Vertice arabo-latinoamericano a Doha, Lega Araba: in esame una proposta brasiliana per una conferenza internazionale su Gerusalemme

 

Doha – Infopal. Mondo arabo – islamico e America Latina sono ormai sempre più vicini, sia politicamente sia economicamente. Lo ha dimostrato il II vertice dei Paesi Arabo-Sudamericani, che ha coinvolto i 22 stati membri della Lega Araba e i 12 del Sudamerica, e che si è svolto il 31 marzo a Doha, in Qatar.

Vi hanno preso parte otto presidenti latino-americani, tra cui il venezuelano Hugo Chavez, il brasiliano Luiz Ignacio Lula da Silva, la cilena Michelle Bachelet, il boliviano Evo Morales e il paraguayano Fernando Lugo, presidente di turno del Mercosur. Tra i leader arabi presenti, il colonnello libico Muammer Gheddafi, il presidente siriano Bashir el-Assad e il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa.
Il primo summit si svolse in Brasile nel 2005, organizzato dal presidente brasiliano Lula.

Proposte e impegni

Il segretario generale della Lega Araba, Amr Musa, ha affermato che i paesi arabi stanno studiando una proposta del presidente brasiliano, Lula Da Silva, per una conferenza internazionale su Gerusalemme: “Conosciamo il presidente Da Silva e ci fidiamo di lui, delle sue idee e della sua sincerità”. E ha confermato che ci saranno delle consultazioni con la diplomazia brasiliana nel prossimo periodo.

Musa ha anche precisato che il vertice “Lega Araba – America del Sud” ha confermato il suo sostegno alla questione palestinese invitando alla necessità di trovare una soluzione giusta che garantisca ai palestinesi di riconquistare i loro diritti. Secondo il segretario generale della Lega, esiste un buon coordinamento politico con i paesi dell’America Latina: basta infatti ricordare la posizione presa da questi durante l’aggressione contro Gaza, con grandi manifestazioni di protesta.

A una domanda sulla costituzione del nuovo governo israeliano e le possibilità di pace, Amr Musa ha risposto: “Non esiste una diplomazia israeliana che lavori per la pace; noi osserviamo con interesse quanto accade in Israele per coordinare tra loro le posizioni dei paesi arabi”.

La presidente del Cile e dell’Unione dei Paesi dell’America del Sud, Michelle Bachelet, e Ahmad Abdullah A'al Mahmud, ministro degli Esteri del Qatar, durante una conferenza stampa tenutasi ieri a Doha, hanno sottolineato l’importanza di concedere al popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione e a riacquistare i suoi legittimi diritti.

La presidente Bachelet ha precisato che il suo paese sostiene la costituzione di uno stato palestinese indipendente, e ha aggiunto: “Molti cittadini dell’America del Sud sono di origine araba, e da non molto tempo abbiamo accolto un buon numero di profughi palestinesi, che stanno vivendo una vita dignitosa e integrata in Cile”.

Da parte sua, A'al Mahmud ha spiegato che i paesi arabi stanno studiando una strategia futura per gestire i rapporti con Israele e il prossimo governo. Ha quindi sottolineato con forza che è inutile parlare di negoziati e di processo di pace mentre lo stato israeliano continua con i suoi atti di violenza e la costruzione delle colonie: il colonialismo, secondo il ministro, non va semplicemente fermato, ma eliminato completamente: “Il [suo] proseguimento indica che non c’è uno stato palestinese, perciò il messaggio dei paesi arabi nel vertice di Doha è stato chiaro: Israele deve indirizzare il suo operato verso la pace e dare un segnale chiaro che non accetti interpretazioni diverse, poiché l’iniziativa araba per la pace non verrà riproposta all’infinito”.

A'al Mahmud ha anche riferito che la dichiarazione di Doha del vertice arabo – latinoamericano ha incluso diversi elementi di collaborazione politica, in aggiunta a quella culturale e sociale, specificando che sono in commercio diversi libri che ne sono testimonianza. Per questo motivo, si è convenuto d’istituire una biblioteca arabo – sudamericana, con sede in Algeria.

Bachelet ha inoltre sottolineato che durante il vertice sono stati discussi vari aspetti della vita sociale, culturale, politica ed economica: in particolare, i punti 46, 47 e 48 della dichiarazione riguarderebbero la crisi economica mondiale e la risposta da dare, e porrebbero l'accento sulla necessità di tener conto della crisi sociale derivante da quella finanziaria.

 

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