4 novembre: festa delle forze armate. Non festa, ma lutto.

EDITORIALE. MOVIMENTO NONVIOLENTO: 4 NOVEMBRE 2006. NON FESTA MA LUTTO
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, Verona, tel.
0458009803, fax 0458009212, e-mail:
azionenonviolenta@sis.it, sito:
www.nonviolenti.org) riceviamo e diffondiamo]

4 novembre 2006: non festa ma lutto.
Il 4 novembre, ancora una volta, si "festeggia" la "vittoria" della prima
guerra mondiale del 1918, e si "onorano" le Forze armate italiane. Una
festa, voluta dal fascismo, che si rinnova di epoca in epoca, con i governi
democristiani, della prima e nella seconda repubblica, con il centro-destra
e con il centro-sinistra. Ogni anno, in ogni citta’, le autorita’ civili,
militari, religiose, si ritrovano tutte unite a legittimare eserciti e
guerre.
Ma la realtà storica ci dice che i veri costi umani di quella guerra
furono: Italia: 680.071 morti; 1.050.000 feriti di cui 675.000 mutilati.
Austria-Ungheria: 1.200.000 morti; 3.620.000 feriti. I morti di tutti i
paesi coinvolti furono quasi 10 milioni.
Il risultato per l’Italia fu poi il ventennio fascista. Queste le
conseguenze di una folle decisione voluta dal re e dal governo contro la
volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari), il re e il
governo uccisero, ferirono, mutilarono 2.405.000 italiani, contadini poveri,
e 4.820.000 austriaci e ungheresi, per conquistare all’Italia non solo terre
di popolazione italiana (che si potevano ottenere per via diplomatica, come
voleva Giolitti) ma anche terre di popolazione tedesca, come il Sudtirol.
Dunque quelle del 4 novembre sono manifestazioni nostalgiche e patriottarde per stringersi attorno alle Forze Armate, per proseguire la mistificazione degli eserciti che vengono presentati come portatori di democrazia o di pace.

Stiamo assistendo ad un arretramento culturale. Le parole perdono il loro significato. Non si dice più "carneficina di uomini", ma "intervento
militare per portare la pace". La guerra ormai è entrata nelle coscienze di
molti, per annullarle
.
Noi ricordiamo con rispetto e con pena profonda le vittime civili e militari
di tutte le guerre. Piangiamo tutti i morti delle guerre in Iraq, in
Afghanistan, in Libano, in Israele, in Palestina, in Cecenia, in Africa, in
Asia, siano essi civili o militari, uomini o donne, italiani o di qualsiasi
altra nazionalità.

Rende vero onore alle vittime soltanto chi lavora tenacemente per rendere illegittima ogni guerra ed escluderla dai mezzi della politica, per sciogliere tutti gli eserciti ed istituire i corpi civili di pace per una polizia internazionale sotto comando dell’Onu.
Questo significa la nostra posizione ed iniziativa nonviolenta: che non gli
eserciti assassini hanno diritto a render omaggio alle loro vittime, ma chi
alle guerre si oppone e quelle vite avrebbe voluto salvare; che solo chi è costruttore di pace e si batte affinché mai più ci siano guerre può
ricordare le vittime delle guerre senza offenderle ancora. E nel ricordo
delle vittime delle guerre corroborare un impegno di pace e di nonviolenza.
Noi pensiamo che perseverando in questa azione rigorosamente nonviolenta anno dopo anno riusciremo a rendere sempre più partecipate le nostre iniziative di memoria, e rendere sempre più evidente l’ipocrisia e
l’immoralità dei militari scandalosamente in festa innanzi alle tombe delle
vittime loro.

Noi pensiamo che il 4 novembre possa e debba diventare, da
oscena festa delle forze armate assassine, giornata di memoria e di impegno
per la pace, e celebrazione infine del superamento e quindi dell’abolizione
dell’istituzione militare.
Una sola è l’umanità, e solo la nonviolenza potrà salvarla

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