Rapporto: l’esercito israeliano riduce intenzionalmente le vittime delle proteste a Gaza

MEMO. L’esercito israeliano ha cambiato tattica per ridurre il numero di vittime tra i manifestanti a Gaza, al fine di diminuire il rischio di un’escalation di attacchi missilistici di rappresaglie, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz.

Come riportato sull’articolo del corrispondente Amos Harel, corrispondente per la Difesa, l’approccio dell’esercito nella Striscia di Gaza occupata è “costruito sul controllo e sulla cautela”.

“Se venissero uccisi più palestinesi durante le violente manifestazioni lungo la barriera, un numero maggiore di missili verrebbe lanciato contro il sud di Israele, con un conseguente aumento degli attacchi aerei sulla Striscia, che a loro volta faciliterebbero lo scoppio di una possibile guerra”, ha scritto Harel.

Tale conclusione riflette le decisioni prese dalle fazioni palestinesi nella Striscia di Gaza, in particolare per rispondere all’uccisione dei manifestanti in uno scontro a fuoco davanti alla barriera.

Il rapporto di Haaretz rivela che le “regole di ingaggio dei militari sul confine di Gaza sono state modificate alcuni mesi fa” e che “l’attuale” attività dell’esercito “risulta essere più contenuta” rispetto al 2018.

In particolare, “ai comandanti è stato ordinato di schierare delle forze in veicoli a prova di proiettile a poche decine di metri dalla barriera, proprio per dissuadere i manifestanti dall’oltrepassarla. Invece di affidarsi solamente ai cecchini, che si trovano a 300 metri di distanza”.

Questo cambiamento “ha portato a un numero notevolmente inferiore di vittime, poiché i cecchini devono sparare meno frequentemente”, osserva il rapporto.

Sempre secondo il rapporto, il turno espone i soldati a un maggior “rischio”, a causa della loro prossimità alle proteste. Tuttavia, non viene segnalato che, conformemente al diritto internazionale umanitario, le forze armate hanno l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per ridurre i danni causati ai civili.

Harel ha ribadito che “il rischio tattico mira a un determinato obiettivo strategico: il contenimento nella Striscia nella speranza che il basso numero di vittime possa evitare ulteriori escalation”.

(Nella foto: Gaza, 13 settembre 2019. Alcuni palestinesi trasportano un ferito dopo l’attacco delle forze israeliane contro i manifestanti durante la Grande Marcia del Ritorno [Hassan Jedi/Anadolu Agency])

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

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