18mila palestinesi nelle liste d’attesa. Cresce la paura di perdere lavoro e diritto allo studio all’estero

Di Yousef Sadeq.

Gaza – al-'Arabiyah. All'ingresso occidentale del valico di Rafah, a sud della Striscia di Gaza, al-Hajj Abu as-Sa'id è fermo con la moglie e alcuni bambini. Aspettano la figlia Rima, di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti.

Ore e ore di attesa sotto al sole d'estate, il 60enne non ha con sé che una bottiglietta d'acqua.

Arriva Rim con la figlia in braccio mentre con l'altra mano trascina il pesante carrello dei bagagli.

La storia di Rim è identica a quella di tanti altri palestinesi originari della Striscia di Gaza. E' arrivato il suo turno di far visita ai propri familiari insieme ai tre figli. Ma questa volta Gaza è cambiata e Rim stenta a riconoscere molte cose.

Stando a un accordo tra l'Autorità palesitnese (Anp) e l'Egitto, risalente al 2005, l'Unione Europea (Ue) avrebbe insediato i propri uomini al valico di Rafah, pur di non avere una presenza israeliana. Dopo anni di assenza, questi ufficiali europei sono tornati ad esercitare la responsabilità sul traffico in entrambe le direzioni.

Rim non si lamenta delle procedure che regolano il movimento al valico di Rafah, tuttavia ammette: “Tutti hanno paura di tornare. Il rischio sta nel non riuscire a trovare un biglietto aereo di ritorno, come anche di incappare nella congestione che ci attende in uscita da Gaza”.

I palestinesi ricordano le storie del passato quando, a causa della chiusura del valico di Rafah, i propri connazionali hanno perso il diritto di residenza all'estero, gli studenti hanno perso l'anno accademico, i permessi di soggiorno e le sovvenzioni di studio.

Le rassicurazioni delle autorità egiziane non possono dare fiducia a una popolazione che ha vissuto di tutto.

Ayman al-Akhras, ci sta provando da oltre un mese: “Ho perso diverse occasioni di lavoro, dovevo andare in Cina per acquistare dei prodotti da rivendere a Gaza. Questi viaggi sono molto importanti perché solo così ho la possibilità di valutarne la qualità e i prezzi che possono essere proposti al mercato locale”.

“Ogni giorno parto da casa per andare al valico di Rafah dove ci sono migliaia di palestinesi, lavoratori e studenti e, oggi, anche quei palestinesi che sperano di poter acquisire la cittadinanza egiziana perché di madre egiziana. Tutti sono fermi al valico”.

Il valico di Rafah tra Egitto e Striscia di Gaza è il solo canale di collegamento con il resto del mondo, perché i palestinesi possano raggiungere il mondo. Israele continua a controllare in modo esclusivo il valico di Eretz, a Beit Hanun. Il mare è vietato ai pescatori, figuriamoci al traffico.

E' noto il dato di quanti attendono di attraversare il valico di Rafah. Sono 18mila i palestinesi presenti nelle liste d'attesa per viaggiare all'estero. Questi 18mila si sono registrati un mese fa e non hanno alcuna certezza sul periodo in cui potranno muoversi.

Tra i tanti in attesa c'è anche Ibrahim: “Vivo nel terrore di perdere il mio lavoro in Arabia Saudita. Ero venuto per visitare i miei familiari e oggi sono bloccato senza sapere quando potrò uscire”.

Resta incerto, in termini di tempi e modalità, il diritto di movimento dei palestinesi di Gaza. Questa popolazione sa di far parte del mondo e, tuttavia, è costretta a sopravvivere nella più grade prigione a cielo aperto.

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