20 giugno: Giornata Mondiale del Rifugiato.

Care tutte e tutti,

 

Vi invio uno straordinario articolo che Karen AbuZaid, Commissario Generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha scritto in occasione della giornata mondiale del rifugiato, il 20 giugno 2008.

 

Attualmente, circa 4,6 milioni di Palestinesi vivono come rifugiati fuori dalla loro terra (Rapporto Globale 2007 dell’UNHCR- Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ma il numero cresce se si pensa alle molte donne e uomini palestinesi che non hanno uno status definito, come in Iraq, o se si considerano anche – come spiega benissimo nel suo articolo Karen AbuZaid- gli stessi palestinesi dei Territori Occupati: dai moltissimi che da decenni vivono in condizioni disastrose nei campi profughi, alla totalità della popolazione palestinese costretta quotidianamente a far fronte a "Esilio, Esclusione e Isolamento", sia nella West Bank a causa del muro illegale, dei check point e delle restrizioni arbitrarie alla libertà di movimento, sia a Gaza dove ancora oggi un milione e mezzo di persone sono rinchiuse in una gabbia a cielo aperto in condizioni di vita esasperate  a causa dell’assedio militare deciso dalle Autorità israeliane.

 

Quest’anno la giornata dedicata ai rifugiati e alle rifugiate di tutto il mondo, 11,4 milioni nel 2007 (mentre 26 milioni è il numero degli sfollati interni fuggiti a guerre e persecuzioni) cade nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani.

Apprezzo quindi e rilancio l’invito dell’UNHCR di dedicare al tema della protezione, intesa sia come difesa del diritto d’asilo che come riparo ed aiuto umanitario, questa giornata che mi auguro sia all’insegna di una grande mobilitazione della società civile e soprattutto che rappresenti l’inizio per un cambiamento di rotta radicale da parte della Comunità Internazionale, specialmente in Palestina, dove le politiche condotte da sessanta anni ad oggi non possono che registrare un imperdonabile fallimento pagato, come sempre e ovunque, dalle popolazioni civili.    

 

"Proteggere i rifugiati è un dovere. Essere protetti è un diritto" è lo slogan dell’UNHCR che sarà proiettato sul Colosseo a Roma fino al 20 giugno per ricordare le sofferenze di milioni di rifugiati in tutto il mondo. Mi piacerebbe che con la stessa visibilità fossero ricordate quelle dei rifugiati palestinesi e il loro diritto  al ritorno,  alla giustizia, alla protezione, ad una vita dignitosa e sicura, ad uno Stato libero e sovrano, in coesistenza con lo Stato d’Israele e con tutti gli altri Stati. 

 

Buona lettura e un abbraccio,

 

Luisa Morgantini 

Vice Presidente del Parlamento Europeo 

 

 

Esilio, Esclusione e Isolamento:

l’esperienza del rifugiato palestinese 
di

 Karen AbuZayd,

Commissario Generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite

Per il soccorso e l’occupazione per i rifugiati palestinesi (UNRWA)

 

Per commemorare la giornata mondiale del Rifugiato:

20 Giugno 2008


Karen Koning AbuZayd

Gli orrori della seconda Guerra mondiale hanno dato impeto alla ricerca per una pace universale, giustizia e dignità umana, con le Nazioni Unite in primo piano.  E’ però un commento storico inquietante per la nostra ricerca il fatto che così come noi commemoriamo il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i Palestinesi ricordano sei decadi di ciò che chiamano la Nakba, o catastrofe, e in molti soffrono in condizioni di esilio, esclusione e isolamento. Tutto ciò è una dimostrazione del nostro fallimento collettivo nel dare un senso alla dignità umana per i Palestinesi e nel raggiungere una pace duratura e giusta in Medio Oriente. Noi che assistiamo i rifugiati palestinesi crediamo che sia tempo di riconoscere le nostre colpe.    

Esilio: per sessanta anni, i rifugiati palestinesi sono stati esiliati dalle loro antichissime terre. In nessun luogo tutto ciò è più duramente visibile come in Cisgiordania, dove il muro illegale, centinaia di check point e di barriere fisiche rafforzano quotidianamente l’esilio. E a Gaza, le politiche di chiusura e punizione indiscriminata devasta le vite, causando disperazione di massa, minacciando di distruggere le speranze per la pace.   

Esclusione: i rifugiati palestinesi fanno fronte anche all’esclusione dalla giustizia permessa dalla legge internazionale, lo scopo della quale è di offrire protezione, sicurezza e dignità date per garantite in un mondo in cui il rispetto per i diritti umani e l’osservazione della legge sono diventati i principi-guida di una governance globale. I principi del diritto internazionale vietano in modo esplicito gli attacchi sistematici contro le popolazioni civili, la privazione arbitraria di cibo, la deliberata distruzione delle infrastrutture civili e la dislocazione della popolazione di una forza occupante sulla terra occupata. Le violazioni di queste e altre condizioni contribuiscono ad accrescere tra i Palestinesi un senso di esclusione dalla protezione del sistema internazionale.

Isolamento: i rifugiati palestinesi fanno fronte all’isolamento da parte della comunità internazionale nella ricerca della pace in Medio Oriente –una pace che sarà durevole solo se giusta e inclusiva. Deve essere riconosciuto che i rifugiati palestinesi rappresentano un significativo gruppo di sostenitori direttamente interessati agli esiti di un  accordo negoziato. La loro partecipazione può solo che rafforzare la legittimità del risultato e garantire la sua accettazione.

Nei confronti dell’esilio, dell’esclusione e dell’isolamento palestinese quale potrebbe essere il rimedio?

Porre fine all’assedio di Gaza ed eliminare il regime di chiusura in Cisgiordania. Fare ciò rispettando il diritto degli israeliani a vivere in pace e sicurezza. Permettere favorevoli condizioni economiche per produrre moderazione e generare la convinzione tra i Palestinesi che una pacifica coesistenza con gli Israeliani è possibile mentre si garantisce loro dignità e benessere.

Assicurare il rispetto della legalità internazionale e dei diritti umani. Coltivare una cultura di giustizia come fondamento da cui può fiorire una stabile pace. Perseguire la responsabilità in modo tale che coloro che agiscono al di fuori delle norme internazionali, siano essi estremisti che lanciano razzi o combattenti che usano una forza sproporzionata, siano portati davanti alla giustizia e le loro vittime ricompensate da un dovuto risarcimento.  

Incoraggiare un clima di inclusione nell’impegno della comunità internazionale sulle questioni palestinesi. L’esperienza del passato dimostra che il prerequisito per il successo di ogni processo di pace è il senso di appartenenza tra coloro le cui vite e il cui futuro sono in ballo.

Infine, fare in modo che i rifugiati palestinesi possano essere ascoltati. Garantire loro la dignità del riconoscimento. Globalmente il peso demografico dei rifugiati palestinesi, la durata senza precedenti del loro spossesso e l’imperativo di offrire la protezione finale di una soluzione giusta e duratura sono tre ragioni trainanti del perché i rifugiati devono esprimere la loro opinione nel determinare il futuro della Palestina.    

Nella giornata mondiale del rifugiato, chiedo a tutte le parti coinvolte di considerare queste indicazioni nello sforzo di mettere al bando l’angoscia che colpisce le vite di milioni di rifugiati palestinesi. C’è ancora tempo e modo di rinvigorire la loro fiducia nel futuro.   

Gaza.

(Traduzione dall’inglese a cura di Francesca Cutarelli e Barbara Antonelli – Segreteria di Luisa Morgantini – Ufficio del Parlamento Europeo In Italia)

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