Sette esperti dell’ONU chiedono una soluzione immediata per la crisi elettrica di Gaza

PIC. Mercoledì, sette relatori dell’ONU hanno sollecitato la comunità internazionale a prestare attenzione alla sofferenza umanitaria nella Striscia di Gaza e hanno invitato le parti assedianti a porre fine immediatamente alle misure punitive di massa contro la popolazione, in particolare per quanto riguarda l’elettricità.

“I due milioni di residenti di Gaza soffrono a causa di una crisi umanitaria che è interamente creata dall’uomo”, hanno detto i relatori in una dichiarazione. “Rappresenta il totale fallimento di tutte le parti nel  rispettare i loro obblighi nei diritti umani fondamentali, compreso il diritto inalienabile alla vita”.

“I rapporti indicano che l’elettricità è ora disponibile per sei ore consecutive al massimo, spesso meno, seguita da periodi di blackout di 12 ore. La situazione è insostenibile”, avvertono.

Gli esperti hanno dichiarato che la recente attuazione israeliana di una decisione dell’Autorità Palestinese (ANP) di ridurre ulteriormente l’approvvigionamento elettrico del 40 per cento avrebbe portato a un deterioramento senza precedenti nella fornitura di servizi indispensabili.

“Israele, come potenza occupante che controlla l’ingresso e l’uscita delle merci e delle persone – hanno spiegato gli esperti -, ha la responsabilità principale del peggioramento della situazione e deve rispettare gli impegni assunti nel diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”.

I relatori hanno tuttavia espresso la loro convinzione che l’attuale disputa tra ANP e Hamas riguardo le tasse sul carburante imposte dal primo ha portato a recenti ulteriori tagli e ha contribuito a peggiorare notevolmente la crisi.

Invitano la comunità internazionale a non chiudere gli occhi su Gaza e hanno chiesto la fine completa e immediata del decennale blocco che “costituisce una punizione collettiva contraria al diritto internazionale”.

Il combustibile recentemente fornito dall’Egitto ha dato un po’ di respiro, ma non è una soluzione permanente, hanno aggiunto gli esperti, avvertendo che l’attuale crisi elettrica interessa i servizi sanitari e quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana.

“Molte sale operatorie sono state chiuse, i servizi sanitari di base sono stati drasticamente tagliati, le apparecchiature diagnostiche complesse e gli interventi sono disponibili solo a intermittenza”.

Gli esperti hanno osservato che l’acqua potabile desalinizzata diventa sempre meno disponibile, mentre le acque reflue non trattate continuano a essere scaricate nel Mediterraneo al ritmo di 100 milioni di litri al giorno e ciò potrebbe peggiorare la contaminazione della falda acquifera.

“Le famiglie stanno lottando per conservare in modo sicuro e preparare cibo senza refrigerazione, una ricetta per il disastro quando è combinata con i servizi sanitari indeboliti. La cottura, il riscaldamento, l’illuminazione e altri fondamenti del diritto all’abitazione sono a rischio. Le persone con disabilità, gli anziani e le donne in particolare sono duramente colpiti”.

“Anche il settore agricolo soffre per un’irrigazione gravemente limitata, che peggiorerà l’insicurezza alimentare diffusa se la situazione continuerà così”.

Secondo loro, la crisi elettrica ha aumentato di molto la sofferenza della popolazione, che ha già sopportato anni di lotta, povertà e attacchi militari.

“Questa crisi attuale aumenta soltanto il crescente senso di disperazione e di sconforto dei residenti”, hanno sottolineato gli esperti, avvertendo che dopo 10 anni di chiusura e di blocco, Gaza sta vivendo con uno dei tassi di disoccupazione più alti del mondo, in stagnazione economica e in marcia verso il “de-sviluppo”.

“Questa crisi paralizzante è imposta a persone le cui forze di sopravvivenza erano già al punto di rottura. L’economia si trova di fronte a danni irreparabili. Come in qualsiasi crisi, i più poveri e i più vulnerabili soffrono maggiormente”, hanno sottolineato gli esperti dei diritti umani.

Da parte sua, l’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, con sede a Ginevra, ha accolto con favore l’affermazione emessa dai relatori dell’ONU e ha sottolineato la necessità che tutte le parti risparmino ai civili le conseguenze delle differenze politiche.

L’organizzazione ha avvertito le parti interessate, in particolare Israele, di tornare sulla posizione dei relatori e ha chiesto un’azione internazionale unificata che ponga fine alle sofferenze della popolazione di Gaza.

La dichiarazione è stata rilasciata dai seguenti esperti dell’ONU:

Michael Lynk, relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi occupati dal 1967; Dainius Puras, relatore speciale sul diritto alla salute; Leilani Farha, relatore speciale sull’abitazione adeguata come componente del diritto ad un adeguato livello di vita, e sul diritto alla non discriminazione; Hilal Elver, rapporto speciale sul diritto al cibo; Philip Alston, relatore speciale sulla povertà estrema e sui diritti umani; Lo Heller, relatore speciale sul diritto umano alla sicurezza dell’acqua potabile e alle impianti igienici; Sad al-Fararji, relatore speciale sul diritto allo sviluppo.

Traduzione di Edy Meroli

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