Senza confini.

Da Maan News del 25 marzo.

Senza confini

Di Uri Avnery

INCREDIBILE! Nelle scuole dell’obbligo palestinesi non c’è traccia di Linea Verde! Non riconoscono l’esistenza di Israele fin dai confini del 1967! Dicono che “gangs sioniste” hanno rubato il paese agli arabi! Ecco come hanno avvelenato le mente dei loro bambini! 

Queste rivelazioni scioccanti sono state pubblicate questa settimana in Israele e in tutto il mondo. La conclusione è evidente: l’autorità palestinese, che è responsabile delle scuole dell’obbligo, non può essere un partner nei negoziati di pace. 

Che shock! 

Questa è la verità, non c’è niente di nuovo. Da pochi anni, mentre tutti gli altri argomenti per rifiutarsi di parlare con le autorità palestinesi si sono ormai indeboliti, ancora un argomento è rimasto scoppiettante: le scuole dell’obbligo palestinesi invitano alla distruzione di Israele! 

L’avvertimento è sempre fornito da una delle istituzioni “professionali” che trattano questa questione. Queste sono per lo più delle istituzioni, camuffate in corpi “scientifici”, che sono state generosamente finanziate dagli ebrei-americani multimilionari. Squadre di impiegati stipendiati vengono utilizzati per il mondo dei giornali arabi  e delle scuole, con un obiettivo ben preciso: dimostrare che sono anti-semitiche, predicano l’odio per Israele e invitano ad uccidere gli ebrei. In tutto questo mare di parole, non è molto difficile trovare delle citazioni adatte, ignorando le altre cose. 

Così ora è perfettamente chiaro: le scuole palestinesi predicano di odiare Israele! Stanno addestrando una nuova genarazione di terroristi! Allora, certamente non può esserci alcuna questione di Israele né il mondo riuscirà a porre fine all’assedio sull’autorità palestinese! 

Bene! E dalla nostra parte cosa si dice? Cosa fanno le nostre scuole dell’obbligo? 

Appare la Linea verde? Riconoscono il diritto dei palestinesi a stabilire uno stato sull’altro lato dei confini fissati nel 1967? Insegnano ad amare e rispettare i palestinesi (e addirittura l’esistenza della Palestina)? Rispettano comunque gli arabi in generale? Conoscono l’Islam? 

La risposta a tutte queste domande è, ovviamente, no! 

Recentemente il Ministro dell’Educazione Yuli Tamir ha rivelato una notizia falsa dicendo che ha intenzione di tracciare la Linea Verde nelle scuole dell’obbligo, da cui era stato rimossa circa 40 anni fa. Fin dall’asilo, fino alle superiori, i bambini israeliani imparano che gli arabi non hanno il diritto ad avere alcuna patria. Al contrario, è chiaro che la terra appartiene solo a loro, che Dio gliel’ha data personalmente, che furono poi cacciati dai Romani dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C., ma che vi ritornarono con l’inizio del movimento sionista. Fin da allora, gli arabi hanno cercato di distruggerli, nel 1936, le “gang” (termine ufficiale israeliano per indicare i combattenti della rivolta araba) li attaccarono e li uccisero. E così fino ad oggi. 

Ai bambini israeliani inoltre viene insegnato che gli arabi sono genti primitiva, che hanno una cultura povera e una religione assassina. E così si porteranno dietro questa visione delle cose fin quando non entreranno nell’esercito, e questo loro punto di vista automaticamente si rafforzerà. L’umiliazione quotidiana di donne, anziani, non dovrebbe essere possibile altrimenti. 

Il problema è se le scuole dell’obbligo realmente influenzano i bambini. 

Fin dalla loro prima infanzia, i bambini assorbono l’atmosfera in cui vivono e da cui sono circondati, le conversazioni a casa, quello che vedono in televisione, ciò che succede per strada, le opinioni dei compagni di scuola: tutto questo li influenza molto più dei testi scritti dei libri, che in alcuni casi sono interpretati dagli insegnanti, che sono soggetti loro stessi a queste influenze. 

Un bambino arabo vede alla tv una povera donna anziana che si lamenta per la demolizione della sua casa, vede sui muri delle strade le foto dei martiri eroi, i figli dei loro vicini, che hanno sacrificato le loro vite per il loro popolo e il loro paese, ascoltano ciò che è accaduto al cugino per esempio che è stato assassinato dal demonio ebreo, apprende da suo padre che non può comprare carne né uova, perché gli ebrei non gli permettono di lavorare quel giorno e di portare dunque il cibo a casa. Spesso per qualche giorno non c’è acqua in casa, la mamma gli racconta dei suoi nonni che si sono distrutti dal dolore per 60 lunghi anni in un miserabile campo profughi in Libano. Sa che la sua famiglia è stata portata fuori dal proprio villaggio, che è diventato di Israele e ora vi stanno abitando gli ebrei. L’eroe della sua classe è il ragazzo che riesce ad attaccare un carro armato israeliano, o che ha il coraggio di gettare una pietra da una distanza di 10 metri contro un soldato che lo sta giusto puntando con la sua pistola. 

Una volta siamo andati in un villaggio palestinese per aiutare i suoi abitanti a ricostruire una casa che era stata demolita il giorno prima dall’esercito. Mentre gli adulti stavano finendo il tetto, i bambini del luogo si erano riuniti attorno a Rachel, mia moglie, mostrando un sincero interresse verso la sua macchina fotografica. La conversazione che venne fuori fu questa: “Di dove sei?” Americana?” “No, sono di qui”. “ Sei cristiana?”. “No, ebrea”. “Ebrea?” (E scoppiarono in una risata). Gli ebrei sono così: “Boom boom boom!” ( e hanno fatto il gesto dei soldati con in mano la pistola) “No, veramente, di dove sei?”. “Sono israeliana, siamo ebrei”, (I bambini si scambiarono degli sguardi). “Perchè sei venuta qui?” “Per aiutarvi nel lavoro” (si misero a ridere). Uno dei ragazzi corse da suo padre: “Questa donna dice che sono ebrei”. “E’ vero”. Confermò il padre imabarazzato, sono ebrei, ebrei buoni. Il bambino allora tornò indietro. Gli altri lo guardavano non convinti. 

Cosa possono cambiare le scuole?

E dalla parte di Israele cosa possiamo dire? Fin da quando sono piccoli, i bimbi vedono le immagini di attacchi suicidi in tv, di cadaveri disseminati dappertutto, di feriti che vengono portati via in ambulanze con il sangue che scorre da tutte le parti e il rumore delle sirene. Ascoltano che i nazisti hanno massacrato in Polonia l’intera famiglia della madre, e nella loro consapevolezza nazisti e arabi sono la stessa cosa.

Le notizie che ascoltano ogni giorno sono sempre cattive, e raccontano ciò che fanno gli arabi, che vogliono distruggere lo stato e gettarlo a mare. I bimbi iasreliani imparano che gli arabi vogliono uccidere il loro fratello, soldato, senza alcuna ragione, soltanto perché sono degli assassini. Non esiste una vita nei “territori”, forse solo pochi km più in là, li possono raggiungere. Gli unici arabi che incontrano sono gli arabi-israeliani che fanno lavori servili. Ognuno di loro è un potenziale terrorista. 

Per avere un cambiamento nelle scuole che abbia un certo valore, deve prima essere modificata la realtà. Ciò non vuol dire che le scuole non hanno nessuna importanza, anzi, non vanno sottovalutate. 

Mi ricordo di uan lezione in un kibbutzim alla fine degli anni Sessanta. Dopo aver spiegato il bisogno di costruire uno stato palestinese accanto allo stato di Israele (un’idea rivoluzionaria, all’epoca), uno dei kibbutznick mi fermò e mi disse: “Io non capisco! Lei vuole che torniamo ai nostri territori che noi abbiamo conquistato, territori che sono qualcosa di reale, sono terra, acqua. Cosa dobbiamo fare per tornarci? Parole astratte come ‘pace’? In pratica cosa possiamo fare?”. 

Io gli risposi che dal Marocco fino all’Iraq, ci sono decine di migliaia di classi, e in ciascuna di loro è attaccata una cartina. In tutte queste cartine, il territorio di Israele è marcato così “Palestina occupata” oppure è lasciato uno spazio bianco, vuoto. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che il nome di Israele appaia in queste migliaia di mappe. 

Cinquanta anni sono passati, e il nome di “Israele” ancora non appare nelle scuole palestinesi, né presumo, in quelle mappe dal Marocco all’Iraq. E il nome di “Palestina” , certamente non appare in nessuna delle mappe delle scuole isareliane. Soltando quando i giovani israeliani entrano nell’esercito, allora si vede una mappa dei “territori”, con il suo puzzle con le zone A, B, C, le strade bloccate, delineate e separate. 

Una cartina geografica è un’arma. 

Fin dalla mia infanzia in Germania, a cavallo tra le due guerre mondiali, mi ricordo che c’era una cartina che era appesa al muro della mia classe. C’era la Germania che aveva due zone, una (verde, se non mi sbaglio), era il bordo esistente, quello che era stato imposto dal Trattato di Versailles dopo la prima guerra mondiale, l’altra zona, segnata in rosso acceso, era il bordo prima della guerra. In migliaia di classi in tutta la Germania, i bambini vedevano ogni giorno la terribile ingiustizia perpetrata contro la Germania, quando pezzi vennero strappati da ogni lato. Così è stata nutrita a generazione che ha riempito i ranghi della macchina bellica nazista nella II Guerra mondiale.

(A questo proposito, dopo circa 50 anni, ho avuto modo di visitare ancora quella scuola, e ho chiesto della mappa. In pochi minuti mi risposero che non c’era più in archivio). 

Ripeto cosa avevo detto allora: “Lo scopo di tutto questo è che il bambino a Ramallah veda prima con i suoi occhi, sul muro della sua classe, una cartina in cui lo stato di Israele è marcato, così anche il bambino di Rishon-le-Zion veda prima con i suoi occhi una cartina in cui  lo stato di Palestina è marcato, per un accordo.

Questo è impossibile dal momento che Isarele non ha confini. Come si può definire su una cartina uno stato se questo viene rifiutato, consapevolmente dal primo giorno della sua nascita? Come si può allo stesso modo chiedere al ministro dell’educazione palestinese di pubblicare una cartina con lo stato di Palestina se esso non esiste ancora?

Molti politici supportano l’idea della compresenza di due stati, Tzipi Livni, il ministro degli esteri, si oppone invece all’intenzione della sua collega, ministro dell’educazione Yuli Tamir, di definire una Linea Verde come confine. 

Pace che vuol dire confine, un confine disegnato da un accordo. Senza confine non può esserci pace.

(Traduzione di Silvia Marchionne)

© Agenzia stampa Infopal
E' permessa la riproduzione previa citazione della fonte "Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"