‘Rimettere in campo la mobilitazione per la Palestina’. Due appuntamenti a Roma.

Sabato 24 novembre riunione nazionale a Roma
Rimettere in campo la mobilitazione per la Palestina
ore 10.00 in via Giolitti 231 (lato stazione Termini)
 
Il prossimo anno saranno i sessanta anni dalla Nakba, l’inizio della questione palestinese dovuta all’escalation e all’occupazione delle truppe israeliane nei territori che l’ONU aveva assegnato alla Palestina. Dobbiamo sin da ora confrontarci per mettere in campo un percorso di iniziative in tutte le realtà locali e a livello nazionale.
Il prossimo 29 novembre è la Giornata Internazionale di Solidarietà con la Palestina, una Palestina ancora occupata dagli israeliani e strangolata dall’embargo internazionale, una Palestina per la quale la conferenza truffa di Annapolis non indica alcuna prospettiva realistica, concreta e dignitosa per i diritti storici del popolo palestinese, a cominciare dal diritto al ritorno.
 
Proponiamo a tutte le associazioni, i gruppi, i comitati di solidarietà con la causa palestinese di incontrarci sabato 24 novembre a Roma, alle ore 10.00 (in via Giolitti 231, a fianco della stazione Termini) per discutere il da farsi nei prossimi mesi ed alcune proposte già in viaggio.
Il giorno successivo – domenica 25 novembre – c’è l’assemblea nazionale delle reti e delle organizzazioni contro la guerra, alla quale sarà bene arrivare con proposte, idee e valutazioni quanto più condivise possibile da parte nostra.
 
Per giovedi 29 novembre – Giornata internazionale di solidarietà con la Palestina dichiarata dalle Nazioni Unite – i compagni di Roma propongono iniziative "di comunicazione" (se possibile clamorose) in tutte le città. Sabato 24 parleremo anche di questo

 

Buon lavoro a tutti
 
Il Forum Palestina

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 Domenica 25 NOVEMBRE ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA
       Roma, V.Marsala 42 (Staz.Termini) ore 9.30

       Una assemblea di discussione con le reti e le organizzazioni che
hanno promosso la manifestazione del 9 giugno contro Bush e la politica
militarista del governo Prodi, con le strutture che lottano davvero contro
la guerra, le basi e le spese militari e  ritengono che le politiche di
guerra siano ugualmente scandalose se vengono gestite da un governo di
centrodestra o di centrosinistra. Proponiamo che la discussione riguardi in
primo luogo:

      1) L’avvio di un Tavolo permanente contro la guerra adeguato a
fronteggiare l’escalation della guerra, che è appunto globale e permanente,
che preveda assemblee nazionali periodiche di resoconto, discussione e
decisione sulle iniziative ed un gruppo di lavoro che operi concretamente
tra una iniziativa e l’altra. A questo gruppo è importante che partecipino
sia le organizzazioni e reti nazionali che le reti locali impegnate contro
le missioni, le basi e le spese militari.

      2) La preparazione di due importanti appuntamenti di lotta, e cioè la
manifestazione di Vicenza del 15 dicembre e la Giornata internazionale
contro la guerra e il liberismo del 26 gennaio promossa dal Forum Sociale
Mondiale, che proponiamo venga dedicata in Italia a manifestazioni per il
ritiro di tutte le truppe dai fronti di guerra, per la chiusura delle basi
militari e la drastica riduzione delle spese di guerra. Tra gennaio e
febbraio si dovrà inoltre votare per il rinnovo truppe in Afghanistan e
negli altri teatri di guerra.

      C’è necessità di un confronto approfondito sugli scenari di guerra che
si delineano con sempre maggiore intensità, a partire dal quadrante
mediorientale. In questo crescente militarismo le responsabilità del governo
Prodi sono enormi: basti guardare alla Finanziaria varata al Senato, con
l’ulteriore (dopo quello altrettanto consistente dell’anno scorso) aumento
dei finanziamenti alle Forze armate, alle missioni militari, alle basi (con
lo stanziamento per il Dal Molin) e al complesso militare-industriale.

      Contrastare la politica di guerra significa manifestare contro il Dal
Molin il 15 a Vicenza (dove ci auguriamo di non vedere quei parlamentari che
hanno appena votato il finanziamento per la costruzione della nuova base,
nonchè gli stanziamenti per le missioni di guerra e l’aumento di spesa per
le armi) e impedire poi in ogni modo che inizino i lavori della base, ma è
necessario battersi a 360° contro l’insieme di una politica estera e
militare che vede il rinnovo delle missioni belliche, l’accordo militare
Italia-Israele e l’embargo alla Palestina, l’acquisto dei caccia F35,
l’ampliamento delle altre basi, l’adesione allo scudo missilistico USA, le
minacce di guerra all’Iran.

      Facciamo appello all’organizzazione ed all’autonomia del movimento
contro la guerra per non dover convivere ancora con la tesi della "riduzione
del danno" e le logiche compromissorie che hanno consentito la politica
militarista dell’attuale governo in continuità con quelli precedenti.

      Reti e organizzazioni contro la guerra, le basi e le spese militari
     adesioni e informazioni: 9giugnonobush@libero.it

 

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