Pulizia etnica in Palestina: minaccia di esilio per i detenuti palestinesi

Cisgiordania – Maan, Imemc, Pal-Info. Nizar Mahagneh è un legale del Gruppo dei prigionieri palestinesi, e in questi giorni è riuscito ad incontrare numerosi cittadini detenuti da oltre un mese da Israele.

A conclusione della visita, Mahagneh ha lanciato un appello per l'imminente rischio di esilio che incombe sui prigionieri palestinesi, effetto di una politica israeliana di vecchia data con cui si prevede il trasferimento o l'esilio dei detenuti all'interno dei Territori occupati o direttamente all'estero.

Tra i casi più recenti vi è quello di Akram Anteer, che dalla detenzione nel Negev era riuscito ad ottenere il permesso di viaggiare in Giordania e poi in Spagna per curare il cancro da cui è affetto.

Dopo essere uscito dalla Palestina, Anteer ha ricevuto dalle autorità d'occupazione israeliane la seguente notifica: “Divieto di fare ritorno nei Territori palestinesi”. Egli ha fatto sapere di voler andare in Algeria una volta finito il trattamento medico.

Altri 15 detenuti palestinesi sono a rischio di esilio, perché, sostiene Israele, “privi di passaporto”, sebbene siano titolari di carta d'identità palestinese e abbiano sempre vissuto con le rispettive famiglie in Cisgiordania.

In conformità alle disposizioni della IV Convenzione di Ginevra, l'esilio è un “crimine di guerra”.

Nell'art. 49 si dispone che questi detenuti rientrino tra gli individui classificati come “persone protette”: “Coloro che vivono sotto occupazione non possono essere trasferiti – individualmente o in massa – oltre le frontiere del proprio territorio”.

Minacce e azioni concrete da parte israeliana verso i detenuti palestinesi e i loro familiari costituiscono una punizione collettiva, altresì condannata nei contenuti della summenzionata convenzione (sezione 33).

Intanto, in questi giorni di 'Eid al-Adha, il Comitato per gli affari dei prigionieri ha organizzato un sit-in di protesta in Cisgiordania, nei pressi della prigione di Ramon.

L'iniziativa intende inviare una precisa richiesta alle autorità d'occupazione israeliane: “Avvicinare i propri familiari detenuti nei centri a nord della Cisgiordania verso altre sedi (prigioni, ndr) più vicine alle proprie località di residenza”, come Hadarim e Jalbou'.

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