Stato di Palestina, una vittoria non solo simbolica

Misna. “La vittoria schiacciante dei sì all’Assemblea Generale per la Palestina come stato osservatore non membro non ostacola il processo di pace anzi può aiutare a rompere l’impasse in cui versa da anni”: ne è convinto Massimo Campanini, docente all’Università di Trento, tra i più apprezzati orientalisti italiani e storici del Vicino Oriente arabo contemporaneo.

“La portata simbolica dell’adozione non dev’essere sottovalutata, ma nemmeno impedirci di guardare alle conseguenze pratiche che può comportare” dice Campanini alla MISNA all’indomani del voto. “Intanto il riconoscimento di una legittimità statuale della Palestina dovrebbe convincere Israele a una trattativa seria, che non può prescindere da un’immediata sospensione dell’allargamento delle colonie in Cisgiordania”.

In quest’ottica, sottolinea il docente, “il possibile ricorso delle autorità di Ramallah alla Corte penale internazionale (Cpi) perché giudichi Israele per crimini di guerra, in termini di strategia politica non solo è credibile ma auspicabile”.

Il riferimento è alla possibilità che, in quanto entità statuale riconosciuta dall’Onu, la Palestina aderisca al Trattato di Roma e alla Cpi. Lo scorso anno, infatti, l’Autorità nazionale palestinese si era vista rifiutare una richiesta presentata all’Aia per un’indagine sui crimini di guerra israeliani sulla base del fatto che solo gli Stati membri dell’organismo possono far ricorso.

“Finora e soprattutto negli ultimi anni, forte del sostegno internazionale – continua Campanini – Israele ha mantenuto una posizione di negazione nei confronti delle sollecitazioni palestinesi, arroccata su quello che lo storico israeliano Avi Shlaim definisce “un muro di ferro” nei confronti del resto della regione. È ora che Tel Aviv si renda conto di essere capitale di uno Stato mediorientale, non europeo o americano, e che cominci ad aprirsi al dialogo non solo con i palestinesi, ma anche con gli altri paesi arabi”.

Riguardo ai rapporti di forza interni alle fazioni palestinesi, Campanini concorda con numerosi altri esperti sul fatto che il voto all’Onu costituisca una vittoria simbolica di Mahmoud Abbas e del partito Fatah nei confronti di Hamas, il movimento al potere nella Striscia di Gaza. “Il rinnovato prestigio di Abu Mazen – osserva lo studioso – servirà a riequilibrare le asperità con la resistenza islamica e la vittoria che questa pretende di essersi guadagnata sul campo di battaglia in seguito alla tregua con Israele dopo l’offensiva ‘Colonna di Difesa’. Il riavvicinamento potrebbe non essere immediato ma è indubbiamente il prossimo passo da compiere se si intende davvero arrivare a una soluzione del conflitto”.

Da parte palestinese, conclude Campanini, “si fa sempre più urgente un rinnovo della dirigenza istituzionale che, attraverso il voto alle urne, affidi a un nuovo presidente e a un nuovo governo il compito di dettare una linea politica unitaria e condivisa. Il voto di ieri potenzialmente favorisce anche un simile scenario, ma staremo a vedere”.

[AdL]

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