Venerdì 9 giugno: presidio per la Palestina a Torino. 39 anni dalla guerra del 1967.

Torino. Venerdì 9 giugno: presidio per la Palestina in via Garibaldi angolo piazza Castello, dalle ore 17 alle 18, per commemorare la guerra del 1967. 

Siete invitati a partecipare. Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Torino. 

PALESTINA OCCUPATA: 39 ANNI SONO TROPPI. 

Sono passati 39 anni dalla guerra del 1967 che ha prodotto l’occupazione da parte di Israele dei territori palestinesi della Cisgiordania, della Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est, oltre alle alture del Golan (territorio siriano). Quale sia la situazione attuale proviamo a dirlo con le parole dello scrittore israeliano Itzhak Laor (il manifesto, 19/05/06): “In Palestina la gente vive sotto una crescente paura, povertà e fame, e in condizioni che condannano le prossime generazioni a un futuro di sottosviluppo. Gaza è un enorme ghetto, che ogni giorno viene bombardato da centinaia di razzi. I villaggi in Cisgiordania sono isolati l’uno dall’altro, le città sono sigillate e le autostrade chiuse agli arabi. […] I palestinesi hanno vissuto sotto la politica israeliana di chiusure e separazioni (apartheid in olandese). Sono strangolati e separati dalle loro comunità, dai loro centri, dalla loro economia. […] Nessuno si muove per più di dieci chilometri. La disoccupazione è in crescita. […] Oggi possono solo comprare merci in Israele. Non possono vendere nulla in Israele, nemmeno le verdure. La distruzione della Palestina è una realtà quotidiana. […] Il silenzio sulla lenta morte della nazione palestinese è parte di una lunga tradizione europea di lasciare morire l’Altro”. 

Oppure possiamo dirlo con le parole con cui gli psichiatri del Centro di Salute Mentale di Gaza descrivono “l’assedio medievale” della loro città: “… Dato che sono state bloccate da Israele le tasse dovute al governo palestinese, ed è cessato il sostegno finanziario dell’Unione Europea, non c’è denaro per pagare i dipendenti pubblici inclusi gli operatori sanitari. La maggior parte non è stata pagata da due mesi e questo in un luogo in cui più del 50% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. […] Nessuna di queste azioni trova giustificazione nelle leggi internazionali”.

Dalla Cisgiordania era giunta la testimonianza di Rula Ashtiya, costretta a partorire in mezzo alla strada il 26 agosto 2003 nei pressi del posto di blocco di Beir Furik dopo che i militari israeliani le avevano impedito di raggiungere un ospedale di Nablus: “… Al check point c’erano molti soldati ma non ci considerarono […] Allora mi riparai dietro a un blocco di cemento e partorii lì, in mezzo alla sporcizia, come una bestia. Dopo pochi minuti mia figlia morì tra le mie braccia”. 

Purtroppo le tragedie che potremmo citare e che colpiscono la popolazione palestinese nei suoi diritti più elementari sono innumerevoli: tra le tante, in questi giorni il Centro delle Donne di Gerusalemme denuncia le condizioni inumane in cui ha dovuto partorire Samar Sbeih, palestinese prigioniera in un carcere israeliano, che ha messo al mondo, ammanettata e incatenata, sua figlia Bara’. Senza con questo dimenticare e le “esecuzioni mirate” che l’esercito di Israele continua a compiere con incursioni aeree, missili, azioni di “commandos” a terra e che giustifica in nome della sicurezza, ma che provocano uno stillicidio quotidiano di civili palestinesi uccise/i: donne, anziani, bambini.

Così come continua la pulizia etnica: la vergognosa costruzione del Muro, per lunghi tratti all’interno dei Territori Palestinesi Occupati, va avanti sottraendo ulteriori terre e possibilità di movimento e di sopravvivenza. Nei prossimi mesi ci si aspetta che saranno dai 300mila ai 400mila i palestinesi della zona di Gerusalemme cacciati dalle loro case ed espulsi al di là del Muro. Facendo così, il governo israeliano annette terra palestinese, però senza i suoi legittimi abitanti.

Una ulteriore grave violazione dei diritti umani è stata sancita, alcuni giorni fa, dalla Corte Suprema israeliana (sei voti contro cinque): la sentenza vieta il ricongiungimento famigliare per le/i cittadine/i palestinesi israeliane/i che sposano palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Amnesty International afferma che questa legge viola il divieto assoluto di discriminazioni previsto dal diritto internazionale, così come viola la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

A Torino, come in tante altre città nel mondo e nella stessa Israele, oggi manifestiamo per porre fine all’occupazione israeliana per il diritto al ritorno per più di quattro milioni di profughi palestinesi perché il governo italiano interrompa l’embargo contro la popolazione palestinese e agisca nello stesso senso presso gli altri governi europei per non essere più complici del disastro umanitario che sta colpendo l’intera popolazione palestinese sotto l’occupazione israeliana. 

Donne in nero – Casa delle Donne di Torino, Ebrei contro  l’occupazione, Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Torino.

 

 

 

 

 

 

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