Rapporto Goldstone: risposta Usa contro le smentite d’Israele.

Washington – Agenzie. Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa per il Medio Oriente Ian Kelly ha risposto ieri a Israele, dopo che questa ha intensificato per una settimana le richieste di stroncare il rapporto della Commissione Onu per i Diritti umani che definisce l'operazione Piombo Fuso sulla Striscia di Gaza un “crimine di guerra”.

Parlando dalla Casa Bianca, Kelly ha fatto notare: “Nonostante il report si rivolga a entrambe le parti del conflitto, la sua attenzione è concentrata prevalentemente sulle azioni israeliane”. L’incarico del report era quello d’indagare su eventuali crimini di guerra o contro l’umanità durante l’Operazione israeliana detta Piombo Fuso, che ha visto l’uccisione di almeno 1.400 palestinesi e 9 israeliani.

I leader e i politici dello stato ebraico hanno condannato il rapporto – con il quale l’esercito si è rifiutato di collaborare – fin da martedì, giorno della sua pubblicazione. Per fornire alla commissione investigativa delle testimonianze da parte israeliana è stato necessario inviare alcune interviste con gli abitanti del sud d’Israele, dove le fazioni militanti di Gaza lanciano missili artigianali per combattere l’assedio della regione.

Il capo della missione, il giudice ebreo sudafricano Richard Goldstone, ha dichiarato ai giornali subito dopo l’uscita del documento: “Non c’è stato finora alcun tentativo [israeliano] di affrontare i contenuti del report”. Ha poi spiegato durante un’intervista telefonica che i portavoce israeliani e i ministri lo hanno attaccato dal punto di vista concettuale e hanno criticato i suoi autori pochi minuti dopo aver ricevuto le 600 pagine di analisi della guerra di Gaza.

Giovedì, sullo sfondo del continuo silenzio della comunità internazionale, i leader israeliani hanno cambiato tattica e cominciato ad avvertire gli Stati Uniti e la Russia che sottoscrivere il documento – e in particolare la sua raccomandazione a condurre Israele di fronte alla Corte criminale internazionale per indagare sui suoi crimini di guerra e sugli “eventuali crimini contro l’umanità” – limiterebbero la capacità americana di combattere la guerra al terrorismo.

Sebbene la stampa israeliana ieri abbia riportato voci riguardanti presunte critiche giunte finalmente dagli Usa, sono state taciute le effettive parole di Kelly: “Noi speriamo che gli sforzi per il Medio Oriente al Consiglio per i Diritti umani e presso gli altri organi internazionali guarderanno al futuro e a come si possa sostenere l’obiettivo di una soluzione di due stati”.

Il portavoce ha quindi persino suggerito allo stesso stato sionista d’investigare sulle accuse di crimini contro l’umanità: “Notiamo in particolare che Israele dispone delle istituzioni democratiche necessarie per indagare e perseguire gli abusi, e la incoraggiamo quindi a farne uso”.

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