Testimonianze: le donne maltrattate nelle carceri israeliane

L’ex detenuta Sabrin Abu ‘Amara, recentemente liberata dal carcere di Hasharon, ha rivelato che le donne detenute in questa struttura vivono in condizioni molto dure, anche nel sacro mese di Ramadan.

 

Come ha spiegato Abu ‘Amara al Centro per gli studi sui detenuti, le tensioni tra le carcerate e la direzione della prigione si sono intensificate la settimana scorsa, dopo che le prime hanno impedito alle carceriere di effettuare una perquisizione nel loro settore.

 

L’ex detenuta ha aggiunto che la direzione ha proibito le visite dei parenti durante il mese sacro, in particolare alle affiliate di Hamas, che non potevano vedere i loro bambini e le loro famiglie.

 

Abu ‘Amara ha inoltre ricordato la mancanza di qualsiasi programma di distribuzione del cibo consona al mese di Ramadn, oltre alla scarsità e all’incommestibilità delle razioni.

 

La donna ha poi raccontato che la direzione del carcere permetteva a Yusuf az-Zak, un bambino di 19 anni, e a sua madre Fatima di rimanere tutto il giorno nel corridoio, fuori dalla cella.

 

Abu ‘Amara ha passato sei anni in prigione senza interruzioni, fino al suo rilascio avvenuto la settimana scorsa.

 

Nello stesso contesto, la Società per i detenuti palestinesi ha dichiarato ieri che la detenuta Najwa ‘Abd al-Ghani, del villaggio di Sayda (provincia di Tulkarem), ha reso pubblici alcuni gravi abusi che le forze di occupazione israeliane hanno commesso contro di lei.

 

Secondo l’associazione, ‘Abd al-Ghani ha infatti rivelato che i soldati hanno invaso la sua casa il 21 luglio scorso a Sayda e costretto la sua a famiglia in modo barbarico ad uscire dall’edificio, prima di arrestare Najwa insieme a suo fratello.

 

Dopo essere stata tenuta in una cella del carcere Hasharon per due giorni con alcune condannate israeliane, ‘Abd al-Ghani è quindi stata trasferita nella prigione di Jalama, dov’è rimasta per due settimane.

 

Secondo la sua testimonianza, a Jalama è stata esposta a interrogatori intensivi, tra le urla e le bestemmie dei vari ufficiali israeliani, e i giorni passati in quel carcere erano uno peggio dell’altro, il che l’ha resa pallida e malata per la mancanza di cibo e di sonno.

 

Dopo 14 giorni, la detenuta è stata infine trasferita in catene nel carcere di Damon, vicino a Jalama.

 

La politica dell’occupazione sembra bersagliare anche gli operatori stampa: il forum dei giornalisti palestinesi ha infatti denunciato fortemente Israele per aver rafforzato gli arresti nei loro confronti, e ha invitato i media arabi e internazionali e le organizzazioni umanitarie a intervenire in modo urgente per il loro rilascio.

 

L’ultimo episodio, avvenuto all’alba di sabato, ha visto l’arresto dei giornalisti Mohamed Mona e Ghofran az-Zamel nelle loro case, a Nablus.

 

Come ha precisato il forum, i due si aggiungono a una grande quantità di loro colleghi già rinchiusi nelle prigioni israeliane.

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