Voto all’Onu: il Quartetto prende tempo

Di Tanqi Quemener

Onu –AFP. L'Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp) ha avuto a che fare con una pressione crescente diretta a far fallire il voto all'Onu per l'adesione dello Stato palestinese alla comunità internazionale.

Da dietro le quinte, i diplomatici hanno lavorato freneticamente per produrre uno scontro minaccioso.

E' sembrato che Stati Uniti ed europei siano stati impegnati a prendere tempo, mentre il presidente Mahmoud 'Abbas è stato determinato a proseguire con il piano di richiesta formale al Segretario generale Onu Ban Ki-moon, prevista per venerdì.

Il presidente statunitense, Barack Obama, ha incontrato 'Abbas oggi, a poche ore dalla riunine con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, stando a quanto riferito da un rappresentante Usa.

“Incontrando entrambe le parti, israeliani e palestinesi, il presidente sarà nelle condizioni di esporre – in modo diretto – le motivazioni per le quali egli crede che un'azione all'Onu non sia la strada per realizzare lo Stato palestinese”, ha commentato il consigliere alla sicurezza nazionale Ben Rhodes.

“Il presidente 'Abbas ha espresso la propria intenzione di andare al Consiglio di Scurezza, e il presidente Obama è stato chiaro sul fatto che non crediamo che questa mossa possa condurre allo Stato palestinese.

“Il secondo aspetto sul quale comunque puntiamo è quello di riuscire a creare le basi per avviare negoziati diretti attraverso cui giungere allo Stato palestinese”, ha aggiunto.

Obama aveva chiesto la ripresa dei negoziati sulle frontiere del 1967 – quelle antecedenti alla guerra dei Sei Giorni – come punto di partenza per tracciare i contorni di un eventuale Stato di Palestina.

I diplomatici europei e il Quartetto per il Medio Oriente – Unione Europea (Ue), Stati Uniti, Onu e Russia – hanno chiesto tutti un confronto.

Chiedendo di restare nell'anonimato, fonti molto vicine all'ambiente dei negoziati hanno confidato che “c'è stato il tentativo di prendere tempo per permettere un percoso più esaustivo e in grado di ripristinare i colloqui di pace diretti – sospesi dal settembre 2010 – tra Israele e palestinesi”.

“Una delle possibilità sarebbe stata data dal rifiuto di Ban Ki-moon ad accettare la mozione che 'Abbas porterà al Consigio di Sicurezza”, ha riferito una fonte europea, aggiungendo che “esistevano altri 'airbag diplomatici' in grado di placare le tensioni.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha incontrato martedì 'Abbas.

Ieri, 'Abbas ha tenuto una serie di colloqui a New York, alla vigilia dell'appuntamento all'Assemblea Generale che si apre oggi.

“E' in atto una fitta diplomazia per impedire al treno diplomatico di deragliare la pace in Medio Oriente. Dobbiamo trovare un modo per andare incontro a chiunque”, ha commentato il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt nel suo messaggio su Twitter.

Alcuni diplomatici hanno confermato che “un obiettivo è stato quello di trovare un piano in grado di soddisfare entrambe le parti e di impedire un'escalation di violenza nel mezzo dell'instabilità regionale”.

Affinché la loro mozione possa superare con successo la fase iniziale, i palestinesi dovranno ottenere nove voti su 15, quanti sono i membri del Consiglio di Sicurezza. 

Mosca sosterrà “senza dubbio” lo Stato palestinese, aveva dichiarato ieri da New York, il vice ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogfanov.

Le nazioni europee stanno lavorando da dietro le quinte per impedire un confronto, mentre il Quartetto per il Medio Oriente è impegnato a chiedere una dichiarazione che includa un impegno per il ritorno ai negoziati di Israele e palestinesi.

Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ieri ha incontrato una nazione africana, tra i 10 membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Lunedì invece, Clinton aveva incontrato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov per discutere proprio della dichiarazione proposta dal Quartetto. 

All'emittente CNN, l'ex presidente Usa, Bill Clinton, ha confidato: “Esiste nel mondo un'opinione molto diffusa secondo la quale il governo israeliano in carica possa non essere più intenzionato a lavorare di concerto con i palestinesi per creare uno Stato su Cisgiordania e Striscia di Gaza, e non lo si vuole ammettere”.

I palestinesi hanno ricevuto l'incoraggiamento da circa 120 Paesi che, bilateralmente, hanno già riconosciuto lo Stato, oppure che hanno manifestato una posizione in tal senso.

Se i palestinesi non raggiungeranno la quota di “nove su 15” al Consiglio di Sicurezza Onu, fallirà qualunque risoluzione, salvando Obama dall'imbarazzo di dover contrapporre il veto preannunciato.

Un'altra opzione è quella che vedrà l'Assembla Generale limitarsi ad accogliere i palestinesi in qualità di osservatori non membri, allo stesso livello in cui si trova solo il Vaticano.

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