Ragazza palestinese condannata per “tentato omicidio”

417111CGerusalemme-Ma’an. Martedì un magistrato del tribunale israeliano di Gerusalemme ha condannato un’adolescente palestinese imprigionata con l’accusa di possesso di un coltello e di tentato omicidio.

Secondo l’avvocato difensore Ramzi Kteilat, la 17enne Malak Muhammad Salman è stata condannata per un presunto tentativo di accoltellamento di un agente israeliano avvenuto il 9 febbraio 2016 presso la Porta di Damaso, nella Città Vecchia di Gerusalemme Est.

La polizia israeliana ha dichiarato di aver fermato Salman perché “si muoveva in una maniera sospetta”, dopodiché gli agenti le hanno chiesto di aprire la borsa per un’ispezione e l’adolescente ha estratto un coltello e ha tentato di pugnalare i poliziotti, che “l’hanno bloccata rapidamente senza che ci fossero feriti”.

Salaman è stata detenuta nella prigione di HaSharon dal momento dell’arresto.

Kteilat ha dichiarato che la ragazza avrà un’altra udienza il 26 marzo per la sentenza.

La condanna di Salman costituisce l’ultimo esempio della repressione israeliana contro i giovani palestinesi di Gerusalemme, accusati di coinvolgimento in attacchi. Le autorità israeliane hanno ordinato lunghe pene detentive per palestinesi anche di soli 14 anni, sia a Gerusalemme Est che nella Cisgiordania occupata.

In seguito all’ondata di disordini iniziata a ottobre 2015, le forze israeliane hanno arrestato numerosi palestinesi per possesso di coltelli e per l’intenzione di compiere attacchi; tuttavia le versioni degli eventi delle autorità israeliane sono state messe in discussione in svariati casi, mentre i gruppi per i diritti hanno anche largamente documentato maltrattamenti, abusi e torture dei giovani palestinesi detenuti, e le dure pratiche d’interrogatorio per estorcere loro le confessioni.

Traduzione di F.G.

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