188 morti e 460 feriti: è il bilancio del ‘diritto israeliano a difendersi dai palestinesi’.

Dal nostro corrispondente.

L’ufficio stampa Al-Jil di Gaza ha reso noto che, nel mese di luglio, le forze di occupazione israeliana hanno intensificato i crimini contro i territori palestinesi e Gaza. Infatti, sono stati uccisi 188 cittadini e feriti 460 altri, e 200 sono stati arrestati.

Dal primo luglio sono dunque stati uccisi 188 cittadini palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza – di cui 29 bambini, 8 mamme e 3 persone handicappate. I bombardamenti aerei e terrestri hanno preso di mira 4 famiglie uccidendone la maggior parte dei componenti.

Nel rapporto si legge che le forze di occupazione israeliana hanno utilizzato tutti i mezzi da guerra e combattimento a disposizione, portando avanti un’aggressione continua contro la Striscia di Gaza, effettuando una guerra psicologica attraverso il lancio di volantini sui tetti delle case e nelle strade e le telefonate di minaccia – distruzione delle case, uccisioni. 

Le forze israeliane hanno violato anche gli spazi delle onde radio locali, occupandole per trasmettere avvertimenti e minacce alla popolazione palestinese in ascolto.

 

Hanno inoltre bombardato dal cielo 11 case in diverse zone della Striscia, distruggendole totalmente e parzialmente.

Hanno chiuso la Striscia isolandola completamente, impedendo a qualsiasi palestinese di uscire – anche a quelli che avevano bisogno di cure all’estero – attraverso il valico di Rafah – l’unico collegamento con l’esterno -; chiudendo gli ingressi commerciali, come quello di Karni a est della città di Gaza, e aumentando la sofferenza degli abitanti della Striscia a causa della mancanza di generi alimentati e di carburante per uso domestico.

Le forze di occupazione hanno impedito ai pescatori palestinesi di uscire in mare facendo perdere a decine di famiglie l’unica fonte di reddito.

Le violazione israeliane continuano anche contro i giornalisti e le sedi di informazione, sanitarie e culturali.

Hanno inoltre bombardato la sede della presidenza dei ministri – in particolare, l’ufficio del primo ministro Ismail Haniyah, che si trova nel quartiere di Tal Al-Hawa, a sud di Gaza.

La sequenza di bombardamenti delle sedi governative è andata avanti distruggendo gli edifici del ministero degli Interni, degli Esteri, delle Pianificazioni e dell’Economia e numerosi enti governativi e culturali.

Le forze di occupazione hanno arrestato 200 cittadini palestinesi di diverse zone della Cisgiordania: in maggioranza si tratta di attivisti nei vari movimenti di resistenza. Molti arresti sono avvenuti nella città di Al-Khalil/Hebron.

Sono state ferite 460 persone durante le operazioni militari e di attacco alle case, effettuate nelle città e nei villaggi palestinesi. Tra i feriti ci sono stati numerosi bambini e donne.

E’ stata rafforzata la chiusura imposta sulla Cisgiordania, che ha diviso le città e i villaggi palestinesi in cantoni piccoli e isolati gli uni dagli altri.

Sono state distrutte, scavate e sequestrate le terre.

Israele ha anche proseguito nella politica di ampliamento delle colonie e nella costruzione del muro dell’apartheid.

Sono state demolite le sedi di decine di associazioni di beneficenza islamica in Cisgiordania. E’ stata chiusa l’azienda As-Safa, che produceva latte, e l’associazione di Al-Aqsa.

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