Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.

Risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2008 sulla situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane

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Detenuti palestinesi nelle carceri israeliane

Risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2008 sulla situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane
   

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Medio Oriente,

–   vista la dichiarazione resa al Parlamento europeo dal Commissario Benita Ferrero Waldner il 9 luglio 2008 sulle condizioni dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane,

–   visti l’accordo di associazione UE-Israele e i risultati dell’ottava riunione del Consiglio di associazione UE-Israele, tenutasi il 16 giugno 2008,

–   viste la relazione elaborata dalla sua delegazione ad hoc in visita in Israele e nei Territori palestinesi (30 maggio-2 giugno 2008) e le relative conclusioni,

–   viste le Convenzioni di Ginevra, in particolare la Convenzione IV relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra, del 12 agosto 1949, e segnatamente i suoi articoli da 1 a 12, 27, da 29 a 34, 47, 49, 51, 52, 53, 59, da 61 a 77 e 143,

–   vista la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici del 1966,

–   vista la relazione annuale 2007 del Comitato internazionale della Croce Rossa, e più in particolare la sezione relativa ai Territori palestinesi occupati,

–   viste le relazioni pubblicate nel 2006, 2007 e 2008 dalla commissione pubblica contro la tortura in Israele, con il contributo finanziario della Commissione europea e di vari Stati membri,

–   viste le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite sul conflitto in Medio Oriente,

–   visto l’articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che negli ultimi anni Israele si sta trovando di fronte a molti attacchi terroristici mortali contro la propria popolazione civile e considerando che le autorità israeliane hanno adottato una serie di misure per prevenire tali azioni terroristiche, compreso l’arresto di sospetti militanti palestinesi, ma considerando altresì che la lotta contro il terrorismo non giustifica le violazioni del diritto umanitario,

B.   considerando che attualmente più di 11 000 palestinesi, tra cui centinaia di donne e bambini, sono rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani e che la maggior parte di tali detenuti sono stati arrestati nei Territori palestinesi occupati,

C.   considerando che, secondo la Convenzione sui diritti del fanciullo, di cui Israele è parte firmataria, per minori si intendono gli esseri umani di età inferiore ai 18 anni; considerando tuttavia che i minori palestinesi, in base ai regolamenti militari israeliani applicati nei Territori palestinesi, sono considerati adulti a partire dall’età di 16 anni e sono spesso detenuti in condizioni inadeguate,

D.   considerando che 198 palestinesi sono stati liberati dal governo israeliano il 25 agosto 2008 quale gesto di buona volontà e al fine di consolidare la fiducia reciproca e considerando che fra le due parti sono in corso ulteriori trattative per conseguire un accordo più completo sul rilascio di altri prigionieri,

E.   considerando i recenti passi concreti compiuti dal governo di Israele e da quello del Libano per lo scambio di prigionieri con le salme di soldati israeliani,

F.   considerando che circa 1 000 prigionieri sono detenuti in Israele in base a "ordini di detenzione amministrativa", con la possibilità di fare ricorso, ma senza capi d’accusa, senza processo e senza godere del diritto alla difesa e considerando altresì che tali "ordini di detenzione amministrativa" possono essere prolungati per anni, e in taluni casi lo sono,

G.   considerando che le relazioni sui diritti umani indicano che i prigionieri palestinesi sono vittime di abusi e torture,

H.   considerando che per la stragrande maggioranza dei prigionieri palestinesi detenuti in carceri situate nel territorio israeliano, è spesso impossibile o molto difficile esercitare il diritto di ricevere visite da parte delle loro famiglie, nonostante le richieste in tal senso rivolte a Israele dal Comitato internazionale della Croce Rossa,

I.   considerando che la questione dei detenuti ha importanti implicazioni politiche, sociali e umanitarie e che l’arresto di 48 membri eletti del Consiglio legislativo palestinese e di altri consiglieri locali ha gravi conseguenze sull’evoluzione politica nel territorio palestinese occupato, considerando che il "Documento del detenuto", adottato nel maggio 2006 da leader politici palestinesi detenuti di varie fazioni è servito da base per la riconciliazione nazionale ed ha aperto la strada alla costituzione di un governo di unità nazionale,

J.   considerando che le relazioni tra le Comunità europee e Israele, ai sensi dell’articolo 2 dell’Accordo di associazione UE-Israele, sono basate sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che costituiscono un elemento essenziale di detto accordo; considerando che il piano d’azione UE-Israele sottolinea il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario fra i valori condivisi dalle due parti,

1.   plaude alla recente decisione del governo israeliano di liberare alcuni prigionieri palestinesi, poiché si tratta di un gesto positivo per rafforzare l’Autorità palestinese e per instaurare un clima di fiducia reciproca;

2.   chiede che Hamas e Israele si attivino ai fini dell’immediata liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit;

3.   sottolinea che la questione dei detenuti politici palestinesi ha un notevole impatto tanto sulla società palestinese quanto sul conflitto israelo-palestinese e ritiene che, in tale contesto, il rilascio di un numero considerevole di prigionieri palestinesi nonché il rilascio immediato dei membri del Consiglio legislativo palestinese detenuti tra cui Marwan Barghouti potrebbe rappresentare un passo concreto verso la creazione di un clima di fiducia reciproca al fine di conseguire progressi sostanziali nel quadro dei negoziati di pace;

4.   sostiene le legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza; reputa che tutti i prigionieri debbano essere trattati nel pieno rispetto dello Stato di diritto, il quale rappresenta un aspetto cruciale per un paese democratico;

5.   invita Israele a garantire il rispetto degli standard minimi in materia di detenzione, a istituire dei processi per tutti i detenuti, a porre fine al ricorso alla "detenzione amministrativa" e ad adottare misure adeguate per i minori e per le visite in carcere ai detenuti, in conformità delle norme internazionali, inclusa la Convenzione sui diritti dell’infanzia e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

6.   esprime preoccupazione per la situazione delle prigioniere palestinesi e dei detenuti vulnerabili che, secondo quanto riportato, sono vittime di maltrattamenti e non hanno accesso alle cure sanitarie;

7.   invita l’Autorità palestinese a fare tutto il possibile per evitare atti violenti o terroristici, specialmente ad opera di ex detenuti e, in particolare, ad opera di bambini;

8.   è convinto che il rafforzamento delle relazioni UE-Israele debba essere coerente e collegato al rispetto, da parte israeliana, degli obblighi internazionali di tale paese ai sensi del diritto internazionale;

9.   plaude alla decisione adottata in occasione dell’ottava riunione del Consiglio di associazione UE-Israele di istituire una sottocommissione per i diritti dell’uomo a pieno titolo, in sostituzione dell’attuale gruppo di lavoro sui diritti dell’uomo; chiede di consultare ampiamente e coinvolgere pienamente le organizzazioni per i diritti dell’uomo e le Organizzazioni non governative in Israele e nei Territori palestinesi occupati per quanto attiene al monitoraggio dei progressi compiuti da Israele ai fini del rispetto dei suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale;

10.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo israeliano, alla Knesset, al Presidente dell’Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese, all’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all’inviato del Quartetto per il Medio Oriente, al Presidente dell’Assemblea parlamentare euro-mediterranea, all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo e al Comitato internazionale della Croce Rossa.

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