2.300 ore di tagli all’elettricità a Gaza in un anno. Cinque ore in Cisgiordania

Gaza – InfoPal. E’ allarmante lo stato dell’erogazione di elettricità nella Striscia di Gaza assediata, sottoposta ai continui tagli di fornitura elettrica da parte di Israele e alla mancanza di carburante per il funzionamento della centrale elettrica locale. A questo si aggiungono le difficoltà che l’Autorità di Ramallah affronta nei pagamenti delle bollette a Israele. La situazione è destinata a peggiorare dal momento che si prevedono altri tagli da parte dell’Anp proprio per motivi finanziari.

Dati e prospettive emergono da uno studio condotto dal Centro per i Diritti Umani Al-Mezan in collaborazione con la Fondazione tedesca Friedrich Ebert nell’ambito di un progetto per la promozione dei diritti economici, sociali e culturali nella Striscia di Gaza.

Il documento fa una sorta di mappatura di centrali e stazioni elettriche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ne riporta le condizioni e la capacità di erogazione.

Nella Striscia di Gaza l’interruzione dell’energia elettrica è di 2.300 ore all’anno, in Cisgiordania di cinque.

Le osservazioni. In queste condizioni, le potenzialità di crescita e sviluppo della popolazione palestinese sono a rischio perché, non disponendo di energia elettrica, si vive nell’insicurezza di poter usufruire di gran parte dei servizi di base.
Essa è collegata all’erogazione di acqua nelle abitazioni, al funzionamento delle strutture sanitarie e al trattamento dei rifiuti. Bambini, anziati, malati e persone con bisogni speciali costituiscono le categorie maggiormente vulnerabili.

Le ragioni. La distruzione della centrale elettrica e dei trasformatori nelle offensive israeliane su Gaza, gli impedimenti a una ripresa, il divieto all’introduzione di pezzi di ricambio e materiale per la riparazione. Le minacce al personale addetto alla manutenzione, contro il quale Israele non esita ad aprire il fuoco.
Le azioni di distruzione di Israele vengono definite in questo contesto “deliberatorie”.

Sul fronte interno palestinese, lo studio riconosce che il peggiormento dello stato del settore a Gaza è il risultato pure della diatriba politica palestinese, delle frequenti strumentalizzazioni che, negli anni delle divisioni politiche, si fa delle fonti energetiche.

Raccomandazioni. Si chiede di astenersi dal proiettare questioni politiche su aspetti della vita come quegli legati all’eletricità. Invece si deve raggiungere la riconciliazione nazionale per affrontare i problemi dei cittadini. Permettendo un regolare funzionamento della centrale elettrica, si innescheranno una serie di soluzioni ai numerosi problemi della quotidianità e del futuro.
Ridurre i prezzi dell’energia elettrica e avviare una campagna di raccolta fondi per garantire l’erogazione. Avvalersi del lavoro politico e della solidarietà di realtà istituzionali e private internazionali. In questo, bisogna coinvolgere tutti: deputati, ministreri e impiegati dell’Agenzia Onu Unrwa.
Si deve inoltre guardare ai cittadini i quali non hanno la capacità finanziaria per sostenere la spesa per l’energia elettrica e garantirne una disribuzione equa.

Elisa Gennaro

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