Sohaib e Naziha hanno perso gli arti, ma non la speranza

MEMO. La settimana del venerdì 30 marzo 2018 è stata lunga per il ventisettenne Sohaib Qudeh, agricoltore instancabile del quartiere Abbasan situato a Khan Younis, città meridionale della Striscia di Gaza, nell’attesa di poter prendere parte alle proteste della Grande Marcia del Ritorno e per l’Interruzione dell’Assedio. Era il Giorno della Terra Palestinese, al quale Sohaib aveva preso parte da quando aveva 15 anni, ma questa volta sarebbe stato “molto diverso”.

Assieme ad altre migliaia di manifestanti, Sohaib si è avvicinato alla recinzione che si trova lungo il confine orientale della Striscia di Gaza. Ha alzato cartelli e scandito slogan per il diritto al ritorno dei Palestinesi e per rompere l’assedio israeliano, che dura ormai da 12 anni, imposto all’enclave costiera. Naziha, la sorella trentasettenne di Sohaib, si trovava in piedi accanto a lui.

“I manifestanti si sono avvicinati ancor di più alla recinzione ed i cecchini israeliani hanno cominciato a sparare contro di loro. Io e mia sorella siamo fuggiti verso ovest e ci siamo nascosti dietro ad un vecchio e secco albero”, ha raccontato Sohaib a MEMO. “Siamo rimasti immobili dietro l’albero per quasi 15 minuti e, quando gli spari sembravano ormai cessati, ci siamo spostati di circa tre metri. All’improvviso sono caduto a terra dopo aver sentito qualcosa di forte colpire la mia gamba”, ha aggiunto.

Mai più in piedi.

All’inizio Sohaib ha pensato si trattasse di un proiettile ricoperto di gomma, ma quando ha cercato di rimettersi in piedi per riprendere a camminare, la sua gamba non lo ha sorretto e si è accorto che era ricoperta di sangue.

“Non mi sono accorto subito della ferita perchè era calda”, ha affermato. “Sono stato certo di essere stato colpito solo quando non sono riuscito a stare in piedi da solo e quando gli altri manifestanti si sono riuniti attorno a me. In questo momento mi sono sdraiato a terra in attesa che i paramedici mi soccorressero”.

Naziha è rimasta scioccata quando ha visto suo fratello sanguinante, ma ha avuto abbastanza coraggio da correre incontro ai paramedici per chiedere loro di portarlo in ospedale.

“Quando mia sorella ha visto la ferita che sanguinava, è corsa verso i paramedici gridando in cerca di aiuto”, ha detto. “Sono arrivati subito e mi hanno portato in ospedale, dove i dottori hanno riscontrato che il cecchino israeliano aveva colpito la mia gamba con un proiettile esplosivo danneggiandola a tal punto che è stato necessario amputarla”.

Sohaib sapeva che non sarebbe mai più stato in grado di stare in piedi. Parlando a MEMO, ha dichiarato: “Prima di entrare nella sala operatoria sono svenuto e due giorni dopo mi sono svegliato scoprendo che avevo solo una gamba”.

Di nuovo a protestare.

Un paio di giorni dopo, Sohaib è stato dimesso dall’ospedale ed è tornato a casa. E’ divenuto dipendente da Naziha per svolgere la sua vita quotidiana. Dapprima ha guardato le proteste alla TV, ma quando il quarto venerdì è stato in grado di unirsi ai dimostranti utilizzando le stampelle, lo ha fatto.

“Ho chiesto a Naziha di aiutarmi a raggiungere i manifestanti”, ha detto. “All’inizio ha rifiutato, poi quando ho insistito ha accettato e mi ha accompagnato sul luogo delle proteste. Abbiamo continuato così per un paio di mesi fino a quando la mia ferita è guarita completamente e ho avuto una protesi”.

“Sono tornato a fare l’agricoltore e ho ripreso a piantare verdure, ad irrigarle e a raccoglierle assieme a Naziha, che è divenuta parte della mia vita”, ha continuato. “Noi Palestinesi non ci arrendiamo al destino. Essere disabile rende difficile anche svolgere i lavori più semplici, quindi pensate come può essere arduo coltivare!”

Il turno di Naziha.

Naziha era felice di aiutare Sohaib nel lavoro, nella vita quotidiana e partecipando alle manifestazioni del venerdì, non pensava che ben presto si sarebbe trovata nella stessa situazione di suo fratello.

“Lunedì 14 maggio 2018, proprio quando Naziha aveva appena terminato una telefonata con la madre dicendole che sia lei che Sohaib stavano tornando verso casa, ha urlato”, racconta Sohaib. “Mi sono guardato intorno e ho visto che era coperta di sangue e ho gridato in cerca di aiuto”.

Naziha è stata quindi ricoverata in ospedale e le è stata amputata la gamba a causa dei gravi danni provocati da un proiettile esplosivo sparato da un cecchino israeliano, vicino al luogo dove era stato colpito anche suo fratello.

“Ho chiamato mia madre e le ho detto che avevo fame perché ero uscita di casa all’ora di pranzo ed ero rimasta con Sohaib sul luogo delle proteste per circa cinque ore”, ha detto Naziha. “Avevo appena finito la chiamata e mi ero voltata dando le spalle alla recinzione, quando ho sentito qualcosa colpire la mia gamba e sono caduta immediatamente a terra”.

Di nuovo a lavorare.

Naziha non si è arresa e, quando si è rimessa in sesto, ha insistito per continuare la sua attività nell’azienda agricola accanto a Sohaib. Tuttavia è divenuto difficoltoso per loro continuare a lavorare come agricoltori, ma sono obbligati a farlo per guadagnare quel che serve loro per vivere.

Sia Naziha che Sohaib hanno bisogno di protesi migliori per facilitare i loro movimenti, ma il fatto di avere arti artificiali improvvisati non costituisce per loro una scusa per stare a casa.

Insistono nel recarsi al lavoro insieme, nel partecipare alle manifestazioni insieme e nel fare qualsiasi cosa insieme. “Sentiamo di esserci avvicinati l’un l’altra dopo aver perso i nostri arti”, dice Sohaib. “Abbiamo la stessa vita, lo stesso lavoro e lo stesso destino”.

Per quanto riguarda il loro lavoro, entrambi affermano che si tratta di un’attività molto faticosa, ma non hanno nessun’altro tipo di lavoro che sia adatto alla loro condizione fisica. “Questo lavoro ti fa sentire più connesso alla terra”, dice Naziha.

Vittime delle proteste.

Alla data del 15 maggio 2019, il ministro della Sanità di Gaza ha affermato che le forze israeliane hanno ucciso 306 dimostranti durante la Grande Marcia del Ritorno e per la Rottura dell’Assedio, ne hanno feriti 17.335, 136 dei quali hanno perso i loro arti.

Gli amputati di Gaza potrebbero ottenere arti artificiali improvvisati. Ad aprile, a Gaza, il Qatar ha inaugurato un ospedale specializzato per aiutare proprio queste persone.

Naziha e Sohaib hanno lanciato un messaggio al mondo dicendo: “Noi abbiamo fatto il nostro dovere ed abbiamo sacrificato i nostri arti. Ora è il vostro turno, dovete lavorare faticosamente per fermare l’assedio israeliano e per poter realizzare il sogno di ritornare nelle nostre case”.

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

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