Private della maternità dietro le sbarre delle prigioni israeliane

Ramallah-PIC. Maternità perduta e intrappolata, figli deprivati della tenerezza e dell’umanità delle loro mamme, è il risultato dell’arresto di dozzine di mamme da parte dell’autorità di occupazione israeliana, che le separa così dai loro figli. 21 mamme palestinesi sono intrappolate nelle prigioni e nelle celle dell’occupazione, in circostanze davvero difficoltose, e i loro 78 bambini privati del loro diritto di essere tra le loro braccia.

Mamme e ragazzine sono detenute nelle prigioni femminili di Hasharon e Damun, dove sono soggette a torture e umiliazioni, specialmente nei centri dove si svolgono gli interrogatori, in condizioni estremamente difficili e in contrasto alla Quarta Convenzione di Ginevra.

Rapporti sui diritti umani palestinesi e internazionali, come Al-Dameer, Al-Haq, e l’Arab Organization for Human Rights a Londra, suggeriscono che i prigionieri palestinesi femminili sono trattati in maniera disumana. Secondo questi rapporti, sono soggetti a violenza sessuale. Viene loro negato il diritto di vedere i propri figli come misura punitiva collettiva, così come ritardare trattamenti, specialmente per le prigioniere ferite, come Israa al-Jabbais, per aggiungere ulteriormente il divieto di visite familiari e l’acquisto di vestiti e cibo per la prigione.

L’articolo 50 della Quarta Convenzione di Ginevra prevede la provvigione di servizi speciali e addizionali alle mamme incinte nei Territori occupati. L’articolo 50 richiede un’attenzione speciale per le madri dei bambini sotto i sette anni e il loro diritto di custodia in detenzione. L’articolo 79 del Protocollo addizionale della Convenzione di Ginevra stipula la necessità di stabilire priorità di cura per le madri detenute, aiutando con la cura dei figli provvedendo scorte di latte, vestiti e altre necessità.

Mamme che non festeggiano.

Secondo la Commissione Internazionale della Croce Rossa (ICRC), circa 6.119 prigionieri, inclusi circa 350 bambini, sono detenuti nelle prigioni israeliane. Questo significa a centinaia di madri palestinesi è negato il diritto di vedere i loro figli.

Iman Hamamra, 12 anni, è l’unica figlia della prigioniera Hilwa Hamamra, della cittadina di Housan a Betlemme. Hilwa dovrà passare sei anni in prigione, e sua figlia versa lacrime di dolore quando guarda i suoi compagni prendere regali alle loro mamme per la festa della mamma. Nonostante la sua giovane età, dice “Mia madre è un’eroina e una combattente che ha resistito all’occupazione. Celebrerò con lei il giorno del suo rilascio”.

“Mi manca moltissimo e la ricordo in ogni momento, ma il giorno della festa della mamma, il mio cruccio per lei cresce. L’occupazione mi priva delle tenerezze di mia madre”, ha detto Iman in un’intervista per PIC. “Ho solo il permesso di vederla una volta ogni sei mesi. Qualche volta non mi permettono proprio di vederla. Odio il 21 marzo ogni anno, perché tocca vecchie ferite. In ogni caso, il giorno della festa della mamma, mi sento fiera della mia mamma palestinese, che è una combattente forte”.

Madri di martiri e detenuti.

La situazione non è differente per Um Hassan al-Qawasmi, che aspetta i suoi figli per la visita nel giorno della festa della mamma e in altre occasioni, nonostante l’occupazione israeliana le abbia interdetto la visita dei suoi cinque figli. Suo figlio Ahmed è stato ucciso dalle forze israeliane. L’altro figlio Hamza arrestato e condannato a tre ergastoli, e Yahoo, Ibrahim e Mohammad condannati in diversi termini al carcere.

Nonostante le lacrime le scorrano sulle guance, è molto determinata “Spero sempre che i miei figli potranno vedermi un giorno per la festa della mamma o per Eid al-Adha o Al-Fitir, ma l’occupazione criminale mi ha privata di tutto ciò. Prego Dio. Mi ripagherà per queste sofferenze”, ha risposto la madre dei martiri e dei detenuti.

Um Hassan ha aggiunto al corrispondente del PIC: “Lode a Dio, i miei figli hanno vissuto le loro vite come combattenti che resistono all’occupazione e non sono stati spie. E’ sufficiente incontrarli un giorno in paradiso”.

Queste sono le madri palestinesi, le madri dei prigionieri e dei feriti e dei martiri. Celebrare con loro significa dare significato al giorno della festa della mamma. La loro determinazione è andata oltre, per questo assegnare loro un giorno speciale e regali; dopo che esse hanno dato i loro figli per la nostra giusta causa, la cosa più preziosa che possiedono. Pertanto, la festa della mamma in Palestina ha un gusto e un colore differente.

Traduzione per InfoPal di Marta Bettenzoli

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