Report: “37 bambini esiliati e 253 agli arresti domiciliari”

child_victoryImemc. Il Capo del Dipartimento di censimento del Comitato dei prigionieri palestinesi, Abdul-Nasser Ferwana, ha dichiarato a Imemc che i rapimenti dei bambini sono iniziati nel 2014, intensificandosi dal mese di luglio. Si tratta della più grande campagna di sequestro nei confronti dei bambini palestinesi degli ultimi anni.
Il Comitato ha riferito che i bambini rapiti sono inviati ai tribunali militari israeliani, e sono perseguiti come adulti, mentre i tribunali impongono continuamente multe sulle loro famiglie. Inoltre, i tribunali israeliani spesso costringono i bambini ad allontanarsi dalle loro case per un certo periodo, accompagnati da un genitore o un familiare più anziano, mentre molti sono costretti a rimanere agli arresti domiciliari per periodi prolungati.
Il comitato ha confermato che a 37 bambini è negato l’accesso ai propri quartieri e case, e che 253 sono agli arresti domiciliari.
I tribunali costringono le famiglie a firmare dichiarazioni per rispettare le sentenze, e se il bambino viola tali accordi, i genitori sono a loro volta imprigionati o multati, e il bambino rimandato in prigione.
Il Comitato ha detto che questo tipo di pena trasforma i genitori in carcerieri dei propri figli, trasformando così i verdetti in pene aggravate contro intere famiglie.
I bambini che sono costretti a vivere agli arresti domiciliari, o quelli esiliati dalle loro case e quartieri, devono indossare monitor alle caviglie, direttamente sotto la supervisione della polizia israeliana e delle forze di sicurezza.
Il Comitato dei prigionieri ha denunciato le procedure israeliane e i provvedimenti contro i bambini, e ha affermato che tali misure sono violazioni dirette del diritto internazionale e di tutte le relative convenzioni internazionali per la protezione dei bambini, in particolare la “Convenzione sui diritti del fanciullo”.
Lunedì 26 gennaio, la TV palestinese ha pubblicato un rapporto su un minorenne, identificato come Ahmad Salhab, 15 anni, che è stato costretto agli arresti domiciliari per otto mesi, seguiti da due mesi di esilio dalla sua casa di famiglia a Gerusalemme.
A Salhab è permesso di andare a scuola fino a quando un genitore lo accompagna avanti e indietro casa, la mattina e dopo la scuola a fine giornata.
Ha trascorso i due mesi di esilio nella casa di sua zia in Jabal al-Mokabber nella Gerusalemme occupata.
“Non posso andare a scuola per conto mio; Non posso stare in strada senza un genitore; di solito, mia madre mi porta a scuola, e mio padre mi porta a casa – ha raccontato Salhab alla TV palestinese-, non mi è permesso uscire di casa per nessun altro motivo, non riesco nemmeno a fare un viaggio con i miei genitori…”.
Amjad Abu ‘Asab, capo del Comitato dei genitori dei detenuti a Gerusalemme, ha affermato che le sentenze e le restrizioni israeliane incidono sulle relazioni dei bambini con i loro genitori, che devono agire come carcerieri a casa, al fine di evitare che i propri figli vengano imprigionati da Israele.
“Queste violazioni stanno causando vari problemi psicologici per i bambini; molti soffrono di incontinenza della vescica a causa di traumi psicologici – ha dichiarato – I bambini diventano più isolati, più distanziati dalle loro famiglie e amici. Ciò che Israele sta facendo è una politica ben calcolata per distruggere il tessuto sociale della nostra società”.

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