T.E. Lawrence e la rivolta araba

MEMO. Di Muhammad Hussein. Il 19 maggio 1935 Thomas Edward Lawrence morì dopo una settimana di coma causato da un incidente in motocicletta nel Dorset, in Inghilterra. L’arabista e linguista britannico, autore di una delle opere più acclamate in lingua inglese nonché stratega militare, che ebbe un ruolo di primo piano nella rivolta araba contro l’Impero ottomano, lasciò un’eredità duratura nel Medio Oriente contemporaneo.

Nato in Galles il 16 agosto 1888, stabilitosi nella città di Oxford, Lawrence si interessò sin dalla tenera età alla regione del Medio Oriente, alla sua storia archeologica e all’architettura medievale dei castelli dei crociati. Durante la sua giovinezza viaggiò in tutta la regione, in particolare nelle aree della Siria e della Palestina, durante i suoi studi e per lavorare sulla sua tesi. Ciò gli diede l’opportunità di partire per una spedizione archeologica lungo il fiume Eufrate, dal 1911 al 1914. Trascorse questi anni conoscendo bene la terra, la sua gente e le sue lingue – sia moderne che antiche – preparandosi al ruolo essenziale che avrebbe presto svolto.

Intraprese inoltre viaggi esplorativi lungo il confine ottomano nel Sinai e nel Canale di Suez, ufficialmente con intenzioni “scientifiche” ma in realtà, com’è stato poi rivelato, a scopi di ricognizione cartografica che presto sarebbe servita all’esercito inglese durante la prima guerra mondiale.

All’inizio della guerra lavorò nell’intelligence militare al Cairo, sotto il protettorato britannico, dove lui e la sua squadra pianificarono e analizzarono metodi strategici per respingere l’Impero ottomano che si era alleato con la Germania. Fu quindi inviato nella penisola arabica, dove gli inglesi scoprirono un’opportunità negli Sharif della Mecca, i governatori hascemiti discendenti del profeta Muhammad, che esercitarono la loro influenza sulla regione dell’Hijaz ed ebbero tensioni con gli ottomani che li governavano quando l’emiro della Mecca, Saddam Ibn Ali, alcuni mesi prima aveva dichiarato una rivolta contro i turchi, nel giugno del 1916. Dopo i negoziati tra gli inglesi e gli Sharif, Lawrence condusse un’ulteriore ricerca sulla rivolta in Arabia, e si rese conto che il figlio dell’emiro, Faisal Ibn Hussein, avrebbe potuto essere il vero potenziale prestanome di questa rivoluzione. Faisal ricevette quindi dagli inglesi oro e armi per le tribù impegnate nello sforzo anti ottomano.

Con la sua conoscenza degli arabi e della loro lingua, Lawrence si immerse nelle tribù che guidavano la rivolta araba, che in gran parte lo accolsero come uno dei loro, e propagò il concetto di un’Arabia unita e di un mondo arabo unito – facendo rivivere la grandezza dei tempi in cui gli arabi regnavano dalla Persia alla Spagna. Questo fu l’immaginario romantico creato da Lawrence nelle loro menti, riconoscendo il potere di un’idea e di un’ideologia: in questo caso l’inizio del nazionalismo arabo.

Come ha scritto nel suo libro “I sette pilastri della saggezza”, gli arabi erano un “popolo fabbricato” il cui “nome ha cambiato senso anno dopo anno”, uniti solo da “una lingua chiamata araba”. Egli predisse che questo concetto di nazionalismo arabo avrebbe dato il via alla rivolta e la avrebbe fatta avanzare, poiché essi erano “figli incorreggibili dell’idea” che “potevano essere trascinati da un’idea come da una fune”.

Nel corso dei due anni successivi Lawrence avrebbe accompagnato la rivolta, a volte guidando i raid, altre prestando servizio come consigliere del principe Faisal e addestrando i combattenti arabi all’uso degli esplosivi per far saltare le linee ferroviarie ottomane di Hejaz, che correvano da Damasco a Medina. I metodi che impiegò nelle operazioni delle forze arabe erano quelli della guerriglia contro un esercito ottomano più organizzato, e questa strategia, unita alla visione di un regno arabo unito, aveva la preferenza su un esercito “immobile, con radici solide”. Egli scrisse: “Il nostro regno sta nella mente di ogni uomo”.

Durante tutto questo periodo la rivolta attirò anche ufficiali arabi e figure di rango superiore precedentemente impiegate nell’esercito e nell’amministrazione ottomana – molti dei quali avrebbero prestato servizio nei futuri governi di Iraq e Giordania – aiutando la campagna a crescere finché questo esercito arabo irregolare riuscì a entrare a Damasco entro la fine di settembre del 1918. Questo risultato fu ottenuto anche grazie all’assistenza di unità dell’esercito britannico come i Desert Mounted Corps.

Gli arabi, sotto il comando di Lawrence, entrarono con successo nella città e ne occuparono aree essenziali, occupandosi allo stesso tempo del caos del ritiro ottomano e del conflitto settario che emerse, in particolare con i problematici esiliati algerini e con la popolazione drusa impazzita. Lawrence riuscì persino a creare un’amministrazione improvvisata in città. Questa vittoria, tuttavia, non durò a lungo, poiché il controllo fu poi tolto dalle mani arabe dalle potenze coloniali britanniche e francesi che avevano già concordato le basi del famigerato accordo Sykes-Picot, il piano anglo-francese per modellare gli ex territori ottomani.

Questo tradimento degli arabi e della loro causa perseguitò Lawrence per il resto della sua vita, e in seguito più volte espresse il suo rammarico per averli portati allo sfruttamento coloniale. Sebbene non conoscesse il piano dettagliatamente, ne aveva degli indizi che considerò troppo tardi per invertire la tendenza della rivolta. Nel corso del processo di pace e della conferenza seguiti dopo la fine della prima guerra mondiale, tentò di compensare parte di quel tradimento aiutando Faisal a negoziare il potere in ciò che rimaneva del suo ex territorio, dopo essere stato sconfitto dai francesi in Siria.

A Sharif fu quindi permesso di governare il mandato britannico dell’Iraq, essendo stato nominato re e stabilendo una monarchia nel paese che non conosceva, mentre a suo fratello Abdullah Ibn Hussein furono dati i territori della Cisgiordania. Il regno di Faisal sarebbe poi crollato durante un colpo di stato militare nel 1958, mentre il regno hascemita di Giordania rimane ancora oggi.

Lascito.

La piena portata dell’importanza di Lawrence e del suo ruolo nella rivolta araba è stata a lungo dibattuta, ma una cosa su cui si può concordare è che il suo contributo nel portare avanti la rivolta e la sua ideologia, nonché nello stabilire i confini contemporanei del Medio Oriente, ebbe effetti duraturi. Sebbene la sua promessa a Faisal e agli arabi di un regno arabo unito esteso dall’Arabia meridionale alla Siria – confinante con la Persia e il Mediterraneo – sia alla fine fallita, egli avviò gli sforzi panarabisti – poi anch’essi falliti – di creazione di una nazione araba unita, da allora assunta da numerosi dittatori e leader mediorientali.

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

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