Report dei giornalisti a bordo della Mavi Marmara.

Istanbul – Free Gaza team. Sono passati 43 giorni dal sanguinoso assalto lanciato dall’esercito israeliano nelle acque internazionali del Mediterraneo. Durante quest’assalto, nove persone sono state uccise, tra cui un giornalista. Noi siamo quindi i superstiti di quell’attacco, i giornalisti che non sono stati zittiti dai proiettili israeliani. Sulle navi viaggiavano circa 60 operatori stampa, provenienti dalla Turchia e da altre parti del mondo, per portare aiuti umanitari alla Striscia di Gaza assediata.

L’azione militare, iniziata all’alba, ha preso di mira sia i giornalisti che gli altri civili. Come tutti gli altri passeggeri della nave, gli addetti stampa hanno visto la morte in faccia.

I soldati – inviati dal ministero della Difesa israeliano – che si sono calati sul ponte dell’imbarcazione, fra le altre cose, ci hanno impedito di svolgere il nostro lavoro. Anzi, ci hanno puniti perché lo stavamo facendo. Questo viola la legge internazionale : lo “Strumento internazionale per la cittadinanza ed i diritti civili”, approvato dall’Onu, e la “Prima dichiarazione dei principi riguardanti la circolazione di massa dei media”, stilata dall’Unesco, includono “la libertà, per i giornalisti, di diffondere informazioni”, e proibisce d’“impedir loro di raccoglier[le]”.

http://solidariosengaza.wordpress.com/2010/07/13/manifiesto-del-grupo-flotilla-free-media-reunido-hoy-en-estambul/

Ci siamo trovati ad affrontare un intervento disumano, irrispettoso dei diritti umani di base. Uno dei nostri colleghi, Cevdet Kiliçlar, è stato freddato con uno sparo alla testa mentre stava facendo il suo dovere di giornalista.

Finita la strage, ci hanno costretti a inginocchiarci sotto il sole cocente, con le mani legate dietro la schiena, senza alcun rispetto per la nostra dignità umana. La nostra connessione satellitare è stata bloccata, e i nostri collegamenti con il mondo esterno sono stati interrotti. I nostri computer, le nostre telecamere, le nostre memory card – in breve, tutta l’attrezzatura necessaria al nostro lavoro è stata confiscata illegalmente, e quel poco che ci è stato restituito era del tutto inutilizzabile, tanto era distrutto.

Oltre all’equipaggiamento, ci sono stati rubati libri, vestiti, scarpe, e persino spazzolini. Ci sono stati confiscati i passaporti e parte del nostro denaro, e niente ci è stato ridato.

Siamo stati arrestati sotto la minaccia delle armi. Siamo finiti in manette. Siamo stati interrogati più e più volte, in maniera illegittima. Siamo stati sottoposti a perquisizioni umilianti, perché nessun’immagine raggiungesse il mondo esterno. Ci è stato detto più volte che essere della stampa non voleva dire nulla. Siamo stati sequestrati e imprigionati illegalmente per due giorni. Per tutto questo tempo, non ci è stato permesso di comunicare neppure con le nostre famiglie. Non ci sono stati assegnati avvocati ; a molti di noi non è stata nemmeno concessa l’assistenza del nostro consolato. Non potevamo né ricevere, né trasmettere informazioni.

Di fronte a queste violazioni non possiamo, non dobbiamo rimanere in silenzio. Né in quanto esseri umani, né in quanto giornalisti. Dobbiamo proteggere i diritti per i quali tanti hanno combattuto e si sono sacrificati, affinché noi oggi potessimo goderne.

Per questo motivo abbiamo fondato un organismo chiamato Flotilla free press (Ffp). Servirà a condividere gli sviluppi e le notizie su quello che ci è successo, e le misure che stiamo prendendo per proteggere i nostri diritti sul sito web con il nome dell’associazione.

Insieme, cercheremo di fare causa per danni morali e materiali, in modo che i colpevoli di quest’orribile crimine siano portati davanti alla giustizia.

Queste sono le informazioni che abbiamo ricevuto dai nostri avvocati – e che vogliamo condividere con voi – sullo status legale dell’operazione israeliana:

  1. Esiste un divieto d’intercettare imbarcazioni in mare aperto in base agli accordi internazionali. Secondo la legge marittima di Ginevra del 1958, e quella dell’Onu del 1983, mare aperto vuol dire acque internazionali, libere dal dominio di ogni stato. Il governo israeliano ha quindi commesso un crimine, e sia chi ha dato l’ordine di attaccare, sia chi ha abbordato la nave dev’essere perseguito da tribunali internazionali indipendenti.
  2. Israele ha infranto la legge sequestrando le nostre attrezzature, e deve immediatamente restituirle intatte.
  3. L’attacco alla Freedom flotilla è stato un attacco contro la libertà di stampa. L’episodio dev’essere indagato da una commissione dell’Onu, e il governo israeliano deve pagare un risarcimento per quello che ha fatto, sia a chi ha sofferto sia ai suoi familiari.
  4. Lo stato israeliano ha fatto un uso spropositato della forza, ignorando le leggi che proibiscono un comportamento simile nei confronti dei giornalisti e dei civili. Le Nazioni unite devono prendere seri provvedimenti nei confronti di Tel Aviv, tenendo conto del fatto che sulla nave non c’era nessun’arma, ma solo aiuti umanitari.
  5. Allo stesso modo, le associazioni giornalistiche internazionali devono emettere delle risoluzioni che condannino il governo israeliano, colpevole di aver impedito ai giornalisti di svolgere il loro lavoro.

 Continueremo nelle nostre richieste alla comunità internazionale.

 Continueremo nella nostra lotta contro gli attacchi ai media liberi.

 Continueremo a riportare la verità.

 Non saremo messi a tacere.

 Con rispetto

 I giornalisti membri della Flotilla free press (Ffp)

http://solidariosengaza.wordpress.com/2010/07/13/manifiesto-del-grupo-flotilla-free-media-reunido-hoy-en-estambul/

http://www.freegaza.org/en/home/56-news/1237-report-of-flotilla-free-media-team-from-their-meeting-in-istanbul

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