Presentata petizione alla Corte Suprema israeliana per permettere incontri tra prigionieri e avvocati

Tel Aviv – MEMO. Giovedì mattina, attivisti per i diritti umani hanno presentato una petizione urgente alla Corte Suprema israeliana contro le norme di emergenza emanate a causa della crisi del Coronavirus, che impedisce agli avvocati e ai familiari di incontrare i prigionieri palestinesi.

La decisione annunciata il 15 marzo stabilisce che i prigionieri politici, ai quali viene di solito negato il diritto di usare il telefono in carcere, possano consultarsi telefonicamente con i loro avvocati solo in caso di imminente udienza giudiziaria.

Due firmatari della petizione, l’Associazione Addameer per il supporto e i diritti umani ed il Centro per i diritti legali israeliano Adalah hanno entrambi sottolineato che il governo israeliano ha imposto le restrizioni senza alcuna autorità legale e che dovranno essere revocate.

L’avvocato Abeer Baker, esperto che rappresenta i prigionieri comuni e politici, ha dichiarato alla rivista +972 che “non si possono negare ai detenuti i loro diritti solo a causa della paura di una pandemia”. Ha spiegato: “loro sono completamente disconnessi [dal mondo esterno] e [la situazione] può continuare così per mesi”.

L’incontro con gli avvocati è uno degli unici modi in cui i prigionieri, molti dei quali sono rinchiusi da anni, possono comunicare con il mondo esterno. Qualunque siano le sfide poste dalla crisi del Coronavirus, l’avvocato di Adalah, Aiah Haj Odeh, ha insistito sul fatto che alle autorità israeliane non dovrebbe essere permesso di decidere sui diritti umani fondamentali. “Il diritto internazionale richiede che Israele debba riconoscere il diritto dei prigionieri e dei detenuti di visitare la famiglia e di consultare gli avvocati ed accedere ai tribunali”, ha aggiunto.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

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