Rapporto: Israele ha intensificato le politiche di apartheid dopo la dichiarazione USA di Trump

Londra-PIC. Le autorità israeliane hanno intensificato le pratiche di discriminazione razziale nei territori palestinesi dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, come ha riferito in un recente rapporto l’Osservatorio Euro-Mediterraneo sui Diritti Umani.

Da quando vi è stata la dichiarazione di Trump, Israele ha ampliato notevolmente le colonie ed i progetti di annessione della Cisgiordania, senza dimenticare l’alta percentuale di arresti di Palestinesi ai quali vengono applicate regole militari discriminanti e metodologie alle quali soltanto loro vengono sottoposti, afferma il Monitor Euro-Mediterraneo sui Diritti Umani.

Le dichiarazioni dei funzionari israeliani a proposito dell’espansione e della costruzione di colonie a Gerusalemme Est ed in Cisgiordania sono aumentate drammaticamente dopo la mossa del presidente USA Donald Trump su Gerusalemme, secondo questa relazione.

Il ministro israeliano per gli Alloggi e l’Edilizia, Yves Galant, ha annunciato, due giorni dopo la decisione ufficializzata da Trump, che il governo israeliano ha intenzione di costruire 6.000 nuove unità coloniali a Gerusalemme Est, portando il numero totale delle unità a 63.000. Si tratta di uno sviluppo preoccupante nella costruzione delle colonie, “il più vasto in due decenni”, come affermato da Euro-Med.

Euro-Med sottolinea il fatto che la nuova espansione coloniale significa anche una maggiore separazione tra i quartieri palestinesi di Gerusalemme, con oltre 2.000 coloni israeliani presenti nel cuore di tali aree. I coloni qui vengono protetti militarmente dall’esercito israeliano, mettendo i Palestinesi ancora più a rischio e più vulnerabili alle minacce.

D’altra parte, il controllo israeliano sui quartieri palestinesi di Gerusalemme Est ha un impatto negativo sulle infrastrutture e sui servizi di trasporto per i Palestinesi, dato che le autorità di Israele sono responsabili della fornitura di questi servizi. Al contrario, questi stessi servizi vengono forniti ai coloni israeliani, nonostante l’obbligo e l’impegno dei Palestinesi a pagare le tasse.

Inoltre, il numero di ambulatori per donne e bambini nei quartieri palestinesi è quattro volte inferiore rispetto a quelli presenti nelle colonie israeliane.

Euro-Med ribadisce l’esattezza del responso riportato nella relazione emanata dalla Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale delle Nazioni Unite, che è poi stata in seguito ritirata, e che aveva evidenziato che Israele stava attuando un regime di apartheid nei confronti dei Palestinesi, sottolineando che le autorità israeliane sembrava stessero praticando politiche razziali volte a colpire la presenza demografica dei Palestinesi a Gerusalemme Est, tra le quali il rifiuto di rilasciare permessi edilizi ai Palestinesi, cosa che esporrebbe oltre 20.000 edifici a continue minacce di demolizione da parte della municipalità del governo israeliano.

Oltre a ciò, le pratiche governative di Israele comprendono la minaccia di revoca delle carte di identità dei residenti di Gerusalemme Est, se, per un qualsiasi motivo, lasciano la città. Lo scorso anno questo sistema ha causato la perdita della carta di identità e dei permessi di residenza a Gerusalemme a 14.595 Palestinesi.

Allo stesso modo, Euro-Med ha documentato che le autorità israeliane hanno intrapreso un’ondata di arresti su vasta scala nei confronti dei Palestinesi, a seguito delle proteste scoppiate nei territori palestinesi a seguito della decisione del presidente USA Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.

A questo proposito, Euro-Med ha riferito che le forze israeliane hanno effettuato incursioni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est per più di 278 volte dal 7 dicembre 2017, dopo la decisione del presidente Trump, che ha portato all’arresto di 601 Palestinesi: 414 di essi provengono dalla Cisgiordania, compresi 119 bambini e donne, e 187 sono di Gerusalemme Est, tra cui 45 donne e bambini.

La maggior parte degli arresti si basa su ordinanze militari e leggi alle quali sono soggetti soltanto i Palestinesi, che vivono in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, mentre i coloni israeliani che vivono nelle stesse aree non sono soggetti a queste. Con tali ordinanze militari, i Palestinesi vengono privati di molti dei loro diritti fondamentali, come il diritto ad esprimersi ed a protestare pacificamente, o a partecipare attivamente in partiti politici. Queste azioni vengono criminalizzate soltanto nel caso si tratti di Palestinesi e possono essere puniti fino a dieci anni di reclusione.

Secondo Euro-Med anche all’interno del carcere vi sono criteri discriminatori che fanno distinzione tra carcerati palestinesi ed israeliani. I Palestinesi sono classificati come “detenuti per questioni di sicurezza”. Con questa classificazione, non possono beneficiare di molti dei diritti garantiti ai detenuti normali, come il diritto alle visite coniugali o il diritto ad effettuare chiamate telefoniche. Inoltre, i prigionieri palestinesi non possono usufruire del rilascio anticipato, che viene  invece consentito ad altri carcerati israeliani.

Questo sistema stabilisce che l’israeliano che ha compiuto un omicidio riceve maggiori privilegi in carcere rispetto a quelli che riceve un Palestinese condannato perché appartenente ad un partito politico o perché ha partecipato ad una manifestazione contro l’occupazione o perché ha lanciato pietre, semplicemente per il motivo che egli viene classificato come “detenuto per questioni di sicurezza”.

Euro-Med pone l’accetto sul fatto che le pratiche razziste delle autorità israeliane adottate nei Territori palestinesi contraddicono le disposizioni del diritto e delle convenzioni internazionali come la Quarta Convenzione di Ginevra ed il suo Protocollo I che proibisce la confisca delle proprietà appartenenti agli abitanti dei territori occupati, e la Convenzione sull’Abolizione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale. Queste convenzioni hanno definito la discriminazione razziale come qualsiasi distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basate sulla razza, il colore della pelle, la discendenza, o le origini, nazionale od etnica, che abbiano il fine o l’effetto di annullare o di compromettere il riconoscimento, la fruizione o l’esercizio, sullo stesso piano, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale o in qualsiasi altro campo della vita pubblica, e cioè tutto ciò che Israele esercita sistematicamente contro i Palestinesi.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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