Riconciliazione nazionale, Fatah e Hamas discutono per riunioni di alto livello

MEMO e Al-Quds Al-Arabi. Alti funzionari di Fatah e Hamas, e di altre organizzazioni palestinesi, stanno discutendo la creazione di comitati per accelerare le decisioni prese alla riunione tra segretari generali tenutasi a Beirut, la scorsa settimana. All’ordine del giorno ci saranno meccanismi per porre fine alla spaccatura politica che affligge i palestinesi da più di un decennio. È inteso che il comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina discuterà i risultati di tale riunione e si assicurerà che le decisioni vengano prese in considerazione.

I funzionari di Hamas e Fatah stanno lavorando a un consenso sul modus operandi dei comitati e sulle persone che li serviranno, in particolare il comitato di riconciliazione. Una fonte ben posizionata all’interno di Fatah ha detto ad Al-Quds Al-Arabi che la discussione è costruttiva e che il consenso raggiunto sui passi pratici, per affrontare i piani di annessione di Israele e l’accordo di normalizzazione degli Emirati Arabi Uniti, è ancora valido. Anzi, si dice che sia diventato più forte dopo l’incontro di giovedì scorso.

Le candidature per l’adesione al comitato vengono presentate dalle fazioni palestinesi, insieme agli indipendenti. L’intenzione è quella di “lavorare secondo i precedenti accordi firmati dalle fazioni e unirsi di fronte ai complotti che minacciano la causa palestinese”. Si prevede che la composizione dei comitati sarà annunciata all’inizio della prossima settimana.

Secondo Salah Al-Arouri, vice del capo dell’Ufficio politico di Hamas, il movimento comunica quotidianamente con Fatah per garantire risultati positivi. C’è un accordo con Fatah su tre percorsi per affrontare le sfide, ha spiegato. La posizione delle fazioni contro il “piano di pace” di Donald Trump è unanime.

Il membro del Comitato centrale di Fatah, Ahmad Al-Hels, nel frattempo, ha affermato che le condizioni sono ora favorevoli per andare verso l’unità nazionale attraverso la quale tutte le sfide possono essere affrontate. Al-Hels ha aggiunto che l’incontro della scorsa settimana “ha inviato il forte messaggio al mondo e ai loro nemici che i palestinesi hanno grandi speranze e attendono con impazienza la realizzazione pratica di quanto concordato a Beirut”. Ha sottolineato che il termine di cinque settimane fornito dal presidente Mahmoud Abbas sarà più che sufficiente per vedere risultati concreti.

Un secondo comitato delineerà un piano per organizzare e formare una leadership unificata per la resistenza popolare all’occupazione israeliana, con il sostegno dell’OLP. Tale resistenza, è stato notato, è la scelta appropriata in questo momento.

Il leader di Hamas, Ismail Haniyah, ha fatto seguire la sua presenza all’incontro di Beirut con un appello per la formazione di un governo di unità nazionale con ruoli specifici per aiutare a porre fine alla divisione. “Un governo di unità nazionale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza che intraprende tre missioni potrebbe porre fine alla separazione”, ha insistito. Il suo vice, Al-Arouri, ha confermato che Hamas inizierà fermamente a lavorare su ciò con un consenso che porterà cambiamenti strategici e pratici attraverso l’OLP.

(Foto: Il leader del movimento palestinese Fatah Azzam Al-Ahmad (D) e il vice-presidente dell’Ufficio politico del Movimento, Saleh Al-Arouri (S) si stringono la mano dopo aver firmato l’accordo di riconciliazione per costruire un consenso, al Cairo, in Egitto, il 12 ottobre 2017).

Traduzione per InfoPal di L.P.

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