39° anniversario dell’incendio della Moschea di al-Aqsa, il Fronte islamo-cristiano lancia un nuovo allarme su Gerusalemme.

al-Aqsa Mosque Infopal. Giovedì 21 agosto. Oggi ricorre il 39° anniversario dell’incendio doloso alla Moschea al-Aqsa di Gerusalemme, avvenuto il 21 agosto del 1969.

L’incendio venne appiccato da un fondamentalista cristiano australiano che, con il suo gesto folle, intendeva accelerare il ritorno di Cristo, ma i sospetti che l’uomo fosse al soldo delle autorità israeliane si diffuse presto in tutta la Palestina.

La storia. Nella mattina del 21 di agosto di 39 anni fa, un incendio avvampò nella moschea di Al-Aqsa – sita nel luogo noto come "Spianata delle Moschee", che comprende anche la splendida Cupola della Roccia -, danneggiandone la parte sud-orientale. Quest’area è considerata sacra per tutti i musulmani del mondo, che la venerano da 1300 anni. L’incendio distrusse il minbar (pulpito) in legno e avorio antico (risaliva all’epoca del Saladino).

Appena appresa la notizia dell’incendio, la popolazione palestinese si precipitò per le vie della Gerusalemme araba a protestare. Pochi giorni dopo venne arrestato un turista, cittadino australiano, Dennis Michael Rohan, accusato di aver appiccato il fuoco.

Rohan era un fondamentalista Protestante, seguace della setta evangelica della "Chiesa di Dio": egli ammise che, con il suo gesto, sperava di avvicinare i tempi per il ritorno del Messia. Rohan aggiunse di aver agito "su comando di Dio", e citò a suo sostegno il Libro di Zaccaria. Il suo intento era quello di distruggere la Moschea di Al-Aqsa e di ricostruire il Tempio giudaico.

Ricoverato per disturbi mentali, venne poi rimandato in patria.

La ricorrenza e l’allarme. In occasione dell’anniversario di questa data dolorosa per i musulmani palestinesi e nel mondo, il Fronte Islamo-Cristiano di Gerusalemme ha indetto una conferenza stampa nei locali del ministero dell’Informazione, a Ramallah, durante la quale ha lanciato un nuovo accorato allarme sulla giudaizzazione in corso della Città Santa. Tra i relatori, sheikh Rajab at-Tamimi, Giudice supremo di Palestina e capo del Consiglio superiore giuridico islamico, l’Archimandrita ortodosso Attallah Hanna, rappresentanti di realtà locali e giornalisti.

Tamimi ha dichiarato che "Gerusalemme è a rischio": Israele ha in atto un piano che comprende la confisca di beni e terreni palestinesi, la demolizione delle case, il divieto di costruzione o di restauro di quelle vecchie, l’espulsione dei cittadini che da generazioni vivono in quell’area, la confisca delle carte di identità gerosolomitane, i lavori sotto la Moschea di al-Aqsa che ne stanno minacciando la stabilità e la rendono a rischio di distruzione, le colonie illegali, il Muro di Annessione, e molto altro ancora. Il progetto, caro già a Ben Gurion, 60 anni fa, prevede la totale giudaizzazione della Città Santa. Con l’occupazione di Gerusalemme, a seguito della Guerra dei Sei giorni, nel 1967, il disegno è in corso di attuazione. Nel silenzio internazionale e arabo, la Città, dai forti e storici caratteri arabi, sta diventando un’enclave ebraica dove cristiani e musulmani non sono ammessi.

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