Settant’anni di Israele: fondato sul terrorismo, giustificato dalla propaganda, sostenuto dai provinciali

Russia-insider.com. Di Philip Giraldi. Uno studio condotto da una società di consulenza e ricerca con sede a Toronto ha rivelato che negli ultimi cinquant’anni le notizie su Israele diffuse dai media mainstream sono state distorte per presentare lo stato ebraico in termini positivi, ignorando la difficile situazione dei palestinesi sotto l’occupazione israeliana.

Lo studio sui media, basato su un’analisi computerizzata di 50 anni di dati, ha rilevato che i principali quotidiani degli Stati Uniti hanno fornito notizie sistematicamente distorte e pro Israele sulla questione Israelo-Palestinese. La distorsione nella copertura delle notizie comprende sottili manipolazioni come l’uso di associazioni di termini favorevoli a Israele e dispregiative nei confronti dei palestinesi, nonché la pubblicazione persistente di storie di elogio per Israele, evitando di riferire qualsiasi argomento di sostegno al punto di vista arabo messo al bando.

I ricercatori di 416 Labs hanno valutato i titoli e gli articoli presi ​​dai cinque principali quotidiani statunitensi: il Chicago Tribune, il Los Angeles Times, il New York Times, il Washington Post e il Wall Street Journal nel il periodo tra il 1967 e il 2017. Giugno 1967 è stato scelto per comprendere la copertura della guerra dei sei giorni e le sue conseguenze, quando Israele attaccò Giordania, Egitto e Siria per iniziare la sua occupazione militare del territorio palestinese in Cisgiordania e Gaza.

Nessuno dovrebbe essere sorpreso dal pregiudizio dei media a favore di Israele dato il predominio dei proprietari e dei redattori ebrei nei maggiori mezzi di comunicazione, ma lo studio potrebbe aver fatto un passo avanti facendo notare – come ha fatto il deputato Paul Findley nel 1985 nel suo libro “They Dare to Speak Out” – che  gran parte del pregiudizio proviene dai corrispondenti stranieri che coprono il Medio Oriente per gli Stati Uniti e per i media europei, anch’essi prevalentemente ebrei. Riesaminando l’israelofilia, per trovare una simile copertura pro Israele si potrebbe risalire ancora più in dietro nel tempo, fino alla fondazione dello stato nel 1948.

Nel dare forma alla percezione favorevole di Israele si è anche considerato il contributo dei film e della televisione hollywoodiani controllati dai sionisti, che hanno ritratto l’eroismo ebraico ignorando il terrorismo sionista diretto sia contro la popolazione palestinese indigena che contro le autorità del mandato britannico antecedente lo stato di Israele. Il film Exodus ha modellato la percezione di molti americani sui fatti del Medio Oriente, mentre il flusso costante di film legati all’olocausto, che seguendo una narrativa standard ignorano molti problemi, perpetua la sofferenza e il vittimismo ebraici.

In verità nessuno dovrebbe credere alla narrativa della creazione di nessun paese, sin dai tempi dell’Eneide di Virgilio pensata per presentare un ritratto idealizzato in gran parte privo di fatti. I nazionalisti inevitabilmente distorcono la storia per sostenere la propria visione della patria e la sua nascita, ma la storia di Israele è insolita in quanto è piena di bugie dall’inizio alla fine. Anche prima della creazione di uno stato ebraico, i sionisti incoraggiarono l’emigrazione ebraica dall’Europa alla Palestina, allora controllata dai turchi. Hanno coniato l’espressione “una terra senza popolo per un popolo senza una terra“, una bugia bella e buona essendo la Palestina completamente abitata da arabi palestinesi, musulmani e cristiani, più una piccola minoranza ebraica. Questa espressione è stata recentemente sostituita con un’altra, che spiega come Israele abbia fatto “fiorire il deserto”, come se la terra prima dell’arrivo in massa degli ebrei non fosse stata coltivata – altra bugia. E questa è, a proposito, un’espressione favorita dell’aspirante sionista alla presidenza Kamala Harris, eccellente esempio di “progressista per Israele soltanto”.

Israele è stato fondato come un prodotto del terrorismo, si potrebbe dire il primo terrorismo di “stile moderno”, che ha agito con bombardamenti di obiettivi non militari e massacri casuali di civili. In un famigerato attacco al villaggio di Deir Yassin, il 9 aprile 1948, più di duecento palestinesi potrebbero essere stati massacrati da terroristi ebrei affiliati ai gruppi Irgun e Lehi. Il conteggio esatto delle vittime è sconosciuto perché una successiva squadra di pulizia sionista ha sistematicamente distrutto molti dei cadaveri.

Dati i disordini in Palestina e l’agitazione degli ebrei britannici, il Regno Unito era ansioso di limitare le perdite, e Harry Truman, presidente americano che ha beneficiato del sostegno finanziario e politico ebraico per la sua rielezione, era ugualmente disposto a sostenere la creazione di un Stato ebraico come un quid pro quo. Anche se gli ebrei erano una minoranza distinta nella nuova Israele-Palestina, essi hanno ottenuto quasi la metà del territorio, nonostante il mandato delle Nazioni Unite esplicitasse che i diritti della popolazione indigena non avrebbero dovuto essere compromessi dai nuovi arrivi.

Ma i nuovi arrivati ​​dall’Europa e dall’America non erano d’accordo con questo approccio imparziale. Essi hanno assassinato il mediatore dell’Onu, il conte Folke Bernadotte, che aveva salvato molti ebrei nell’Europa occupata dai nazisti, e hanno iniziato ad attaccare i loro vicini arabi, costringendone 700 mila ad abbandonare le loro case e uccidendone molti nel processo di evacuazione. Con quell’atto di terrore e con una successiva guerra combattuta contro i suoi vicini, Israele ottenne altra terra, prima che la linea verde fosse stabilita come parte di un accordo di armistizio del 1949 gestito dall’Onu per dividere Israele dalla Cisgiordania e da Gaza, allora sotto la giurisdizione rispettivamente di Giordania e Egitto.

E poi arrivò la miracolosa Guerra dei Sei Giorni del giugno 1967, riguardo alla quale i raggianti resoconti dei media descrivevano come Israele venne attaccato simultaneamente da Giordania, Siria ed Egitto e come, lottando duramente, ottenne una vittoria decisiva, occupando le parti di Gerusalemme che ancora non controllava, le alture del Golan, la Cisgiordania e Gaza. L’unico problema di questa storia è che fu Israele a iniziare la guerra, attaccando e distruggendo le forze aeree arabe senza una dichiarazione di guerra mentre i loro aerei si trovavano a terra. Prive di copertura aerea, le forze di terra arabe non potevano vincere.

Israele ha anche incluso, nel suo trionfo della Guerra dei Sei Giorni, il tentato affondamento della nave di raccolta dati dell’intelligence americana. La Uss Liberty si trovava nelle acque internazionali, quando fu attaccata l’8 giugno. Trentaquattro membri dell’equipaggio furono uccisi e 171 feriti nell’unico attacco su una nave militare statunitense in tempo di pace che non fu mai completamente investigato dal Pentagono a causa della riluttanza del presidente Lyndon B. Johnson a offendere gli ebrei americani. Gli israeliani e i loro apologeti hanno affermato che l’attacco è stato un caso di “nebbia di guerra” o “un errore”: entrambe bugie opportuniste presentate dalla convincente Agenzia per la sicurezza nazionale, come emerso da prove divulgate di recente. E gli israeliani continuano a ricevere assistenza militare da Washington nonostante l’uccisione di membri del servizio militare americano. 3,8 miliardi dollari l’anno garantiti per i prossimi dieci anni più stanziamenti speciali secondo necessità.

Anche quando gli israeliani mentono in maniera evidente, gran parte dei media e degli opinionisti sono  disposti a perdonare loro i loro debiti, qualunque cosa facciano o dicano. Le bufale più grosse su Israele sono che esso è una democrazia e che è il migliore amico e alleato dell’America. Non è né l’una né l’altro. Ha più di 50 leggi che discriminano gli arabi, ora si definisce “stato ebraico” e recentemente ha legalizzato il divieto di residenza, per i non ebrei, da aree e città residenziali. Occupa inoltre i Territori palestinesi, dove gli abitanti originari non hanno diritti ma vivono sotto la legge marziale. E lo stato ebraico non è mai stato un alleato americano in termini pratici, in quanto non ha alcun obbligo di sostenere Washington in nessuna circostanza, anche se un generale dell’aeronautica statunitense ha dichiarato che le sue truppe sono pronte a morire per Israele.

Alcune altre bugie recenti comprendono la propagazione di una narrativa secondo cui i palestinesi non esistono come popolo, che la Palestina non è mai stata un paese e quindi mai dovrebbe esserle riconosciuto questo status, e che non c’è pace in Medio Oriente perché gli arabi non hanno mai accettato le generose offerte fatte dagli israeliani per risolvere i problemi con i palestinesi, che sono, comunque, i soli responsabili della loro sfortunata situazione, in quanto gli insediamenti israeliani in espansione sulle loro terre non sono di ostacolo alla pace. Tutte bugie.

Un’altra grande bugia riguarda il modo in cui Israele spia gli Stati Uniti. Israele è il paese “amico” numero uno quando si tratta di rubare segreti americani, sia commerciali che militari. Quando Jonathan Pollard ha rubato più informazioni classificate negli Stati Uniti rispetto a qualsiasi spia della storia, gli amici di Israele si sono affrettati a spiegare che era stato tutto un errore, che Pollard era solo un tipo strano. E il governo israeliano accettò di restituire ciò che aveva rubato, ma poi non lo fece, e usò invece le informazioni rubate per un baratto con l’allora nemico dell’America, l’Unione Sovietica, guadagnandone un permesso di migrazione per gli ebrei dall’Urss.

Un’altra conseguenza di atti di spionaggio, che ha prodotto tutta una sequenza di menzogne ​​ed evasioni israeliane riguarda l’11 settembre, su cui il Mossad quasi certamente era come minimo al corrente di ciò che stava per accadere, grazie al suo programma di spionaggio illegale negli Stati Uniti. Ricordate gli israeliani danzanti del New Jersey durante il crollo delle torri gemelle? E le centinaia di “studenti d’arte” che vendevano il loro lavoro in tutti gli Stati Uniti, attuando sia una truffa che una rete di spionaggio?

Tra le menzogne ​​più recenti troviamo ripetute asserzioni secondo le quali gli iraniani avrebbero un programma nucleare segreto finalizzato alla produzione di una bomba in “sei mesi”, qualcosa che Benjamin Netanyahu ci ricorda dal 1993. E i subdoli persiani starebbero anche sviluppando missili balistici che possono essere usati per attaccare Europa e America, una menzogna particolarmente pericolosa in quanto è stata ripresa e ripetuta fino alla nausea dal buffo triumvirato di Washington composto da Bolton, Pompeo e Pence, che oggi attraversa il pensiero profondo della politica estera statunitense. Questa accusa potrebbe facilmente portare al coinvolgimento degli Stati Uniti in una guerra combattuta per Israele che si potrebbe ragionevolmente evitare in quanto non c’è alcuna minaccia iraniana né esistono interessi vitali a sostegno di una guerra contro l’Iran.

Ma la più grande menzogna di tutte è l’attuale affermazione che l’antisemitismo si sta diffondendo in tutto il mondo, richiedendo ancora più protezione e deferenza nei confronti degli ebrei della diaspora e dello stato di Israele. Ciò si basa su una menzogna fondamentale, che la critica a Israele è ipso facto antisemita e ignora il fatto che la critica si riferisce in modo schiacciante al comportamento di Israele e Netanyahu. Israele, a prescindere dalle sue pretese, è un paese, e il giudaismo è una religione. È infatti particolarmente pericoloso, e dannoso per la religione combinare deliberatamente i due, come viene fatto da Netanyahu e dai molti ebrei americani apologeti seriali per Israele.

In effetti, Israele e i suoi partigiani stanno usando le bugie per cambiare il modo in cui il pubblico vede la questione dell’antisemitismo e sono disposti a farlo legiferando per imporre il modo in cui la gente pensa, per includere l’uso di sanzioni legali consistenti in multe e imprigionamento per i critici del silenzio. Se la legislazione attualmente in discussione al Congresso verrà mai implementata, sarà la morte della libertà di parola negli Stati Uniti. Se tale assurdità ha credito lo si deve alla corruzione israeliana sia nel governo americano che nei suoi mezzi di informazione. È la verità assoluta che non troveremo mai discussa da nessuna parte, nei giornali o nei reportage televisivi.

Questa tendenza a criminalizzare le critiche nei confronti di Israele ha portato i gruppi ebraici e alcuni governi a collaborare alla promulgazione di statuti di “crimine d’odio” e di altre barriere legali per proteggere le colpe israeliane. Ma Israele non è e non dovrebbe essere protetto dalle critiche. È un paese che si comporta molto male e, si potrebbe aggiungere, pericolosamente, non solo con i suoi vicini ma con il mondo intero, in quanto ha nelle sue mani la potenzialità di intensificare il suo coinvolgimento in Siria e di causare una conflagrazione nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia. Le menzogne ​​di Israele dovrebbero essere riconosciute per quello che sono e dovrebbero essere boicottate e sanzionate fino al ritorno alla ragione. In caso contrario, Israele andrebbe completamente ignorato.

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

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