Yasser Arafat, a 15 anni dalla morte

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. 11.11.2004 – 11.11.2019: sono passati 15 anni dalla scomparsa di Yasser Arafat, storico leader palestinese, premio Nobel per la pace e presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.
Morì, a 75 anni, in Francia nel 2004. Malato ormai da tempo dovette lasciare l’incarico il 29 ottobre dello stesso anno.
Ci sono tante teorie su come sia morto Arafat, l’ipotesi più sostenuta è quella dell’avvelenamento da polonio.
Nel 2012 un documentario-inchiesta di Al Jazeera riaprì la questione suggerendo – dopo nove mesi di indagini – che in base a quanto concluso dagli scienziati dell’ Institute of Radiation Physics dell’Università di Losanna, erano state trovate tracce “significative” di materiale tossico altamente radioattivo su alcuni effetti personali di Arafat, che erano stati consegnati loro dalla sua vedova Suha Arafat. Per confermare tale ipotesi era necessario riesumare il cadavere di Arafat.
Suha chiese, dunque, all’Autorità Palestinese di autorizzare la riesumazione del cadavere del marito e intentò una causa civile in un tribunale di Nanterre, in Francia, per chiarire le circostanze della morte. L’Autorità Palestinese concesse il permesso agli scienziati svizzeri per la riesumazione e le autorità francesi avviarono un’indagine per omicidio nell’agosto 2012.
Dal corpo furono prelevati alcuni campioni da esperti svizzeri, francesi e russi.
I primi conclusero che sì, fu trovato polonio ad alti livelli, ma che la mancanza di campioni biologici adeguati, le ridotte dimensioni dei campioni stessi e il lungo periodo di tempo intercorso tra la morte di Arafat e le indagini contribuirono a rendere incerti i risultati. Per questo nel rapporto dichiararono che “all’83%” Arafat fu avvelenato.
Gli scienziati francesi invece, pur avendo trovato tracce di polonio nei campioni esaminati, non li ritennero la causa della morte.
Infine l’inchiesta russa concluse che Arafat era morto per cause naturali.

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