraico in seno al Congresso.

I funzionari dell’Amministrazione Bush citati dal Washington Post
indicano che "il fine comune di tali accordi di cooperazione militare
e vendita di armi è quello di rafforzare i paesi pro-occidentali nei
confronti dell’Iran in un momento in cui il regime di Teheran cerca di
estendere la propria influenza e il proprio potere nella regione".
Secondo tale fonte la proposta che Bush presenterà al Congresso la
settimana prossima fa parte di una strategia più ampia di mantenimento
di una forte presenza americana nella zona. La necessità di rafforzare
le difese e le capacità di deterrenza dei paesi arabi sunniti di
fronte all’espansionismo iraniano deriverebbe anche dal pericolo che
tali paesi avvertono in relazione all’installazione a Baghdad di un
governo sciita e pro-iraniano.

Il piano della Casa Bianca sarà probabilmente annunciato lunedì, in
coincidenza con l’inizio di un tour mediorientale che per tre giorni
impegnerà il Segretario di Stato Condoleeza Rice e il Segretario alla
Difesa Robert Gates. Gli accordi per la vendita di armi saranno
offerti ad Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar ed Emirati
Arabi Uniti, tutti paesi appartenenti al Consiglio di Cooperazione del
Golfo Persico, e riguarderanno i sistemi di difesa aerea e
anti-missile e il miglioramento delle forze aeree e terrestri.

Per superare le preoccupazioni manifestate da Israele e dai suoi
numerosi sostenitori in seno al Congresso, secondo il Washington Post,
l’Amministrazione Bush aumenterà anche il livello degli aiuti militari
a Tel Aviv, fino a raggiungere un valore di circa 30 miliardi di
dollari nei prossimi 10 anni, segnando così un +43% rispetto al
decennio passato. Lo stato di Israele ad oggi deve ancora rimpiazzare
il materiale bellico utilizzato durante l’offensiva contro Hezbollah
dell’estate scorsa. Le armi americane serviranno a mantenere e
rafforzare il vantaggio bellico strategico israeliano nella regione.

Molti analisti prevedono che il pacchetto che Bush proporrà al
Congresso incontrerà una certa resistenza da parte della maggioranza
democratica. La proposta della Casa Bianca prevede infatti il
trasferimento di un numero assai consistente di armi ad alta
tecnologia. Risulta inoltre meritevole di segnalazione l’
insoddisfazione che serpeggia tra i palazzi del potere a Washington in
relazione al ruolo svolto dall’Arabia Saudita, maggiore cliente della
vendita delle armi, in Iraq.

Matteo Pianca

http://www.voceditalia.it/index.asp?T=naz&R=est&ART=13387
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Piano per contrastare al-Qaeda, Hezbollah, Siria ed Iran

Usa, accordi militari con Egitto, Israele, Arabia Saudita

Tehran:"Gli Usa seminano panico in medio oriente per poter vendere più
armi e munizioni"

Washington, 31 lug. – Nuovi accordi militari degli Stati Uniti con
Egitto, Israele, Arabia Saudita e altri paesi del Golfo. Ad
annunciarlo ieri il Segretario di Stato Usa Condoleeza Rice, che ha
reso noti i dettagli dell’intesa: patti del valore di 13 miliardi di
dollari con il Cairo, di 30 miliardi con Tel Aviv e di parecchi
miliardi con Riyad, con l’obiettivo di opporsi all’Iran e alla sua
minaccia nucleare. L’accordo era già nell’aria da giorni, ed è stato
ufficializzato durante il viaggio in medioriente della Rice e del
Segretario alla Difesa Robert Gates, che si sono recati nella regione
per cercare appoggi per la stabilizzazione dell’Iraq. La Rice ha
sottolineato che questa mossa "aiuterà a sostenere le forze di
moderazione e a supportare una più vasta strategia per opporsi alle
influenze negative di Al Qaeda, Hezbollah, Siria e Iran".

Gli accordi con l’Egitto, della durata di dieci anni, sosterranno,
secondo quanto dichiarato dal Segretario di Stato Usa, la capacità del
Cairo di mirare a obiettivi strategici condivisi; quelli con Israele,
anch’essi validi dieci anni, saranno conclusi a breve e aumenteranno
l’aiuto militare a Tel Aviv in media di 600 milioni di dollari
all’anno; i patti con Arabia Saudita e paesi del Golfo supporteranno
"la loro capacità di assicurare pace e stabilità nella regione". Gli
Stati Uniti potrebbero inoltre concludere accordi sulle armi con Riyad
e cinque stati del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Bahrain
e Oman), per un valore complessivo non superiore ai venti miliardi.

"Abbiamo voluto mandare un segnale forte di supporto alle azioni di
sicurezza di tutti i nostri partner nella regione" ha affermato il
sottosegretario di Stato Usa Nicholas Burns, spiegando anche il vero
obiettivo degli accordi: "rifiutare il tentativo dell’Iran di portare
avanti la sua influenza strategica nella regione". Washington,
inoltre, si aspetta che gli alleati appoggino la politica statunitense
in Iraq e il fragile governo di Bagdad. Dura la replica di Teheran:
Mohammad Ali Hosseini, portavoce del ministro degli Esteri iraniano,
ha affermato che questi nuovi accordi mostrano che gli Usa stanno
seminando paura in medioriente per poter vendere più armi e munizioni.
Non è la prima volta, ha sottolineato il portavoce, che gli Stati
Uniti adottano questa tattica, dal momento che spesso, con lo stesso
scopo, hanno anche cancellato i buoni rapporti esistenti tra gli stati
mediorientali.

Le preoccupazioni di Washington sono puntate, oltre che su Teheran e
sul suo programma nucleare, su alcuni stati arabo-sunniti che stanno
sostenendo economicamente i guerriglieri stranieri che fomentano la
ribellione contro il debole governo di Bagdad, guidato dagli Sciiti e
sostenuto dagli Usa. La paura maggiore riguarda l’Arabia Saudita, che
sostiene la guerriglia irachena nonostante sia uno dei principali
alleate di Washington nella regione. I miliziani che operano in Iraq
giungono, oltre che dall’Arabia Saudita, dallo Yemen, dal Qatar e da
altri paesi, passando dalla Siria, nemico di lunga data degli Stati Uniti.

Simone Storti

http://www.voceditalia.it/index.asp?T=naz&R=est&ART=13444

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