Vite occupate: desiderava soltanto una vita migliore 

Mohammed Abu Muelieq.

Bassam Abu Muelieq.

Pchr. Mohammed Abu Muelieq, 17 anni, è stato assassinato dalle forze d’occupazione israeliane il 19 giugno scorso, nei pressi del villaggio di Mossadar, sulla frontiera tra Striscia di Gaza e Israele.

Mohammed stava tentando, insieme ai suoi amici Yousef Altelbani, 19 anni e Mahmoud Alodat, 18 anni, di attraversare la barriera sulla frontiera per andare a cercare un lavoro in Israele, quando sono stati aggrediti.

Dei tre ragazzi, solo uno è sopravvissuto all’attacco ed è Mahmoud Alodat, ferito dalle schegge alla gamba destra. Mahmoud rimase a terra fino a quando i bombardamenti non si arrestarono. Poi, per circa un’ora era riuscito a raggiungere le case nel vicinato, strisciandosi per terra. Da lì fu portato in ospedale.

Il padre di Mohammed, Bassam Abu Muelieq, 45 anni, ripercorre l’episodio che ha portato alla morte del figlio: “Il giorno della sua morte, avevo avuto una discussione con Mohammed, lui uscì da casa dicendo che andava a trovare un amico. Pochi minuti più tardi l’altro mio figlio arrivò a casa dicendomi che Mohammed stava per attraversare la frontiera insieme a due altri”.

La casa di Bassam si trova ad appena 800 metri di distanza dalla barriera in questione: “Sono corso fuori casa per guardare in direzione della frontiera. Ho visto le forze d’occupazione israeliane intente a bombardare, nel cielo c’erano droni ovunque. Tutta l’area era stata trasformata in zona militare. Erano una sparatoria e un bombardamento continui. Rimasi fuori casa a guardare privo di speranze. Sapevo che se solo avessi provato ad avvicinarmi sarei stato freddato. Mentre guardavo, la speranza era che mio figlio potesse essere stato ferito e non assassinato”.

Ma Bassam avrebbe dovuto aspettare il giorno seguente per apprendere cosa era accaduto al figlio. Intorno alle ore 10, ora locale, venne a sapere che i mezzi del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Icrc) erano alla ricerca di alcuni corpi sulla frontiera. Dice Bassam: “Quando ho visto il suo corpo senza vita, non riuscivo a riconoscerlo. Il volto era completamente deforme, vedevo solo il cranio. Potevo riconoscerlo soltanto dai sandali che solitamente indossavamo entrambi. Ero distrutto. Più tardi seppi che quando gli israeliani avevano inziato a sparare, i ragazzi avevano urlato e si erano arresi nella speranza di mettersi in salvo. Invece, furono presi di mira e caddero sotto i bombardamenti. L’area in questione è ben illuminata dai riflettori e i militari d’occupazione israeliani avranno visto che i ragazzi erano disarmati. Gli israeliani dispongono di telecamere, di certo avranno visto che erano inermi”.

Bassam è disoccupato e sopravvive grazie a lavoretti occasionali. Per l’uomo, la scelta fatta dal figlio di tentare di oltrepassare la frontiera, è derivata dall’estrema povertà della sua famiglia. “Le nostre condizioni di vita sono pessime. Una volta lavoravo in Israele, ma qui a Gaza non ho nessun lavoro. Mio figlio è stato costretto a lasciare la scuola per cercare un lavoro. Mohammed desiderava solo una vita migliore. Diceva sempre che avrebbe voluto costruire una casa e farsi una famiglia, magari anche comprare una motocicletta e abiti nuovi. Sentiva che le condizioni in Israele erano migliori e pensava che sarebbe stato più semplice trovare un lavoro lì. Ha pensato che, attraversando la frontiera, si sarebbe lasciato alle spalle la povertà e avrebbe potuto vivere una vita migliore”.

Bassam e la sua famiglia hanno risentito profondamente della morte di Mohammed. Dice ancora il padre: “Mohammed era un ragazzo molto loquace. Ora la casa è caduta nel silenzio e tutti siamo scioccati. Il fratello minore e la sorella sentono molto la sua mancanza. Anche se la presenza di entrambi compensa in parte il vuoto lasciato da Mohammed, resta il fatto che ho perso un figlio. Pensiamo a lui ogni istante. Pur disponendo di denaro, cosa si può fare davvero a Gaza? I nostri ragazzi stanno pagando il prezzo della disastrosa condizione economica di Gaza. Tutti qui vogliamo la pace e tutti desideriamo la possibilità di migliorare economia e futuro delle giovani generazioni della Striscia di Gaza.

Giugno 2012: 16 minori sono stati assassinati da Israele, due feriti. Mohammed fa parte del dato. Mirare e assassinare minori o persone civili sotto protezione, costituisce un crimine di guerra, come dispongono gli artt. 8(2)(a)(i) e 8(2)(b)(i) dello Statuto di Roma adottato dalla Corte Penale Internazionale.

Articolo 8 – Crimini di guerra
2. Agli effetti dello Statuto, si intende per «crimini di guerra»:
a) Gravi violazioni della Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire uno qualsiasi dei seguenti atti posti in essere contro persone o beni protetti dalle norme delle Convenzioni di Ginevra:
i) omicidio volontario.
b) Altre gravi violazioni delle leggi e degli usi applicabili, all’interno del quadro consolidato del diritto internazionale, nei conflitti armati internazionali, vale a dire uno qualsiasi dei seguenti atti:
i) dirigere intenzionalmente attacchi contro popolazioni civili in quanto tali o contro civili che non partecipino direttamente alle ostilità.

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