Relazione sulla condizione dei minori palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane. 1a parte.

Pubblichiamo qui di seguito la relazione dell’avv. Dario Rossi dell’Associazione Giuristi Democratici sulle condizioni dei minori palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane.

I territori occupati palestinesi hanno una speciale importanza per il futuro dei diritti umani nel mondo. Non ci sono altri casi di regimi occidentali che negano il diritto all’autodeterminazione ed ai diritti umani ad un popolo in via di sviluppo e che lo fanno per così tanto tempo. Questo spiega perché i Territori Occupati sono diventati un test per l’Occidente. Se l’Occidente, che è assurto a guida nella promozione dei diritti umani nel mondo, non dimostrerà un reale impegno per i diritti umani palestinesi, l’intero movimento internazionale per i diritti umani, che può rivendicare grandi successi nella comunità internazionale negli ultimi 60 anni, sarà messo in pericolo.

John Dugard, Commissario speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Palestina, rapporto all’Assemblea Generale dell’ONU del 29/1/07

 

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Relazione sulle principali violazioni dei diritti dei minori palestinesi detenuti commesse da Israele.

 

Il diritto umanitario internazionale è composto di numerosi trattati e di numerose norme che riconoscono e sanciscono i diritti dei minori. Sono trattati internazionali cui aderiscono la gran parte dei paesi della comunità internazionale, ivi compresa Israele e l’Italia.

Il quadro giuridico internazionale che governa l’arresto, il processo e la detenzione dei bambini è determinato da numerose convenzioni, che spesso si sovrappongono, nonché trattati, protocolli e risoluzioni, così come anche dal diritto internazionale consuetudinario.

Alcune delle norme relative alla tutela dei detenuti si occupano specificamente del trattamento dei bambini, mentre altre si interessano più in generale dell’occupazione militare e del trattamento dei prigionieri.

Altre norme  regolano tutti gli altri settori, dalle condizioni di salute e sanitarie, all’accesso del fanciullo ad un avvocato ed alla sua famiglia.

 

Le principali convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei minori sono le seguenti:

a)     la Convenzione dei Diritti del Fanciullo (Convention Rights Children CRC).

b)     la Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite,

c)     la IV Convenzione di Ginevra sulla tutela della popolazione civile in tempo di guerra.

d)     La convenzione delle Nazioni Unite che fissa gli standard minimi per l’amministrazione della giustizia minorile ("The Beijing Rules") del 29 Novembre 1985

e)     La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

f)      Il patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (CESCR).

g)     l Patto dei diritti civili e politici (in vigore dal 23/3/1976).

h)    La Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dei fanciulli privati della libertà (JDL Rules)

i)       La Convenzione Internazionale per l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione razziale. (21/12/1965, entrata in vigore nel Gennaio 1969)


Dall’inizio della seconda Intifada (Settembre 2000), il trattamento dei bambini detenuti dalla polizia, dai militari e dalle forze israeliani di sicurezza è peggiorato significativamente.

Il governo israeliano viola costantemente le norme sul procedimento giudiziario, sulla privazione della libertà, sulla tortura, sulla tutela della salute, sull’istruzione dei minori.

 

1) Definizione di Bambino

La convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (Convention Rights Children CRC), redatta a New York il 20/11/1989,  stabilisce all’art. 1 che sono “bambini” tutti quelli che hanno meno di 18 anni.

Israele nel 1991 ha ratificato questa convenzione, che è entrata in vigore a livello internazionale nel 1990. Si tratta del trattato più ratificato della storia. [1]

Israele in quanto paese occupante, è obbligato a rispettare la convenzione anche nei confronti dei minori palestinesi (l’art. 2 CRC stabilisce che gli stati membri si impegnano a rispettare la convenzione nei confronti di ogni fanciullo che dipenda dalla loro giurisdizione).

Israele ha tuttavia abbandonato la definizione di “bambino” data da tale convenzione.

Nel 1999 è stata infatti reintrodotta l’ordinanza militare n. 132 (del 1967), durante il governo Barak, la quale, oltre a consentire l’arresto di bambini palestinesi di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, stabilisce  che un palestinese diventa adulto a soli 16 anni.

Si tratta di una normativa razzista, in quanto gli israeliani diventano adulti a 18 anni

Tra l’altro l’età viene attribuita al condannato non in base al momento in cui è commesso il crimine, ma in base al momento in cui è pronunciata la sentenza. Spesso dunque i minori trascorrono un lungo periodo di detenzione, cosìcchè si ritrovano 16 enni al processo.

Inoltre, dato che gli ordini militari israeliani consentono la condanna all’ergastolo per i palestinesi adulti, il fatto che siano considerati adulti e dunque condannabili all’ergastolo anche i palestinesi di età compresa tra 16 e 18 anni è incompatibile con il divieto assoluto, di ergastolo senza la possibilità di rilascio per violazioni commesse dalle persone sotto 18 anni di età.

Ai sensi dell’art. Art. 37 lett. A CRC nè la pena capitale né l’imprigionamento  a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati  per  reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni.

 

Nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo, sono contenuti due principi fondamentali che dovrebbero regolare  il comportamento delle autorità statali nei confronti
dei minori: l’uso di detenzione dei bambini come "ultima risorsa" e quello che ogni misura adottata nei loro confronti deve essere ispirata principalmente alla “tutela del superiore interesse del fanciullo”.

 

2) Il principio di “ultima risorsa”

 

Israele ordinariamente arresta, processa e detiene minori palestinesi, anche per violazioni minori quali lancio di pietre.

Secondo quanto riferito dal Ministero per i detenuti dell’Autorità Nazionale Palestinese, dallo scoppio del Aqsa Intifada, nel mese di settembre del 2000 al Giugno del 2007, le autorità militari e civili israeliane hanno arrestato più di 5750 bambini palestinesi.([2])

Durante il 2006, Israele ha arrestato 260 bambini, attualmente sono detenuti nelle strutture israeliane 301 minori palestinesi in prigioni e nelle strutture di detenzione israeliane, di cui:

4 sono ragazze,

5 sono trattenuti in detenzione amministrativa,

75 % di loro sono in attesa di giudizio,

il 53 % sono detenuti in carceri e centri situati nel territorio israeliano. [3]

La maggior parte dei casi riguarda minori accusati di aver lanciato pietre. [4]

La Alta Corte di Giustizia Israeliana ha condannato un ragazzo di 14 anni a 5 mesi di reclusione per avere lanciato pietre per la terza volta.

Non esistono statistiche sui risultati  dei processi, né criteri uniformi in ordine ai processi contro i minori palestinesi, ogni corte applica una sua “giurisprudenza”.

Per esempio presso la Salem Military Court, non viene applicata alcuna sanzione detentiva ai minori sotto i 14 anni, fino ad mese per i minori di 16 anni e per i ragazzi tra 16 e 18 anni la pena può arrivare  fino a 4 mesi di reclusione.

Non esiste neppure una condanna prestabilita per il lancio di pietre, e le condanne variano in  base ai tribunali, ai giudici, ai pubblici ministeri.

Un avvocato di Defence Children è arrivato a difendere fino a 50 casi in un mese di bambini sospettati di avere lanciato pietre contro l’esercito israeliano. [5]

Anche ai minori palestinesi è inoltre applicata l’ordinanza militare n. 1500 del 6 Aprile 2002, che autorizza ogni soldato israeliano ad arrestare un palestinese e a detenerlo per un massimo di 18 giorni senza essere sottoposto a processo o ad una procedura giudiziaria, e senza il diritto di contattare neppure un  avvocato.[6]

 

Principali norme violate

Art  37, lett. b) Convenzione Diritti del Fanciullo

"Gli stati membri accerteranno che nessun fanciullo sia privato illegalmente o arbitrariamente della sua libertà. L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo saranno conforme alla legge e saranno usati soltanto come misura di ultima risorsa e per il periodo di tempo adatto più corto."

 

 

 

 

Beijing Rules art 5. Finalità della giustizia Minorile

Il sistema della giustizia minorile deve essere ispirato al benessere del fanciullo, e dovrà assicurare che ogni reazione alla criminalità minorile rispetterà la proporzione tra aggressore e vittima.

 

3) Il principio dell’Interesse Superiore del Fanciullo.

L’Art 3, c. 1 CRC dichiara, che “ In  tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle  istituzioni  pubbliche  o  private  di assistenza sociale, dei tribunali,  delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse  superiore  del  fanciullo deve avere una considerazione preminente”

Il governo israeliano in spregio a tale principio, non mostra alcuna attenzione per il primario interesse del fanciullo, nei settori come sanità, condizioni sanitarie, tortura, approvvigionamento di cibo e educazione.

Le procedure e le strutture utilizzate da Israele per il trattamento dei minori palestinesi, non tengono in alcuna distinzione i minori dagli adulti, con una palese discriminazione tra minori israeliani e minori palestinesi.

Diverso è infatti il sistema giudiziario minorile applicato ai minori israeliani; questi ultimi sono giudicati da tribunali minorili e detenuti in carceri minorili.

I minori palestinesi sono giudicati esclusivamente da Tribunali militari e sono detenuti in carcere in promiscuità con gli altri detenuti maggiorenni

I minori sono affidati immediatamente alla custodia dei militari, del Ministero dell’interno, o dei servizi di sicurezza (Shabak).

Sono trattenuti per periodi lunghi prima del processo spesso senza neppure essere informati delle prove su cui si fondano le accuse.

Non ci sono né tribunali, né giudici speciali per i minori né tantomeno agenti di polizia speciali per gli interrogatori e la detenzione dei bambini.

L’unica differenza in concreto tra i minori e gli adulti palestinesi, riguarda solo la misura delle condanne che vengono loro inflitte.

 

Principali norme violate

Art. 40 n. 2 lett. iii) CRC

Gli Stati parte vigilano in particolare:  che il suo caso sia giudicato senza indugio da un’autorità o  istanza  giudiziaria  competenti,  indipendenti  ed imparziali per mezzo  di  un procedimento equo ai sensi di legge in presenza del suo legale o di altra assistenza appropriata, nonchè in presenza dei suoi genitori  o  rappresentanti  legali  a  meno che ciò non sia ritenuto contrario   all’interesse   preminente   del  fanciullo  a  causa  in particolare della sua età o della sua situazione;

Beijing rules art 12. Specializzazione delle forze di polizia. Per il migliore adempimento delle loro funzioni, gli ufficiali che abitualmente o esclusivamente trattano con i minori o che sono prevalentemente assegnati a funzioni di prevenzione della criminalità minorile, devono essere istruiti ed addestrati in modo specifico.

4) Fase dell’arresto.

I bambini vengono arrestati solitamente dalle forze di occupazione israeliana nei Territori Occupati, dai militari o dalla polizia segreta israeliana, (Shabak) o per strada, sulla base di un semplice sospetto di lancio di pietre, o in un qualsiasi posto di blocco dislocato all’interno del territorio palestinese, o come avviene di frequente sottraendola dalla loro abitazione spesso durante raid notturni con incursioni nelle quali terrorizzano i membri della famiglia ed arrestano i minori che vengono portati nei centri di prima detenzione dove vengono sottoposti ad interrogatori.

Gli interrogatori sono finalizzati ad estorcere confessioni, e ad indurre i minori a collaborare con le autorità militari israeliane. [7]

 

Il luogo di detenzione generalmente si trova in una struttura militare in prossimità del punto di arresto spesso in una colonia, in una base militare, o in una prigione.

Le procedure di arresto e di interrogatorio di Israele sono molto al di sotto degli standards internazionali.

 

5) La Tortura.

Secondo diversi gruppi di diritti umani, l’Israele ha praticato la tortura e le diverse forme di trattamento crudele, inumano e degradante su circa l’85% di prigionieri Palestinesi. [8]

Molti detenuti bambini sono tenuti sotto interrogatorio per settimane, con interrogatori che durano per ore o per interi giorni.

La tortura è il problema più grave relativo ai detenuti minorenni. I sistemi utilizzati sono:

a)     pestaggi, che avvengono con calcio di fucile e con gli stivali.

b)     privazione del sonno,

c)     isolamento,

d)     il maltrattamento fisico e verbale

e)     mani legate

f)       occhi bendati 

g)     minacce di morte, di violenza sessuale, e ritorsioni contro  membri della famiglia

h)     tortura della  posizione.

Vengono  ad esempio messi sulla punta delle dita, con i polsi e le caviglie incatenati. Vengono messi in delle tinozze di ghiaccio e costretti a ingoiare dei cubetti di ghiaccio, vengono bruciati con sigarette, vengono sottoposti ad una  prolungata esposizione a temperature estreme.

Tale trattamento avviene non solo durante l’arresto e gli interrogatori (dai servizi di sicurezza generali israeliani, l’intelligence militare o la polizia), ma anche durante e dopo l’imprigionamento in esecuzione di una pena irrogata.

Prima del processo, le autorità israeliane usualmente commettono degli abusi fisico e psicologici sui minori per costringerli a sottoscrivere delle confessioni.

Spesso, i bambini firmano le confessioni e gli altri documenti in ebreo; lingua che la maggior parte dei bambini Palestinesi non sono in grado di leggere o capire.

La tortura è stata legalizzata in Israele nel 1987, quando la Commissione Landau, istituita dal Governo Israeliano per investigare sui metodi di interrogatorio dei detenuti palestinesi concluse che “l’interrogatorio dei prigionieri accusati di svolgere attività terroristiche non potrebbe avere successo senza l’utilizzo di pressioni fisiche e psicologiche”.

Nel 1999 il Procuratore Generale Israeliano, con un provvedimento ufficiale stabilì che le pressioni psicologiche durante gli interrogatori erano legittime se sono finalizzate a prevenire operazioni suicide e salvare la vita di cittadini israeliani.

Nel Settembre 1999 la Corte Suprema israeliana finalmente ha dichiarato che molti metodi di tortura usati dal Servizio di sicurezza israeliano, erano illegali.

Tuttavia, secondo la totalità delle più autorevoli organizzazioni non governative come il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele (PCATI), l’Organizzazione Mondiale contro la Tortura (OMCT), il Comitato Internazionale per la Difesa dei Bambini – Sezione Palestina, il LAW , Al – Haq, e l’Istituto Mandela per i diritti Umani, in tutte le prigioni ed i centri di detenzione, i detenuti palestinesi, compresi donne e Bambini, continuano ad essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, che spesso comportano vera e propria tortura. [9]

Israele nel Luglio 2003 ha relazionato davanti alla Comitato per i Diritti Umani dell’ONU che trattasi di accuse infondate, ma al commissario ONU per i Diritti Umani non è stato consentito l’accesso alle prigioni israeliane, né ai centri di detenzione ed ai funzionari statali che avrebbero dovuto avere il compito di accertare la validità delle denunce di  torture. [10]

Già nel 1994 il Comitato contro la Tortura[11] dichiarò inaccettabili le conclusioni del rapporto della Commissione Landau del 1987, che ritenevano lecite “moderate pressioni  psicologiche”, e raccomandava ad Israele di incorporare le disposizioni della Convenzione contro la Tortura nel proprio ordinamento interno. Tale raccomandazione ad oggi non ha avuto ancora seguito e l’unico limite alla pratica della tortura verso i detenuti è stato l’intervento dell’Alta Corte di Giustizia.

Principali norme violate

L’art.  2 c. 1 della Convenzione contro la Tortura ed i trattamenti inumani e degradanti, stabilisce che “Ogni Stato parte dovrà adottare effettive misure legislative, amministrative giudiziarie, o altre misure atte a prevenire atti di tortura in tutto il territorio sottoposto alla sua giurisdizione”.

 L’art. 40, n. 1, CRC – Gli Stati Parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo essere trattato costantemente in modo da promuovere il suo senso di dignità ed il suo valore

L’art. 37, lett. a) CRC– Gli Stati Parti si assicureranno che nessun fanciullo sia sottoposto a tortura, o altro trattamento crudele, inumano o degradante.

L’art. 7 della Convenzione sui diritti civili e politici stabilisce che “nessuno può essere sottoposto alla tortura né a punizioni o trattamenti crudeli, disumani o degradanti”

 

6) Detenzione preventiva

 

Dopo l’arresto, i minori palestinesi rimangono in detenzione, sia prima che dopo l’interrogatorio.

Il governo israeliano utilizza la detenzione preventiva ampiamente ed indiscriminatamente contro i Palestinesi. Le forze armate israeliane, la polizia e le forze di sicurezza utilizzano in modo abituale la detenzione come strumento per ottenere delle confessioni, estorcere informazioni, reclutare collaboratori e punire i detenuti per la loro resistenza all’occupazione.

In base all’ordine militare n. 1500 il contatto tra minori detenuti ed i loro difensori legali può essere rimandato fino a 18 gg. dopo l’arresto, e tale termine è prorogabile dall’autorità militare fino a 90 giorni.

Il vaglio del giudice sulla legittimità dell’arresto può avvenire fino a 8 gg. dall’arresto, ma anche tale termine è prorogabile fino a sei mesi per ordine dell’autorità militare.

Nei confronti dei minori israeliani entro al massimo 48 ore un giudice deve valutare la legittimità dell’arresto.

 

Principali norme violate

 Beijing Rules Art 13.1 . la detenzione preventiva può essere utilizzata solo come estrema risorsa, e per il periodo più breve possibile di tempo. 

 

Beijing Rules Art.  13.2 – ogniqualvolta sia possibile, la detenzione preventiva sarà sostituita da misure alternative, come libertà vigilata, sorveglianza intensa o collocamento in famiglia o in un centro rieducativi

 

7) Detenzione amministrativa

Dei 301 minori attualmente detenuti nelle carceri israeliane 5 sono sottoposti a detenzione amministrativa.

La detenzione amministrativa è una detenzione senza accuse particolari, che non porta ad un processo. E’ adottata non sulla base di un provvedimento giurisdizionale bensì amministrativo, per ragioni di sicurezza. E’ consentita dal diritto internazionale, ma sotto rigide restrizioni.

Israele ne abusa, violando tutte le restrizioni vigenti, trattiene i palestinesi in detenzione prolungata, senza neppure informarli dei sospetti contro gli stessi.

Né ai minori, né ai loro avvocati è consentito avere accesso alle prove nei loro confronti. Dal 1998 al 2001 i casi di detenzione amministrativa sono sensibilmente diminuiti, per incrementare nuovamente dopo il 2001.

Nel maggio del 2002 più di 600 palestinesi erano in detenzione amministrativa. Nel gennaio 2003 avevano superato le mille unità. [12]

A titolo meramente esemplificativo si riporta il caso di Mohammad, nato nel 1986, nel Dheisheh refugee camp, Bethlehem, che ha dichiarato ([13]) che nel dicembre  2002 i servizi di sicurezza israeliani (GSS) lo arrestarono quando non aveva ancora 16 anni. Fu portato nella prigione di Atzion e messo in isolamento per quaranta giorni. Fu accusato di essere nemico dello stato di Israele, con l’affermazione che su di lui esisteva un rapporto segreto. Fu torturato durante gli interrogatori, picchiato con un bastone, spente le sigarette sulle gambe, gli orinarono addosso, e lo minacciarlo di strappargli le unghie. Rimase in detenzione amministrativa per sei mesi, che il comando militare prorogò ulteriormente fino ad un tempo complessivo di 21 mesi. La prigione era una tenda con altri detenuti adulti. D’estate vi erano più di 45 ° mentre in invero era freddo e pioveva. C’erano mosche, serpenti e scorpioni nella tenda. Il cibo era insufficiente e qualche volta avariato. Oggi Mohammad è uno studente universitario e spera di arrivare alla pace ma continua a vivere in un posto simile ad un prigione.

La detenzione amministrativa è prevista all’ordine militare n 1229 del 1988.

Questa ordinanza prevede che le autorità militari possono detenere un individuo fino a sei mesi prorogabili di altri sei mesi, senza limiti di tempo e dunque per una durata indefinita, quando abbiano ragionevole dubbio che la sicurezza dell’are a o ragioni di sicurezza pubblica lo richiedono.

I concetti di “sicurezza dell’area” o la “pubblica sicurezza”, non sono definite, e la loro interpretazione dipende dai comandi militari.

Non è previsto alcun controllo giudiziale.

I luoghi della detenzione amministrativa sono situati dentro il territorio israeliano.

Il regime della detenzione amministrativa è diverso in Israele rispetto a quello vigente nei territori occupati. In Israele per esempio, la legge richiede che i detenuti siano portati davanti ad un giudice entro 48 ore, e periodici controlli ogni tre mesi da parte del presidente della corte distrettuale.

Per il diritto internazionale la detenzione amministrativa può essere usata soltanto per prevenire atti di violenza e chiari danni alla sicurezza. Non può essere usata come punizione. La detenzione amministrativa non può essere applicata collettivamente, ma solo su basi individuali, in relazione a sospetti su particolari persone. Devono essere osservati i diritti fondamentali dei detenuti, quali il diritto ad un avvocato, essere portati tempestivamente innanzi ad un giudice.

Coloro che risiedono nei territori occupati, possono essere detenuti solo all’interno di tali territori e non possono essere deportati all’interno del territorio dello stato occupante. Devono essere riforniti di cibo,  abiti visite regolari dei familiari, devono poter continuare a lavorare, e studiare

Il comitato per i diritti umani dell’ONU, nel monitorare il rispetto della convenzione per i diritti civili e politici, che Israele ha ratificato, permette la detenzione amministrativa purchè non sia arbitraria, e conforme a standard minimi internazionali, deve essere basata su procedura stabilite dalla legge, i detenuti devono essere informati delle ragioni della detenzione e la  legalità della detenzione deve essere vagliata comunque da un giudice.

La detenzione amministrativa è altresì soggetta alla disciplina del diritto umanitario internazionale, ed in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra.

Israele afferma che il suo utilizzo negli  OPT, è conforme all’art. 78 che prevede che per imperative ragioni di sicurezza lo stato occupante può adottare misure per proteggere le persone, e può obbligare al soggiorno forzato o l’internamento.

Secondo il parere della massima autorità del Convenzione di Ginevra, il Dr. Hean Pictet, queste misure possono essere utilizzate solo per reali ed imperative ragioni di sicurezza.

Inoltre,
 
ai sensi dell’art.6 della Convenzione, non possono essere applicate dopo  un anno dalla cessazione delle operazioni militari. Essendosi ormai stabilizzata  la situazione all’interno dei territori, secondo lo stesso Pictet, misure repressive contro la popolazione palestinese non possono più essere giustificate. 

L’art. 78 non può dunque essere utilizzato per legittimare la detenzione amministrativa dopo 50 anni di occupazione militare.

 

Principali norme violate

Ar. 49 della Quarta Convenzione di Ginevra: proibisce trasferimenti individuali o di massa, come deportazioni di persone  protette dai territori occupati nel territorio della potenza occupante.

ART. 9 del Patto dei Diritti Civili e Politici.

. 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza della propria
persona. Nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. Nessuno
può esser privato della propria libertà, se non per i motivi e secondo la
procedura previsti dalla legge.

2. Chiunque sia arrestato deve essere informato, al momento del suo
arresto, dei motivi dell’arresto medesimo, e deve al più presto aver notizia
di qualsiasi accusa mossa contro di lui.

3. Chiunque sia arrestato o detenuto in base ad un’accusa di carattere
penale deve essere tradotto al più presto dinanzi a un giudice o ad altra
autorità competente per legge ad esercitare funzioni giudiziarie, e ha diritto
ad essere giudicato entro un termine ragionevole, o rilasciato. La
detenzione delle persone in attesa di giudizio non deve costituire la regola,
ma il loro rilascio può essere subordinato a garanzie che assicurino la
comparizione dell’accusato sia ai fini del giudizio, in ogni altra fase del
processo, sia eventualmente, ai fini della esecuzione della sentenza.
4. Chiunque sia privato della propria libertà per arresto o detenzione ha
diritto a ricorrere ad un tribunale, affinché questo possa decidere senza
indugio sulla legalità della sua detenzione e, nel caso questa risulti illegale,
possa ordinare il suo rilascio.

Art. 78 IV Convenzione di Ginevra (v. sopra)

 

8) Contatti con i genitori 

 

Essendo i fanciulli soggetti particolarmente vulnerabili, è necessario che godano nello stato di detenzione di misure di protezione molto più elevate rispetto a quelle riservate agli adulti, ed è particolarmente importante che ai bambini siano consentiti regolari contatti con le loro famiglie.

Dopo l’arresto, le autorità di Israele abitudinariamente negano alla maggior parte dei bambini palestinesi detenuti il diritto di contattare le loro famiglie.

Questa negazione si concretizza principalmente con due sistemi.

Anzitutto viene negato il diritto di accesso ad un telefono alla maggior parte dei detenuti.

In secondo luogo viene adottata la politica di detenere la maggioranza degli arrestati in prigioni all’interno di Israele. A causa del sistema israeliano di chiusure e check point,  alle famiglie di detenuti è raramente permesso di entrare in Israele, anche solo per andare in visita in una prigione.

Anche quando i bambini sono tenuti all’interno dei territori occupati, il movimento tra i vari centri abitati è limitato da check point e blocchi stradali (in particolare da settembre del 2001), il cui attraversamento è spesso vietato ai familiari.

La maggioranza di detenuti bambini Palestinesi sono detenuti attualmente in prigioni e centri di detenzione all’interno di Israele, lontano dalle loro case e dalle loro famiglie. Al momento della stesura di  questo rapporto, il 53.1% dei bambini Palestinesi viene detenuto nelle strutture all’interno della Linea Verde di Israele. Le strutture sono generalmente gestite dalle forze armate israeliane o dal Servizio di Prigione Israeliano (IPS).[14] Al giugno 2007 l’84,3 % (pari 254 fanciulli) a dei minori affidati all’amministrazione penitenziaria mentre il 15,7 % (pari a 47 fanciulli) è affidato a strutture penitenziarie gestite dall’esercito.

Comunemente, le famiglie all’inizio non sono informate del luogo ove si trova il loro fanciullo.

Così, alla grande maggioranza di bambini prigionieri viene negato il diritto fondamentale di visite familiari, e anche i contatti telefonici, in palese violazione del diritto internazionale.

L’assenza di contatto tra i bambini e i loro genitori lascia i bambini potenzialmente soli in una situazione in cui sono estremamente vulnerabili ed è fonte di un grave disadattamento sociale.

Inoltre, i minori sono costretti a fare scelte critiche riguardanti i loro diritti e la loro salute fisica, senza il consiglio e l’aiuto dei loro genitori come quando essi devono acconsentire ad un trattamento medico o ad affrontare fasi cruciali dei loro processi.

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