Ragazza palestinese racconta come il suo fidanzato ha perso la vista nel carcere israeliano

Nablus-PIC. “Correvo contro il tempo, accelerando il mio passo mentre speravo di vedere il mio fidanzato in buona salute”, ha raccontato una giovane palestinese mentre lanciava l’allarme per le condizioni di salute del suo fidanzato detenuto.

“Mi sono alzata da lontano agitando le mani avanti e indietro per attirare la sua attenzione. Tuttavia, ho capito presto, molto presto, che la sua salute è andata di male in peggio. Il mio fidanzato ha appena perso la vista”, ha spiegato a PIC Ala’a Aseida, con le lacrime agli occhi.

A sei metri dal suo fidanzato nel tribunale militare israeliano di Salem, Ala’a si è resa conto che Mohammed non l’aveva vista, nonostante la distanza ravvicinata.

A Mohammed sono stati diagnosticati disturbi della vista dal novembre 2017. Le sue condizioni sono peggiorate a causa della negligenza medica portata avanti dall’amministrazione carceraria israeliana.

“Mohammed era stato colpito da un virus, ma le autorità carcerarie israeliane non gli hanno dato le cure necessarie”, ha detto Ala’a. “La sua salute è decisamente peggiorata. Il mio fidanzato riceve solo controlli di routine presso una clinica carceraria israeliana ogni due settimane. Nel suo caso, i controlli devono essere effettuati da uno specialista. La sua situazione è molto più complicata di quella determinata da controlli standard”.

Ala’a aveva chiesto all’avvocato di far avvicinare Mohammed per parlargli, sperando che il suo fidanzato la vedesse da una distanza ravvicinata. “Con mio grande stupore, Mohammed non era riuscito a capire chi era in piedi davanti a lui”.

Mohammed è stato rapito dalle forze di occupazione israeliane solo una settimana dopo aver chiesto la mano di Ala’a.

Ala’a ha detto che la famiglia del suo fidanzato ha ripetutamente lanciato appelli  perché gli fosse permesso di sottoporsi a controlli medici negli ospedali della Cisgiordania.

“Sono passati un anno e quattro mesi da quando Mohamed e io ci siamo fidanzati. L’ho visto solo in un paio di occasioni. In un colpo solo, l’occupazione israeliana mi ha rubato la felicità”.

“Le accuse contro il mio fidanzato sono semplicemente infondate e banali. Qualcuno sulla terra dovrebbe finire in prigione per aver espresso le sue idee su Facebook o perché sostiene un’organizzazione contro l’occupazione?”, si è chiesta Ala’a. “Le autorità carcerarie israeliane dovrebbero seriamente considerare di liberarlo a causa del peggioramento della sua salute”.

Ala’a ha chiesto alle organizzazioni per i diritti umani e ai media di intervenire con urgenza e prendere provvedimenti seri per spingere l’occupazione israeliana a liberare il suo fidanzato dal carcere prima che sia troppo tardi.

Traduzione di Edy Meroli

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